MappaLa notizia è trapelata un paio di giorni fa, ed oggi è apparso sul sito di Google un approfondimento. Manco a dirlo, c’è qualcosa che ci riguarda in particolare. Vediamo di cosa si tratta.

Partiamo dall’idea, che ovviamente possiamo tutti condividere: che un buon libro non si può certo apprezzare soffermandoci solo sulla copertina, bisogna leggerlo, ovvero bisogna “entrarci dentro”. Tutti noi (immaginiamo) conosciamo le potenzialità offerte da Google Maps, che con la sua funzione “Street View” consente di vedere le strade – fotografate dalle “mitiche” Google Car – fornendoci un supporto non indifferente quando cerchiamo non solo una “via”, ma un posto, e magari un ristorante, un bar, un locale, un albergo che intendiamo raggiungere. La vista da “fuori” è già interessante, ma spesso non sufficiente per valutare a fondo: un ristorante da fuori sembra carino, ma dentro avrà quell’atmosfera romantica che potrebbe essere ideale per festeggiare una data importante, o per fare colpo? Quell’albergo è adeguato per prenotare una stanza e passare un fine settimana piacevole? No, l’esterno non è certo sufficiente: meglio (molto meglio) di un puntino su una mappa, ma non sufficiente per una valutazione approfondita.

L’idea di Google è quindi corretta: se si vuole rafforzare l’informazione su un luogo di un’attività commerciale, perché non offrire una vista dall’interno? Pensate: si cerca “ristorante di pesce a Milano” si individua un posto, si sbircia da fuori e poi… toc toc… si entra dentro, virtualmente, e si esplora. Ci piace? Si prenota al volo e la bella serata è assicurata (anche se poi anche la vista dall’interno non può garantirci che quel pesce è fresco di giornata, oppure surgelato due mesi fa…). Però, diamine, che bella innovazione. Bella… ma la nostra (per chi scrive e per chi legge) posizione è leggermente diversa. Lo so cosa vi sta venendo in mente, perché prima di voi è venuta in mente a noi: ma… chi fa le foto?

Già… prima di poterle fruire sui server super potenti di Google, che integrano queste informazioni visuali alla miriade di informazioni che sono il “pane quotidiano” delle ricerche erogate dalla “GrandeG”, queste foto vanno prodotte, e non si possono certo fare con un approccio “turistico” (andiamo a spasso con la GoogleCar e scattiamo a raffica in tutte le strade): bisogna avere un’autorizzazione, bisogna entrare nei locali “armati” di fotocamera e cavalletto, e quindi l’approccio è più diretto, richiede il coinvolgimento e l’accettazione dello “shooting” da parte ell’esercente che deve farne richiesta a Google. Ok, la domanda che vi verrà immediatamente dopo è: ma questo è un servizio a pagamento? No, lo shooting è gentilmente (e gratuitamente) offerto da Google, basta farne richiesta. Dalle nostre parti, siamo ancora salvi: è iniziata l’attività per coprire USA, Giappone e Australia, quindi i fotografi italiani possono ancora sperare di farsi pagare per realizzare foto all’interno di aziende, negozi e locali. Ma l’argomento ha senso di essere valutato, e qual è il migliore luogo per farlo se non questo?

Ci siamo letti le FAQ di questo servizio, ancora agli esordi. Google parla espressamente dei “fotografi di Google” (allenati per realizzare eccellenti fotografie anche in situazioni con poca luce e in spazi ristretti… ragazzi: dicono proprio così!); si tratta di gente che quindi lavora a stretto contatto con loro per realizzare le fotografie (chi sono? dubitiamo che siano “dipendenti” di Google che nei momenti liberi si diletteranno a scattare immagini a ristoranti e hotel… c’è modo di essere inclusi in questa lista di collaboratori, nel caso? Non è dato sapere, ma proviamo ad approfondire).

Viene segnalato che lo shooting normalmente non dura più di un’ora, che viene fatto con una fotocamera digitale di alta qualità e un cavalletto, ma che non verranno usati luci ed accessori speciali, quindi il lavoro può continuare normalmente senza bloccare l’attività. I responsabili della location possono seguire il lavoro dei fotografi, ed eventualmente impedire la ripresa di alcune zone, se non sono soddisfatti di alcune foto possono chiedere di non inserirle on line, e possono anche (eventualmente) mandare proprie foto in sostituzione.

Siamo vicini ad un’ulteriore tormenta, che ci toglie fiato e spazio?  Difficile da dire: diciamo che l’idea di proporre alle aziende di realizzare servizi fotografici all’interno delle loro sedi è venuta a molti, e ad alcuni è anche venuto in mente di creare dei meccanismi e delle soluzioni da integrare all’interno dei servizi di Google. Di colpo, si scopre che questo territorio potrebbe non essere più  gestibile dai fotografi, spazzati via con prepotenza, come i bambini venivano mandati a letto dopo Carosello dai “grandi”. Al tempo stesso, forse invece questa proposta potrebbe rendere più “attuale” il nostro lavoro, che non è quello quantitativo ma qualitativo: quello che offre Google sembra davvero essere più una fototessera fatta al volo che non un “ritratto”, e su questo possiamo trovare forse una strada.

Prima che arrivi in Italia questa “idea”, ne passerà del tempo, e possiamo sfruttarlo a nostro vantaggio: proporre servizi ben fatti, ben strutturati, che possono servire a tante applicazioni e – in prospettiva – anche usarli su Google Places (questo è lo spazio che in futuro ospiterà queste immagini). Lo sappiamo che non è facile lottare con simili realtà, ma non dobbiamo farci prendere dallo sconforto, e non crediamo che rappresaglie (del tipo: ora faccio ricerche sul web solo con Bing, che è il concorrente di Google proposto da Microsoft) possano davvero dare qualche risultato sensato. Va ricordato che una delle sfide che Apple ha vinto è stata quella di vendere brani musicali in un mondo che la musica la scaricava gratis… quindi c’è spazio, se si riesce ad affrontare le situazioni con anticipo, intelligenza e con un approccio di marketing che noi andiamo predicando da anni.

La fotografia caratterizzata da una forte componente descrittiva-visuale di luoghi interessati a proporsi e mostrarsi in modo “virtuale” deve essere sempre più integrata alla “ricercabilità” in rete, con strumenti digitali che vanno dal computer al mobile ai nuovi devices (iPad e similari). Imparare a dominare questa tendenza può offrire eccellenti possibilità, bisogna prendere in considerazione:

1) Conoscenza profonda del web e delle logiche dei motori di ricerca (non a caso, abbiamo fatto seminari su questa tematica, che pochi forse hanno capito, e abbiamo attivato un canale su JumperPremium dedicato a questo argomento)

2) Metadati con geolocalizazione (Dati GPS), da inserire sempre: ci sono piccoli apparecchietti che ci permettono di rilevarli con esattezza, si possono anche rilevare dall’iPhone che abbiamo in tasca, oppure usare appositi software che consentono di abbinare località sulle mappe alle fotografie scattate: il problema è che un’indicazione generica (Milano…) non è sufficiente, dobbiamo lavorare in modo raffinato.

3) Essere propositivi, proponendo soluzioni semplici da comprendere nel loro valore qualitativo. Google dice che non servono luci, e voi proponete servizi che ne fanno uso. Google dice che ci si mette meno di un’ora, e voi proponete un servizio di una giornata. Google dice che le foto rimangono di loro proprietà (e quindi gli esercenti non possono certo usarli per altri scopi), e voi proponete soluzioni che siano più flessibili.

4) Inventatevi prodotti di comunicazione che sfruttano immagini e dati GPS per proporre nuove idee. Martedi e giovedi prossimo, sul palco della presentazione di Adobe CS5 lanceremo il progetto di una rivista che contiene anche informazioni utili per approfondire questo aspetto, quindi se volete partecipate e scoprite di più.

Per assurdo, questo movimento attorno alla fotografia che sta iniziando a proporre Google (davvero la notizia è freschissima, e quindi ancora sfruttabile pienamente da voi che ci leggete) può fare bene al settore, che mette in evidenza l’importanza della fotografia come strumento per promuoversi e per vendere i propri servizi ad un’utenza sempre più allargata, che non ci raggiunge da un “passaparola di amici”, ma che usa la rete come strumento di aggiornamento e di conoscenza, che vuole vedere con gli occhi quello che vuole scegliere. Pensateci, se credete che ha senso sfruttare l’onda, invece che borbottare arrabbiati, potreste anche trarne un bel vantaggio. Ma bisogna essere veloci, offrire alta qualità, stimoli, prospettive, idee. Insomma, dobbiamo ancora, malgrado tutto, fare bene il nostro lavoro (anzi, ancor meglio). Pensate che l’altro giorno il presidente della Nokia ha dichiarato che le reflex professionali smetteranno di avere senso perché i loro cellulari sono già di così alta qualità che rendono obsolete le fotocamere “pesanti e ingombranti”. Sono in tanti che parlano (a sproposito, come in questo caso: chissà se il presidente della Nokia sa di cosa sta parlando, se sa che le reflex possono montare obiettivi che non sono solo pesanti… ma che permettono di fare foto che nessun cellulare si può nemmeno immaginare, che la visione reflex offre un modo di fotografare che è unico, e che la qualità non è fatta da pixel, ma da troppi fattori difficili da comprendere per qualcuno che non ci capisce). Noi che di fotografia viviamo (e che l’amiamo e che la mangiamo da quando siamo piccoli) dobbiamo mostrare coi fatti cosa significa qualità… Qualcuno capirà…

33 responses

  1. Caro Luca ammiro il tuo ottimismo ma temo che ci sia poco da stare allegri…
    Tu dici che la prima domanda che ci facciamo e’ chi fa le foto,
    Io credo invece che la prima domanda da farci e’ chi paga quelle foto ?
    E di conseguenza, Perche’ esercenti imprenditori dovrebbero pagarci delle foto che gli verrebbero fatte gratis ?
    La qualita’? No proprio no.
    Internet = tutto gratis a qualita’ minima accettabile, questa e’ la realta’ che viviamo da 10 anni , e sara’ cosi per altri 10 anni almeno.
    Tuttavia un’opportunita’ di giocare d’anticipo, come tu suggerisci, potrebbe esserci solo se, come fotografi riuscissimo ad organizzare un’operazione coordinata a livello nazionale, offrendo un servizio fotografico standardizzato con un vantaggioso rapporto prezzo/qualita’, realizzando un archivio tale da poter essere interessante per google stessa cui probabilmente converrebbe piu’ acquistare foto ben fatte che rifarne di nuove.
    Ma te, pensi che noi fotografi siamo una corporazione di mestiere, tale da affrontare un progetto del genere???

  2. Caro Luca ammiro il tuo ottimismo ma temo che ci sia poco da stare allegri…
    Tu dici che la prima domanda che ci facciamo e’ chi fa le foto,
    Io credo invece che la prima domanda da farci e’ chi paga quelle foto ?
    E di conseguenza, Perche’ esercenti imprenditori dovrebbero pagarci delle foto che gli verrebbero fatte gratis ?
    La qualita’? No proprio no.
    Internet = tutto gratis a qualita’ minima accettabile, questa e’ la realta’ che viviamo da 10 anni , e sara’ cosi per altri 10 anni almeno.
    Tuttavia un’opportunita’ di giocare d’anticipo, come tu suggerisci, potrebbe esserci solo se, come fotografi riuscissimo ad organizzare un’operazione coordinata a livello nazionale, offrendo un servizio fotografico standardizzato con un vantaggioso rapporto prezzo/qualita’, realizzando un archivio tale da poter essere interessante per google stessa cui probabilmente converrebbe piu’ acquistare foto ben fatte che rifarne di nuove.
    Ma te, pensi che noi fotografi siamo una corporazione di mestiere, tale da affrontare un progetto del genere???

  3. Sono d’accordo con Luca Di Toscana.

    Sarebbe utile creare un gruppo di lavoro nazionale e creare un archivio di tutte le attività.

    Io ci sto!

    Buona serata.

  4. Sono d’accordo con Luca Di Toscana.

    Sarebbe utile creare un gruppo di lavoro nazionale e creare un archivio di tutte le attività.

    Io ci sto!

    Buona serata.

  5. Opportunità? Forse no, magari si…
    Serve uno sguardo molto ottimista e curioso. Il business fotografico continua a cambiare… Un po’ troppo rapidamente perchè sia facile per tutti coglierne le opportunità.
    Per quanto riguarda i fotografi sento molti colleghi in difficoltà, visto che monetizzare l’archivio è diventata una impresa estremamamente diffcile e complessa… Attirare nuovi clienti sempre più delicato.
    Comunque guardiamo al futuro con interesse e positività…

  6. Opportunità? Forse no, magari si…
    Serve uno sguardo molto ottimista e curioso. Il business fotografico continua a cambiare… Un po’ troppo rapidamente perchè sia facile per tutti coglierne le opportunità.
    Per quanto riguarda i fotografi sento molti colleghi in difficoltà, visto che monetizzare l’archivio è diventata una impresa estremamamente diffcile e complessa… Attirare nuovi clienti sempre più delicato.
    Comunque guardiamo al futuro con interesse e positività…

  7. Luca, ammiro la tua forza nel vedere ogni cosa con l’occhio dell’ottomista e ritengo sia l’unico modo per superare questo momento di grande innovazione e cambiamento che ha messo alle strette noi fotografi professionisti. E durerà almeno fino a che non riusciremo a trovare uno sbocco per la nostra professione, io credo fermamente (e il mondo che ci circonda lo conferma continuamente) che la fotografia o l’immagine in generale sarà sempre e ancora piu necessaria nella quotidianità del mondo moderno. Tuttavia devo ammettere che io la penso come Luca di Toscana relativamente alla domanda che si pone …… chi paga quelle foto? Infatti è questo il timore, la foto è sempre più necessaria ma il professionista sempre meno! Mi spiego con un esempio, immagino che quelle foto le paghi Google e certamente potrà ottenerle ……. diciamo per 100 euro …… forse anche meno, visto che si parla di 2 ore di lavoro! Noi fotografi che viviamo di questo mestiere, ovviamente non possiamo permetterci di applicare queste tariffe ma il mondo è pieno di amatori (anche bravi) disposti ad arrotondare il loro stipendio e nel contempo di presentarsi come professionisti inviati da Google …… questo a mio avviso significa LAVORO PERSO per noi! Google si tiene le foto, quindi la struttura non potrà ottenerle? ….. e chi vieta a quel fotografo di proporre qualche scatto in più in cambio magari di sole 50 euro da pagare? E quanti Albergatori o Ristoratori saranno attratti dall’opportunità di far fotografare i loro locali praticamente gratis? Quanti saranno quelli che invece preferiranno pagare i miei servizi qualche migliaio di euro (e parlo con cognizione di causa, perchè proprio questo è il mio lavoro) per avere probabilmente delle foto più belle che (garantisco) nella maggiorparte dei casi non sanno nemmeno valutare? Non voglio essere del tutto pessimista ma credo che anche questa cosa apra le porte ad un mondo di persone che arrotondano e lasci sempre meno spazio a chi di questo mestiere ci vuole vivere. Questa è la globalizzazione servizi per tutti a prezzi insostenibili ……. questo già lo vediamo i TV, nei negozo, nei servizi …… sempre meno professionalità e preparazione e sempre più approssimazione e pressapochismo ……. il pane delle grandi strutture multinazionali …… allora la domanda è sempre quella: Come può un singolo combattere tutto questo? ……. e non ditemi con la qualità, non regge! Abbiamo l’esempio di Istock, foto di ottima qualità pagate 1 dollaro quando un fotografo attraverso una normale agenzia non vende la stessa immagine se non a prezzi almeno 30/40 volte più cari! e non ditemi che è la quantità di download che fa la differenza …………….. non facciamo finta di non vedere che nelle tasche del fotografo finisce solo il 25% dei ricavi (una normale agenzia non da meno del 50%) ne va da se che per ottenere i ricavi che un tempo si ottenevano da un’agenzia, il fotografo deve avere su Istock non meno di 4.000 foto ma ne potrà caricare solo 15 alla volta (la settimana) e di queste se gli va bene solo la metà verrà accettata …… va da se che ci impiega almeno 4 anni per arrivarci ma con una costanza continua e una produzione continuativa (a suo costo naturalmente) inoltre ogni problematica relativa a modelli fotografati e luoghi è completamente sulle sue stalle ……. ma allora chi è che guadagna milierdi di dollari in tutto questo? …….. ancora una volta non chi lavora!
    in attesa di commenti ………….

  8. Luca, ammiro la tua forza nel vedere ogni cosa con l’occhio dell’ottomista e ritengo sia l’unico modo per superare questo momento di grande innovazione e cambiamento che ha messo alle strette noi fotografi professionisti. E durerà almeno fino a che non riusciremo a trovare uno sbocco per la nostra professione, io credo fermamente (e il mondo che ci circonda lo conferma continuamente) che la fotografia o l’immagine in generale sarà sempre e ancora piu necessaria nella quotidianità del mondo moderno. Tuttavia devo ammettere che io la penso come Luca di Toscana relativamente alla domanda che si pone …… chi paga quelle foto? Infatti è questo il timore, la foto è sempre più necessaria ma il professionista sempre meno! Mi spiego con un esempio, immagino che quelle foto le paghi Google e certamente potrà ottenerle ……. diciamo per 100 euro …… forse anche meno, visto che si parla di 2 ore di lavoro! Noi fotografi che viviamo di questo mestiere, ovviamente non possiamo permetterci di applicare queste tariffe ma il mondo è pieno di amatori (anche bravi) disposti ad arrotondare il loro stipendio e nel contempo di presentarsi come professionisti inviati da Google …… questo a mio avviso significa LAVORO PERSO per noi! Google si tiene le foto, quindi la struttura non potrà ottenerle? ….. e chi vieta a quel fotografo di proporre qualche scatto in più in cambio magari di sole 50 euro da pagare? E quanti Albergatori o Ristoratori saranno attratti dall’opportunità di far fotografare i loro locali praticamente gratis? Quanti saranno quelli che invece preferiranno pagare i miei servizi qualche migliaio di euro (e parlo con cognizione di causa, perchè proprio questo è il mio lavoro) per avere probabilmente delle foto più belle che (garantisco) nella maggiorparte dei casi non sanno nemmeno valutare? Non voglio essere del tutto pessimista ma credo che anche questa cosa apra le porte ad un mondo di persone che arrotondano e lasci sempre meno spazio a chi di questo mestiere ci vuole vivere. Questa è la globalizzazione servizi per tutti a prezzi insostenibili ……. questo già lo vediamo i TV, nei negozo, nei servizi …… sempre meno professionalità e preparazione e sempre più approssimazione e pressapochismo ……. il pane delle grandi strutture multinazionali …… allora la domanda è sempre quella: Come può un singolo combattere tutto questo? ……. e non ditemi con la qualità, non regge! Abbiamo l’esempio di Istock, foto di ottima qualità pagate 1 dollaro quando un fotografo attraverso una normale agenzia non vende la stessa immagine se non a prezzi almeno 30/40 volte più cari! e non ditemi che è la quantità di download che fa la differenza …………….. non facciamo finta di non vedere che nelle tasche del fotografo finisce solo il 25% dei ricavi (una normale agenzia non da meno del 50%) ne va da se che per ottenere i ricavi che un tempo si ottenevano da un’agenzia, il fotografo deve avere su Istock non meno di 4.000 foto ma ne potrà caricare solo 15 alla volta (la settimana) e di queste se gli va bene solo la metà verrà accettata …… va da se che ci impiega almeno 4 anni per arrivarci ma con una costanza continua e una produzione continuativa (a suo costo naturalmente) inoltre ogni problematica relativa a modelli fotografati e luoghi è completamente sulle sue stalle ……. ma allora chi è che guadagna milierdi di dollari in tutto questo? …….. ancora una volta non chi lavora!
    in attesa di commenti ………….

  9. Caro Luca (Pianigiani), concordo fondamentalmente con Luca di Toscana, e non per conterraneità (sono di Firenze e vivo a Campi Bisenzio), ma perché purtroppo mi riconosco nelle sue esperienze.
    Si creano sempre più opprtunità di lavoro “mordi e fuggi”, quindi adatte a chi fa questo lavoro in maniera mordi e fuggi, vedi fotoamatori vari, di cui non discuto la preparazione, ma la legittimità a fare questa attività in maniera remunerativa.
    Perché, sfruttando il “vulcanismo” della tua testa, insieme agli amici di TAU Visual, non ricominciamo invece una bella discussione su come ottenere delle forme di “protezione” per il nostro lavoro? Ci rendiamo conto che noi abbiamo solo obblighi, verso i clienti e le loro immagini (che vengono allegramente disattesi se le stesse persone vengono fotografate da fotoamatori!), verso il fisco che ha le sue esigenze, l’ I.N.P.S., verso i fornitori, chi ci affitta un fondo per lavorare, ecc. ecc. e poi? Chiunque arriva con qualche bella foto, o semplicemente ha avuto la fortuna di essere in quel posto dove è successa la tal cosa, si vede pubblicare foto, spesso nemmeno retribuite. E per favore, smettiamo di battere sempre sul discorso della qualità, e mi spiego meglio: lungi da me il voler dire che non serve, che non è necessaria, che se ne puo’ fare a meno. Non dico questo, verrebbe meno un caposaldo del nostro lavoro, ma in questo momento, in questo mercato, ci vuole altro: noi ci sforziamo di lavorare sempre meglio ma è come dare i confetti agli asini, i clienti non riconoscono la qualità e pensano solo a spendere meno.
    Dobbiamo convogliare una parte dei nostri sforzi nel proporre delle soluzioni di salvaguardia legale della nostra professione. Faccio piccoli esempi di cose di cui mi è capitato di parlare negli anni ma che purtroppo non hanno mai avuto un seguito, forse perché ognuno ha sempre cercato di coltivare il proprio orticello pensando di farcela da solo.
    Si potrebbe cominciare con l’obbligo ASSOLUTO della pubblicazione del nome dell’autore delle foto su qualsiasi tipo di pubblicazione commerciale (si, anche sulle foto delle bistecche dei dèpliant Esselunga o COOP, che magari son fatte dal grafico di turno che così ci soffia il lavoro), così da poter essere tracciabili. Mi direte “ma sono fesserie” e io vi rispondo che non è vero, che tra la quantità enorme di roba che ci arriva a casa molta è fatta da amatori, o direttamente interpellati, o che vendono le loro immagini ad agenzie (stock) che poi le reimmettono sul mercato.
    In ambito legale ad esempio anche la più piccola fesseria ha bisogno dell’intervento di un legale, è un mondo regolato da leggi che lo hanno “blindato” da ogni possibile incursione esterna. Ormai è così anche per gli idraulici e gli elettricisti: devi avere gli impianti certificati, e questo ha significato per queste categorie un bello schiaffo a chi lo faceva abusivamente. Se non facciamo così anche noi saremo spazzati via.
    Il fotoamatore che fa bellissime foto e le vuole vendere a chi le apprezza e vivere di questo, lo faccia pure, ma per favore si prenda una bella partita IVA da artista e non da fotografo. Questo gli consentirà di vendere opere d’arte a privati, aziende, enti o chicchessia, ma non gli consentirà di immettersi nel giro della foto “commerciale”, che è quella di cui tutti noi viviamo.
    Scusate la logorroicità, ma sentivo il bisogno di dire tutte queste cose, dispostissimo a continuare a parlarne.
    Sarò il 7 maggio all’Hotel Michelangelo alla tappa fiorentina della presentazione di Adobe CS5.
    Buona giornata a tutti.

  10. Caro Luca (Pianigiani), concordo fondamentalmente con Luca di Toscana, e non per conterraneità (sono di Firenze e vivo a Campi Bisenzio), ma perché purtroppo mi riconosco nelle sue esperienze.
    Si creano sempre più opprtunità di lavoro “mordi e fuggi”, quindi adatte a chi fa questo lavoro in maniera mordi e fuggi, vedi fotoamatori vari, di cui non discuto la preparazione, ma la legittimità a fare questa attività in maniera remunerativa.
    Perché, sfruttando il “vulcanismo” della tua testa, insieme agli amici di TAU Visual, non ricominciamo invece una bella discussione su come ottenere delle forme di “protezione” per il nostro lavoro? Ci rendiamo conto che noi abbiamo solo obblighi, verso i clienti e le loro immagini (che vengono allegramente disattesi se le stesse persone vengono fotografate da fotoamatori!), verso il fisco che ha le sue esigenze, l’ I.N.P.S., verso i fornitori, chi ci affitta un fondo per lavorare, ecc. ecc. e poi? Chiunque arriva con qualche bella foto, o semplicemente ha avuto la fortuna di essere in quel posto dove è successa la tal cosa, si vede pubblicare foto, spesso nemmeno retribuite. E per favore, smettiamo di battere sempre sul discorso della qualità, e mi spiego meglio: lungi da me il voler dire che non serve, che non è necessaria, che se ne puo’ fare a meno. Non dico questo, verrebbe meno un caposaldo del nostro lavoro, ma in questo momento, in questo mercato, ci vuole altro: noi ci sforziamo di lavorare sempre meglio ma è come dare i confetti agli asini, i clienti non riconoscono la qualità e pensano solo a spendere meno.
    Dobbiamo convogliare una parte dei nostri sforzi nel proporre delle soluzioni di salvaguardia legale della nostra professione. Faccio piccoli esempi di cose di cui mi è capitato di parlare negli anni ma che purtroppo non hanno mai avuto un seguito, forse perché ognuno ha sempre cercato di coltivare il proprio orticello pensando di farcela da solo.
    Si potrebbe cominciare con l’obbligo ASSOLUTO della pubblicazione del nome dell’autore delle foto su qualsiasi tipo di pubblicazione commerciale (si, anche sulle foto delle bistecche dei dèpliant Esselunga o COOP, che magari son fatte dal grafico di turno che così ci soffia il lavoro), così da poter essere tracciabili. Mi direte “ma sono fesserie” e io vi rispondo che non è vero, che tra la quantità enorme di roba che ci arriva a casa molta è fatta da amatori, o direttamente interpellati, o che vendono le loro immagini ad agenzie (stock) che poi le reimmettono sul mercato.
    In ambito legale ad esempio anche la più piccola fesseria ha bisogno dell’intervento di un legale, è un mondo regolato da leggi che lo hanno “blindato” da ogni possibile incursione esterna. Ormai è così anche per gli idraulici e gli elettricisti: devi avere gli impianti certificati, e questo ha significato per queste categorie un bello schiaffo a chi lo faceva abusivamente. Se non facciamo così anche noi saremo spazzati via.
    Il fotoamatore che fa bellissime foto e le vuole vendere a chi le apprezza e vivere di questo, lo faccia pure, ma per favore si prenda una bella partita IVA da artista e non da fotografo. Questo gli consentirà di vendere opere d’arte a privati, aziende, enti o chicchessia, ma non gli consentirà di immettersi nel giro della foto “commerciale”, che è quella di cui tutti noi viviamo.
    Scusate la logorroicità, ma sentivo il bisogno di dire tutte queste cose, dispostissimo a continuare a parlarne.
    Sarò il 7 maggio all’Hotel Michelangelo alla tappa fiorentina della presentazione di Adobe CS5.
    Buona giornata a tutti.

  11. Tutte cose vere e giuste. E la “provocazione” tempestiva e previdente come tutte le Jumper/ cose.
    Per partecipare con proposte: invece di invocare Albi o Corporazioni di …dubbia memoria (almeno per me)
    la parola d’ordine (concordo con P. Catucci) è chiarezza e trasparenza. Sempre il nome del fotografo e dell’agenzia in TUTTE le pubblicazioni. Che tra l’altro, se non è cambiato qualcosa (tutto cambia, sembra, in peggio) dovrebbe essere anche più o meno obbligatorio per motivi di PS. Non so se c’è sempre l’obbligo, ad es. per le tipografie di lasciare da parte copie dei manifesti per l’autorità di PS appunto. Ma ho notato, guarda caso, che ad es. i Comuni sono i primi ad “emettere” materiale anonimo fornito dai vari vassalli valvassini ecc che, magari, così, ricevono (al nero?) ricompensa per aver aiutato il signore di turno nell’ultima campagna elettorale. Gratis, ovviamente. Vuoi mettere. Così, senza nome di autore “sembra” fatto in casa.. Ma dai…
    No Catucci, hai ragione, NON SONO FESSERIE. E’ la stessa storia dello scontrino o ricevuta ecc… Metti tutto obbligatorio e trasparente. Ma….lo vorranno quelli che noi deleghiamo e poi non solo fanno leggi per rimanere al posto per sempre, ma anche ci dicono cosa fare perchè “il popolo ce lo chiede..”
    Buon lavoro e alla prossima
    (è la mia prima volta in un forum. Sono un pò emozionato, lo ammetto)

  12. Tutte cose vere e giuste. E la “provocazione” tempestiva e previdente come tutte le Jumper/ cose.
    Per partecipare con proposte: invece di invocare Albi o Corporazioni di …dubbia memoria (almeno per me)
    la parola d’ordine (concordo con P. Catucci) è chiarezza e trasparenza. Sempre il nome del fotografo e dell’agenzia in TUTTE le pubblicazioni. Che tra l’altro, se non è cambiato qualcosa (tutto cambia, sembra, in peggio) dovrebbe essere anche più o meno obbligatorio per motivi di PS. Non so se c’è sempre l’obbligo, ad es. per le tipografie di lasciare da parte copie dei manifesti per l’autorità di PS appunto. Ma ho notato, guarda caso, che ad es. i Comuni sono i primi ad “emettere” materiale anonimo fornito dai vari vassalli valvassini ecc che, magari, così, ricevono (al nero?) ricompensa per aver aiutato il signore di turno nell’ultima campagna elettorale. Gratis, ovviamente. Vuoi mettere. Così, senza nome di autore “sembra” fatto in casa.. Ma dai…
    No Catucci, hai ragione, NON SONO FESSERIE. E’ la stessa storia dello scontrino o ricevuta ecc… Metti tutto obbligatorio e trasparente. Ma….lo vorranno quelli che noi deleghiamo e poi non solo fanno leggi per rimanere al posto per sempre, ma anche ci dicono cosa fare perchè “il popolo ce lo chiede..”
    Buon lavoro e alla prossima
    (è la mia prima volta in un forum. Sono un pò emozionato, lo ammetto)

  13. Gigi, devo deluderti… non è ancora la tua “prima volta” su un Forum. Questo non è un forum, ma va benissimo per l’interazione e per “esserci”!

    Per tuttI. scusate l’assenza, siamo in chiusura del lavoro per domani per la presentazione della “rivista digitale” all’evento Adobe e non abbiamo il tempo di respirare. Mercoledi torniamo qui e commentiamo insieme le varie proposte ;-)

    Lasciamo per ora a voi la “baracca”: fatene buon uso e buon dialogo!

  14. Gigi, devo deluderti… non è ancora la tua “prima volta” su un Forum. Questo non è un forum, ma va benissimo per l’interazione e per “esserci”!

    Per tuttI. scusate l’assenza, siamo in chiusura del lavoro per domani per la presentazione della “rivista digitale” all’evento Adobe e non abbiamo il tempo di respirare. Mercoledi torniamo qui e commentiamo insieme le varie proposte ;-)

    Lasciamo per ora a voi la “baracca”: fatene buon uso e buon dialogo!

  15. Allora buon lavoro per la nuova rivista digitale che mi incuriosisce moltissimo e mi dispiace veramente di non riuscire ad essere presente ………… ma ci terrete aggiornati vero? spero che successivamente ci sarà modo di vederla anche per noi assenti.
    In bocca al lupo
    Federico

  16. Allora buon lavoro per la nuova rivista digitale che mi incuriosisce moltissimo e mi dispiace veramente di non riuscire ad essere presente ………… ma ci terrete aggiornati vero? spero che successivamente ci sarà modo di vederla anche per noi assenti.
    In bocca al lupo
    Federico

  17. Il discorso del “protezionismo” è vecchio; e non solo perché gira da tanti anni, ma soprattutto perché assolutamente superato dal fatidico mercato, dall’apertura delle frontiere, dall’avvento del web, dal disinteresse e dalla insofferenza del cliente per vincoli e cavilli.
    E’ una utopia, e sotto alcuni aspetti ciò è un bene.
    Se oggi tutti possono fare fotografie sufficienti per la maggior parte degli usi, è una svolta tecnologica e di costume, le corporazioni possono solo assistere impotenti.

    E, lieto di essere smentito, mi sembra che i fotografi non abbiano albi professionali in nessuna parte del mondo.

    Le risposte sono altrove, e purtroppo per molti di noi non saranno risposte belle. Il mondo cambia, lo ha sempre fatto, e sempre lo farà. Personalmente appoggio la posizione di Luca e di Tau Visual: solo alzando lo sguardo oltre i recinti, e qualificando in modo sempre più incisivo il nostro operato e la nostra comunicazione possiamo sperare di cavarcela.

    Ovviamente, solo la mia modesta opinione, nel rispetto massimo di quella altrui.

  18. Il discorso del “protezionismo” è vecchio; e non solo perché gira da tanti anni, ma soprattutto perché assolutamente superato dal fatidico mercato, dall’apertura delle frontiere, dall’avvento del web, dal disinteresse e dalla insofferenza del cliente per vincoli e cavilli.
    E’ una utopia, e sotto alcuni aspetti ciò è un bene.
    Se oggi tutti possono fare fotografie sufficienti per la maggior parte degli usi, è una svolta tecnologica e di costume, le corporazioni possono solo assistere impotenti.

    E, lieto di essere smentito, mi sembra che i fotografi non abbiano albi professionali in nessuna parte del mondo.

    Le risposte sono altrove, e purtroppo per molti di noi non saranno risposte belle. Il mondo cambia, lo ha sempre fatto, e sempre lo farà. Personalmente appoggio la posizione di Luca e di Tau Visual: solo alzando lo sguardo oltre i recinti, e qualificando in modo sempre più incisivo il nostro operato e la nostra comunicazione possiamo sperare di cavarcela.

    Ovviamente, solo la mia modesta opinione, nel rispetto massimo di quella altrui.

  19. Partecipo a questa discussione per dire “ci sono” ma non ho nulla da aggiungere agli interventi precisi ed esplicativi che condivido completamente di Luca di Toscana, Federico e Paolo Catucci.
    Aggiungo semplicemente (sulla citazione autore) che quando la settimana scorsa mi è capitato di vendere delle foto ed un video di cronaca per agenzie e tv svizzere, nel momento in cui ho chiesto nei patti la citazione dell’autore, ho sentito dall’altra parte del telefono uno stupore …. come dire… “ma certo, che novità? assolutamente!” … Mah! Beati loro.

    Saluti

  20. Partecipo a questa discussione per dire “ci sono” ma non ho nulla da aggiungere agli interventi precisi ed esplicativi che condivido completamente di Luca di Toscana, Federico e Paolo Catucci.
    Aggiungo semplicemente (sulla citazione autore) che quando la settimana scorsa mi è capitato di vendere delle foto ed un video di cronaca per agenzie e tv svizzere, nel momento in cui ho chiesto nei patti la citazione dell’autore, ho sentito dall’altra parte del telefono uno stupore …. come dire… “ma certo, che novità? assolutamente!” … Mah! Beati loro.

    Saluti

  21. E’ inutile, è come arrampicarsi sugli specchi, altro che ottimismo.
    E’ vero dobbiamo puntare sulla qualità, sulla professionalità, magari visto la fame che c’è in giro abbassare il prezzo.
    Il punto è che questo mestiere oggi lo si puoi fare solamente come obby, e cioè per arrotondare.
    Guardiamo sempre avanti, ma non ci accorgiamo dei morti che abbiamo dietro.
    Saluti

  22. E’ inutile, è come arrampicarsi sugli specchi, altro che ottimismo.
    E’ vero dobbiamo puntare sulla qualità, sulla professionalità, magari visto la fame che c’è in giro abbassare il prezzo.
    Il punto è che questo mestiere oggi lo si puoi fare solamente come obby, e cioè per arrotondare.
    Guardiamo sempre avanti, ma non ci accorgiamo dei morti che abbiamo dietro.
    Saluti

  23. Scusate l’insistenza, ma volevo rispondere a Sante Castignani che parla di protezionismo, o forse, più che rispondere, spiegarmi meglio: io non ho parlato di albi professionali o altro, ma semplicemente di chiarezza, almeno da un punto di vista fiscale. E’ vero che ho citato gli avvocati, e so benissimo che qui da noi sarebbe impossibile istituire un albo dei fotografi perché prima di tutto andrebbe individuato un percorso di studi pubblici che darebbe il diritto di ambire all’introduzone in questo albo, ma ho anche indicato un’altro modello da perseguire, molto più “plebeo” se volete, ma senza voler denigrare nessuno: il fatto che un impianto elettrico vada certificato da chi lo esegue, il quale è persona autorizzata a certificarlo, ha permesso agli elettricisti di eliminare una larga sacca di nero in quel settore, per il semplice motivo che ci vuole la “firma” di un autorizzato ad eseguire quel lavoro. Nel nostro caso l’essere autorizzati puo’ consistere semplicemente nell’essere titolari di una ditta (individuale o no) operante nel nostro settore: non mi sembra di aver messo paletti o barriere. Io dico: chiunque puo’ fare questo lavoro, ma alla luce del sole, in maniera ufficiale e pulita, senza sotterfugi. Perché in fotografia non si vive di solo Vogue, mega campagne pubblicitarie, Calendari Pirelli e compagnia cantante, ma anche di un “sottobosco” enorme di attività che per negligenza nostra è sempre stato lasciato perdere, quindi preda di dopolavoristi più o meno bravi e preparati, ma sempre dopolavoristi. Questo forse anche perché nei decenni precedenti le maggiori associazioni di fotografi professionisti sono sempre state composte da grandi personaggi che lavoravano ad altissimo livello, quindi le problematiche del lavoro son sempre state considerate quelle legate all’editoria, alla grande pubblicità, all’advertising di grande livello, trascurando o considerando minori le problematiche di chi però costituisce la stragrande maggioranza del movimento.
    La conseguenza di questo è che in questo mestiere se diventi famoso fai la bella vita, se non lo diventi non arrivi nemmeno alla fine del mese, finendo per abbandonare la professione, magari coltivandola come seconda attività e campando d’altro.
    Invece io credo che se fossimo difesi dall’abusivismo ci sarebbero grandi spazi per vivere dignitosamente facendo questo mestiere anche magari senza avere il talento di Toscani, o di Avedon o di Berengo Gardin o di chi volete voi, ma semplicemente facendo onestamente il proprio lavoro senza dover battere la concorrenza di chi parte sempre con mezza pista di vantaggio, non dovendo necessariamente campare di questo.
    Ancora buona giornata, spero di conoscere qualcuno di voi il 7 maggio a Firenze. Perché non ci mettiamo un cartellino con un identificativo, così magari ci riconosciamo e continuiamo a parlarne a voce?

  24. Scusate l’insistenza, ma volevo rispondere a Sante Castignani che parla di protezionismo, o forse, più che rispondere, spiegarmi meglio: io non ho parlato di albi professionali o altro, ma semplicemente di chiarezza, almeno da un punto di vista fiscale. E’ vero che ho citato gli avvocati, e so benissimo che qui da noi sarebbe impossibile istituire un albo dei fotografi perché prima di tutto andrebbe individuato un percorso di studi pubblici che darebbe il diritto di ambire all’introduzone in questo albo, ma ho anche indicato un’altro modello da perseguire, molto più “plebeo” se volete, ma senza voler denigrare nessuno: il fatto che un impianto elettrico vada certificato da chi lo esegue, il quale è persona autorizzata a certificarlo, ha permesso agli elettricisti di eliminare una larga sacca di nero in quel settore, per il semplice motivo che ci vuole la “firma” di un autorizzato ad eseguire quel lavoro. Nel nostro caso l’essere autorizzati puo’ consistere semplicemente nell’essere titolari di una ditta (individuale o no) operante nel nostro settore: non mi sembra di aver messo paletti o barriere. Io dico: chiunque puo’ fare questo lavoro, ma alla luce del sole, in maniera ufficiale e pulita, senza sotterfugi. Perché in fotografia non si vive di solo Vogue, mega campagne pubblicitarie, Calendari Pirelli e compagnia cantante, ma anche di un “sottobosco” enorme di attività che per negligenza nostra è sempre stato lasciato perdere, quindi preda di dopolavoristi più o meno bravi e preparati, ma sempre dopolavoristi. Questo forse anche perché nei decenni precedenti le maggiori associazioni di fotografi professionisti sono sempre state composte da grandi personaggi che lavoravano ad altissimo livello, quindi le problematiche del lavoro son sempre state considerate quelle legate all’editoria, alla grande pubblicità, all’advertising di grande livello, trascurando o considerando minori le problematiche di chi però costituisce la stragrande maggioranza del movimento.
    La conseguenza di questo è che in questo mestiere se diventi famoso fai la bella vita, se non lo diventi non arrivi nemmeno alla fine del mese, finendo per abbandonare la professione, magari coltivandola come seconda attività e campando d’altro.
    Invece io credo che se fossimo difesi dall’abusivismo ci sarebbero grandi spazi per vivere dignitosamente facendo questo mestiere anche magari senza avere il talento di Toscani, o di Avedon o di Berengo Gardin o di chi volete voi, ma semplicemente facendo onestamente il proprio lavoro senza dover battere la concorrenza di chi parte sempre con mezza pista di vantaggio, non dovendo necessariamente campare di questo.
    Ancora buona giornata, spero di conoscere qualcuno di voi il 7 maggio a Firenze. Perché non ci mettiamo un cartellino con un identificativo, così magari ci riconosciamo e continuiamo a parlarne a voce?

  25. @ Giovanni:

    caro Giovanni, il tuo esempio è perfetto, perché individua una delle categorie che godono di una certa tutela, ma ti sei chiesto perché? Credi che scopo del legislatore fosse quello di combattere gli elettricisti abusivi, o piuttosto inchiodare a una responsabilità civile e penale chi non rispetta un rigido protocollo di sicurezza nella esecuzione del proprio lavoro? Dove c’è di mezzo la sicurezza è normale che si richiedano patenti e patentini; ma dove c’è di mezzo la creatività, chi può impedire a un fotoamatore di caricare immagini su un sito di stock (e “rubare” quindi lavoro ai pro dell’archivio) magari domiciliato in altra nazione con altre norme fiscali, o di fotografare il matrimonio dell’amico, o di vedersi chiedere da una agenzia immagini pubblicate per hobby su Flickr, ecc?

    Ai tempi del fascismo c’era una normativa che sorvegliava molto strettamente l’operato dei fotografi, ma lo scopo era quello di controllare che non fotografassero cose non gradite, e poterli rintracciare di conseguenza.

    Oggi un cittadino europeo qualunque può venire ad operare in Italia, e sarebbe bizzarro (oltre che credo non praticabile) accoglierlo con una giungla di pastoie burocratiche; arriva un professionista straniero, che fai, non lo fai lavorare perché non è iscritto alla lista degli “ufficiali”?
    La strada sarebbe un’altra: chiunque ottenga un reddito non dichiarato andrebbe perseguito attraverso i normali canali di polizia finanziaria, agenzia delle entrate, ecc.
    Sai quante volte nelle associazioni di categoria abbiamo bussato a questa porta, e conosci i risultati: questi non hanno tempo per i mafiosi, figurati per i ferrovieri con l’hobby della fotografia…

  26. @ Giovanni:

    caro Giovanni, il tuo esempio è perfetto, perché individua una delle categorie che godono di una certa tutela, ma ti sei chiesto perché? Credi che scopo del legislatore fosse quello di combattere gli elettricisti abusivi, o piuttosto inchiodare a una responsabilità civile e penale chi non rispetta un rigido protocollo di sicurezza nella esecuzione del proprio lavoro? Dove c’è di mezzo la sicurezza è normale che si richiedano patenti e patentini; ma dove c’è di mezzo la creatività, chi può impedire a un fotoamatore di caricare immagini su un sito di stock (e “rubare” quindi lavoro ai pro dell’archivio) magari domiciliato in altra nazione con altre norme fiscali, o di fotografare il matrimonio dell’amico, o di vedersi chiedere da una agenzia immagini pubblicate per hobby su Flickr, ecc?

    Ai tempi del fascismo c’era una normativa che sorvegliava molto strettamente l’operato dei fotografi, ma lo scopo era quello di controllare che non fotografassero cose non gradite, e poterli rintracciare di conseguenza.

    Oggi un cittadino europeo qualunque può venire ad operare in Italia, e sarebbe bizzarro (oltre che credo non praticabile) accoglierlo con una giungla di pastoie burocratiche; arriva un professionista straniero, che fai, non lo fai lavorare perché non è iscritto alla lista degli “ufficiali”?
    La strada sarebbe un’altra: chiunque ottenga un reddito non dichiarato andrebbe perseguito attraverso i normali canali di polizia finanziaria, agenzia delle entrate, ecc.
    Sai quante volte nelle associazioni di categoria abbiamo bussato a questa porta, e conosci i risultati: questi non hanno tempo per i mafiosi, figurati per i ferrovieri con l’hobby della fotografia…

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