Google ha appena annunciato un accordo con Twitter per rendere possibile la ricerca in tempo reale tra i sempre più dilaganti “status updates” del social network di maggiore tendenza, e sembra così rispondere non soltanto al lancio di un servizio analogo del motore di ricerca di Microsoft, Bing, ma anche all’acuto articolo che Clive Thompson scriveva per il numero di ottobre di Wired USA.

Il giorno della scomparsa di Michael Jackson, tutto il mondo (non senza una qualche morbosità) era di fronte al computer in cerca di notizie aggiornate ed affidabili sulla vicenda, ma era inutile sperare di trovare qualcosa su Google, a parte il sito ufficiale e una serie di contenuti sull’artista, già ben radicati in Rete per popolarità e ranking… perché è così che Google funziona, indicizzando e riportando come risultati delle ricerche quei contenuti che nel tempo sono diventati popolari ed apprezzati. Ma era su Twitter che correva l’informazione live, attimo dopo attimo, che anche se frammentaria e fatta spesso di informazioni non verificate sapeva dare un quadro della situazione. Thompson auspicava così un web in tempo reale opposto ad un web vecchio, incapace di rappresentare la velocità ed immediatezza della comunicazione a cui ci stiamo abituando sempre più. Ed è arrivato.