Dopo qualche giorno dall’uscita “pubblica” di Jumper.it nella sua nuova “veste”, abbiamo ricevuto molti commenti, positivi e critici. La maggior parte delle critiche riguardavano la “difficoltà” della leggibilità del testo in “negativo“, quindi bianco su fondo nero. Pochi hanno notato i veri motivi di cambiamento, che erano di tipo “funzionale”: ora le ricerche su tutto il sito funzionano meglio, l’aggregazione delle varie sezioni in un unico “contenitore di notizie” rende possibile la ricerca con logica complessiva, cosa che prima non si poteva fare. Tutto è ora più elegante e preciso, e così via… ma la discussione si è concentrata sul colore e sulla difficoltà di lettura. Va bene, i commenti servono proprio a questo: Jumper, così come lo intendiamo, è qualcosa di “noi tutti”, e quindi può adattarsi e mutare in funzione delle esigenze, specialmente se queste sono richieste semplici, che non influiscono sui concetti di base, su quello che per noi è fondamentale. Per fortuna, sui punti essenziali, siamo d’accordo, e quindi eccoci, in livrea bianca.

Permetteteci, però, di essere leggermente preoccupati, e per farlo vi proponiamo un commento fatto da un importante disegnatore di font (che ha creato Emigre, una delle maggiori “fonderie” di caratteri digitali al mondo). In un’intervista, diceva qualcosa che mi è rimasto in mente: non esiste, come molti credono, dei caratteri più o meno “leggibili”, esiste solo l’abitudine a vederne alcuni che li rende più leggibili agli occhi degli osservatori. Come dire che la “capacità di lettura” non è in quello che si espone, ma in quello che si è abituati a vedere. Seguendo questo approccio, appare evidente che siamo più abituati a vedere e leggere una scritta nera su fondo bianco, che non viceversa. Al tempo stesso, però, se siamo persone che di professione “guardano” e che vogliono essere allenate a tutte le forme visuali, allora… il fatto che ci sia difficile leggere delle scritte bianche su nero – considerando che i monitor moderni non sono quelli di dieci anni fa, e che quindi il loro contrasto, la loro luminosità e la loro nitidezza sono eccezionali – significa che ci manca un po’ di allenamento. Non è grave, e qualcuno dirà: in ogni caso, se si può rendere più facile la vita delle persone, meglio no? Vero, e così abbiamo fatto; rimane che il fondo nero era più bello.

Viva la sostanza, però cerchiamo di non sposare le “cause ovvie”, altrimenti dobbiamo (dovremmo) applicare questo anche nel lavoro quotidiano di fotografi e di creativi, e questo porterebbe ad un impoverimento di tutte quelle forme originali, a volte trasgressive o difficili da interpretare, che portano verso la genialità e verso l’evoluzione, nostra e della specie ;-)

In ogni caso, tranquilli: vi vogliamo bene lo stesso… anche in bianco!