Da Reverie di Laforet alla Canon R5 di McKinnon: 11 anni di storia in movimento…

canon R5_considerazioni

Inutile dire che la novità della settimana è stata la presentazione di Canon delle sue tanto preannunciate R5 e R6, mirrorless che segnano, di sicuro, un punto di non ritorno: dopo questa presentazione, siamo totalmente convinti che il mondo delle reflex è alla battuta di arresto; a parte pochissimi campi di altissima specializzazione che ancora possono richiedere la visione reflex dal punto di vista puramente tecnico, possiamo aggiungere che, certo, ci saranno ancora gli appassionati (anche molti) che ameranno ancora questo tipo di scelta “vintage”, così come ci sono ancora quelli che amano le fotocamere a pellicola, ma i giochi sono fatti e presto farà sorridere pensare che si potesse – a livello professionale – non vedere il risultato esatto delle immagini nel momento stesso in cui si sta decidendo di scattare. Ma il tema in questo caso non è legato alle mirrorless, su cui sinceramente non abbiamo più nulla da dire, ma sulle prestazioni massime.

Prendiamo in considerazione i “muscoli” del modello R5, perché è quello di riferimento, perché l’R6 è, di fatto, una versione depotenziata, probabilmente adeguata a chi non ha bisogno di prestazioni estreme, ma – secondo noi – scegliere questo secondo modello chiude la porta a tutto quello che, di nuovo, davvero rappresenta questa evoluzione, e il motivo sarà solo quello di un risparmio certamente importante (prezzi ufficiali in Italia per la R5: € 4.709,99, per la R6 € 2.829,99), che portiamo però a valutare con attenzione: le differenze si hanno con il modello R5.

Lo sappiamo che la R5 è, nella testa dei fotografi, “ancora” una fotocamera che fa video, ma non è così: siamo dell’opinione che se la pensate come ad una fotocamera, allora forse dovreste riflettere, e anche se la pensate come ad una videocamera che fa anche foto… siete sulla strada sbagliata. E’ una (togliete prefisso) CAMERA, non certo l’unica, ma diciamo la più “contemporanea” in questa filosofia allo stato attuale, che unisce foto e video, e che permette di scattare (con otturatore elettronico) raffiche di 20 fotogrammi a 45 megapixel 8192×5464 nel formato 4:3 ma che consideriamo privo di senso, preferendo certamente il rapporto 16:9, che è di 8192×4608: questa è la finestra del mondo che conta e a questa dobbiamo fare riferimento. Bene, 20 fps non è “una raffica”, è… un video (un po’ lento, ok, considerando che il cinema lavora a 24 fps) da 16k. Direte (sì, se ne dicono tante) che non esistono schermi da 16k, già quelli da 8k sono pochissimi… ma non è vero, perché esistono schermi che si uniscono che possono creare pareti e spazi immersivi che prevediamo verranno sempre più usati per creare nuove esperienze visuali e multimediali.

Ma passiamo alla ripresa “video vera”, che la R5 può realizzare internamente in full frame (no crop) 8k Raw (29,97p/25,00p/24,00p/23,98p), campionamento 4:2:2, MOV fino a 2600 Mbps (il bitrate è un parametro importante anche se spesso sconosciuto se non si è propriamente esperti di video), è possibile estrarre un’immagine fissa JPEG da 35.4 megapixel da un filmato 8K DCI e un’immagine fissa JPEG da 33.2 megapixel da un filmato 8K UHD. Se ci si limita al “solo” 4K, si può lavorare con il formato MOV: 4K – DCI 4096×2160 o UHD 3840×2160, UHD a 100 fps o 119,9 fps (quindi possibile uno slow motion a 1/4 della velocità).

Nel film di test di Peter McKinnon (videomaker che ha il ruolo che ha avuto – e che cita con giusto rispetto – Vincent Laforet con Reverie, primo video realizzato con la “mitica” Canon 5D Mark II che ha di fatto aperto l’era della ripresa video con le reflex) ci sono 11 anni di storia. Reverie è stato pubblicato infatti il 15 Ottobre 2008 e da quel giorno è stato visto da 157.345 persone; quello di McKinnon il 9 luglio 2020 (al momento, dopo due giorni 273.150 visualizzazioni), e questo confronto ci regala un quadro estremamente nitido di quello che è successo, in un istante, vissuto di fretta, dove i cambiamenti sono stati così forti eppure passati così in sordina. Se vi (ri)gustate il video storico di Laforet, vi sembrerà di guardare quello che potrebbe essere l’esperienza di una televisione a tubo catodico del secolo scorso, da tutti i punti di vista. Da un lato (2008) un full HD che giocava con un grande sensore per creare effetti di bokeh dove l’effetto diventava forse (alla luce di oggi) fin troppo linguaggio e “argomento”, anche se al tempo stesso ancora oggi non solo è apprezzabile, ma anche più vicino al nostro modo di “pensare”, la resa dal gusto cinematografico, emozionale, narrativo e non solo “di perfezione tecnica” che esce dal filmato di McKinnon, che in tutto ha questo approccio da YouTuber un po’ sbruffone e sicuro di sé, dove quello che conta sono i numeri e “il sapore del successo”, dove arte e creatività si perdono (anzi, non si trovano) per far vincere l’approccio del consumismo visivo: tra dieci anni, il video di Laforet ce lo ricorderemo ancora, quello di McKinnon lo dimenticheremo tra 10 giorni e il titolo del video già ne posiziona il suo ruolo: quello di essere una “demo tecnica” della R5, e non una interpretazione creativa.

Oggi, comunque, la resa di questo ultimo video della R5 fa capire la maturità degli strumenti che ci viene proposta – considerando la svalutazione – allo stesso prezzo (se non sbagliamo, la Canon 5d Mark II al momento della sua presentazione veniva proposta a circa 3500 euro). Dal punto di vista del mercato, qualcuno dirà, è cambiato tutto, ma non pensiamo che tutto sia stato negativo, e in particolare pensiamo che 11 anni fa per un fotografo era difficile “spogliarsi” dal ruolo di “solo fotografo”, e appariva quasi sempre poco credibile nel ruolo di videomaker, ma oggi non è più così, anzi: si chiede ad un professionista dell’immagine di proporre una gamma di soluzioni integrate e ad ampio respiro, quindi una scelta tecnologica di questo tipo apre molte più opportunità di quelle che si immaginavano prima. E, specialmente, il confronto ora è con quell’ambito di videocamere come le meravigliose RED, che hanno sempre avuto costi davvero fuori portata per utenti non in grado di proporsi a livello molto alto. Di fatto, si può ottenere un risultato incredibile, ad un prezzo coerente con gli investimenti di una struttura come quella di un singolo fotografo.

Ci sono ancora un po’ di cose da dire, su questa evoluzione. Prima di tutto: a chi serve un 8K? Prima parlavamo di 16K su scatti fotografici scattati a raffiche di 20fps, e abbiamo anticipato la stessa domanda, ma a chi serve “anche solo un 8k”, se nessuno ha uno schermo 8k? Vero, e sarà ancora così per parecchio, ma è come dire: perché usare una “camera” da 20, 30, 50 milioni di pixel se poi si fanno foto che finiscono sul web a meno di 1 MPixel? “Forse” perché la qualità di partenza deve essere superiore a quella del media che lo ospiterà alla fine; perché, se non fosse così, che senso avrebbe scattare in RAW quando poi servirà un Jpg? Oppure perché un video MOV con un bitrate da 2600 Mbps quando poi si pubblicherà su YouTube (guardate pure questa tabella e prestate attenzione al fatto che su YT si parla di Kbps e non Mbps!) che accetterà un millesimo di questo valore o, nel caso migliore, un centesimo? Un video in 8K permette di “tagliare” l’inquadratura, evita di avere bisogno di una focale doppia, e di uscire in 4K senza alcuna perdita, ma Canon informa anche che chi ha bisogno della massima qualità 4K, può usare la modalità 4K HQ con frame rate fino a 30p con oversampling per filmati 8K. Nella pratica, un “4k migliore”. Quindi avere un 8k è utile, giusto, importante, almeno quanto usare il RAW, almeno quanto usare apparecchi con altissime risoluzioni… altrimenti scattiamo pure tutti con l’iPhone ;-)

Un’ultima considerazione in parte è stata già accennata, ma ci torniamo ora in modo più chiaro, perché è importante. Quella della R5 (e R6, e varie ottiche e una stampante), è stata la prima presentazione “virtuale” di Canon, per ovvi motivi di “periodo”. Bene, da un lato è impressionante che la presentazione video (questo) di una fotocamera super professionale (non come il “Pro” suffisso dell’iPhone o degli altri smartphone) abbia avuto ben 97.366 visualizzazioni e 2641 Like (in realtà i like sono pochini rispetto al numeri di views…), ma il video di presentazione Canon R5 Hand-on (tra le mani) di Peter McKinnon sia stato visto invece da 622.441, con oltre 30 mila like. Il primo è durato 1 ora (poi ci sono stati degli approfondimenti che sono stati visti da un numero nettamente inferiore), il secondo 13 minuti, il primo – malgrado l’importanza storica e il dispiego di fondi crediamo pressoché infiniti di una multinazionale come Canon sia stato un esempio di “un vecchio modo di comunicare”, di qualità video scarsa, con interviste ai manager con inquadrarture del viso laterale e sguardo nel vuoto come si faceva 20 anni fa; il secondo, quello di McKinnon, con ritmo, uso di LUT ad effetto drammatico, tagli e interventi di grafica, come uno youtuber da quasi 5 milioni di iscritti al canale sa fare. Su questo, le aziende (che devono fare comunicazione, a partire da quelle che vendono prodotti per la comunicazione visiva) e ovviamente tutti i professionisti della comunicazione (fotografi, videomaker, eccetera) dovrebbero riflettere: il successo non si fa solo con gli strumenti… oggi diciamo ANCHE con strumenti eccezionali come questi (e ovviamente ne vedremo delle belle, e a breve, da altre aziende: l’era è solo iniziata), ma non si può essere moderni senza essere… moderni di testa.