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Al fuoco al fuoco. La fotografia è vicina ad una nuova rivoluzione di "lessico"?

Un paio di anni fa, ha fatto scalpore una tecnologia chiamata Lytro, ne abbiamo (ovviamente) parlato in questo spazio appena uscita (qui il post). Questa “nuova idea” prometteva, e in parte ha mantenuto tale promessa, di consentire uno scatto con molteplici punti di messa a fuoco, che permettono quindi all’utente/fruitore dell’immagine di selezionare il punto di interesse dell’immagine (fissa, quindi una “fotografia”) e di vederla perfettamente a fuoco. Il “difetto” di questa tecnologia è da ricercare nel prodotto che ne è derivato, uno “scatolotto” dall’usabilità discutibile e dal costo insensato: circa 400 dollari per un compattina scomoda che serve solo a fare questo tipo di foto la rende solo una curiosità per molti e un’improbabile acquisto da parte di “quasi tutti”, specialmente per i professionisti, che non solo non possono ottenere una qualità sensata per un servizio fotografico d’effetto, ma si sentirebbero davvero a disagio a fare delle foto per lavoro con un apparecchietto che sembra (è) solo un giocattolo.

Il tempo è passato, e questa idea però ha trovato nuove strade, forse influenzate dal gossip che ha svelato all’epoca l’interessa da parte di uno Steve Jobs nei suoi ultimi mesi di vita per questa tecnologia, forse (probabilmente) per integrarla nei device mobili di Apple (della serie… seguire l’istinto di chi aveva senza dubbio istinto). In ogni caso, sono state molte le tecnologie che si sono affacciate sul mercato, in grado di realizzare simili effetti, e proprio in queste ultime settimane c’è stato un proliferare di notizie e annunci che portano a pensare che siamo vicini ad una svolta concreta, che qualcosa davvero potrebbe presentarsi sul mercato con un impatto più importante. Alcune notizie che abbiamo raccolto (da buoni certosini della ricerca di notizie), sono:

Focus Twist

Un’app che permette “sostanzialmente” di fare quello che fa una Lytro, ma costa solo 1,79 euro (quindi una spesa “sostenibile” anche solo per capire il concetto e le potenzialità) da usare su iPhone e su iPad (è un’app per iPhone, quindi si vede su iPad piccola o “ingrandita”, ma funziona lo stesso). Richiede di posizionare l’iPhone su un treppiede (ci sono moltissimi supporti che permettono di bloccare il cellulare su un treppiede) per evitare uno spostamento della posizione della ripresa durante i vari scatti che vengono fatti (uno per ogni piano di messa a fuoco) e poi viene salvata o sul web (qui un esempio fatto dal sottoscritto solo per giocare… ma che rende abbastanza), oppure sui social network.

Nokia investe nella tecnologia Pelican

E’ notizia di qualche giorno fa: Nokia, che vuole mantenere e rafforzare il suo primato nel settore della fotografia “Mobile” (è, al momento, il sistema di maggiore qualità, almeno sulla carta, grazie al sistema PureVision), ha investito in una tecnologia molto promettente della società Pelican, che promette un effetto simile a quello descritto, ma più flessibile e comodo da usare, perché usa 16 microlenti che scattano contemporaneamente immagini con messa a fuoco differente per ogni piano della scena inquadrata. Questo significa che non si realizzano scatti multipli, che non serve un treppiede e che il momento di scatto avviene esattamente come con una fotocamera tradizionale. Possiamo quindi aspettarci a breve un nuovo smartphone della serie Lumia con questa caratteristica, staremo a vedere…. nel frattempo, se volete, date un’occhiata al sito di Pelican.

Adobe Photoshop (sneak preview)

Adobe in queste settimane sta presentando una serie di video “Sneak preview”, ovvero di “assaggio” di nuove tecnologie, e questo storicamente si intensifica quanto più vicini siamo a nuovi importanti annunci (occhi puntati e orecchie all’erta…). Un paio di settimane fa è stato presentato il video che riportiamo qui sotto, molto interessante perché anche lui, pur non mostrando e spiegando molto, punta l’attenzione su questa idea. E’ quindi sicuro che il nuovo Photoshop si proporrà come soluzione per questa tecnologia. Date un’occhiata e… ci rivediamo tra poco su questi schermi.

Potremmo proseguire, ma crediamo che sia sufficiente per capire che tante coincidenze si stanno trasformando in “Prove”: succederà qualcosa di grande in questo settore, e quello che importa non è tanto la tecnologia (oggettivamente, sono cose che si potevano fare da molto tempo, noi stessi abbiamo fatto varie sperimentazioni su iPad di questi effetti, e a breve pubblicheremo dei video su JumperPremium per spiegare come farlo, sia in ambito Tablet, smartphone che in HTML, quindi usabile su qualsiasi tipo di device e computer). Quello su cui vale la pensa soffermarsi è l’argomento “lessico” e potenzialità di comunicazione. Perché comporre immagini che lascino all’utente la possibilità di scegliere o variare la messa a fuoco e quindi “il focus” della scena impone una riflessione sul come creare le immagini, e le attenzioni da prestare. Per esempio:

1) Il passaggio di fuoco consente di “raccontare” una storia, di permettere all’utente di scoprire due momenti “dello stesso istante”, e quindi creare un percorso simile a quello che si potrebbe fare con un passaggio di fuoco in un video o nel cinema… con la differenza che la regia passa da essere determinata da chi realizza il film all’utente finale dell’immagine. Dobbiamo quindi prevedere l’effetto e i tempi variabili che il fruitore determinerà dalla sua interattività (dito o mouse che si posiziona prima su una scena e poi sulle altre);

2) Lo sfuocato esiste, ma è variabile: spesso lo sfuocato (e la sua “plasticità”, termine spesso impropriamente usato nei forum di appassionati di fotografia, spesso per autoconvincersi di dover spendere fin troppi soldi in fotocamere e obiettivi costosi) viene usato come linguaggio, ma in questo caso dobbiamo prevedere la resa della stessa immagine quando questo elemento di sfuocato varia. Una bella foto potrebbe diventare una “pacchianata”… Dobbiamo avere un controllo della scena molto elevato;

3) Primo piano e sfondo: per avere una resa di impatto, dobbiamo prevedere una scena con un primissimo piano, un soggetto a media distanza e uno nello sfondo. Se pensiamo ad un ritratto, il primissimo piano ci crea problematiche non indifferenti (diciamo che sarebbe meglio prevedere soggetti dal… naso molto piccolino ehehehe…), e anche un’inquadratura che posiziona il primo piano su un lato della scena, e non sempre questo è facile;

4) Media digitale: Per visualizzare questi effetti dobbiamo avere un media digitale, quindi l’utilizzo di questo tipo di scelta, per un servizio fotografico (una brochure per un cliente, un album di matrimonio) deve prevedere una fruizione digitale. In teoria potremmo scattare tante foto con impostazioni di messa a fuoco differenti, ma l’effetto non sarebbe analogo. Non che questo lo vediamo come un limite (anzi….), ma potrebbe essere un vincolo per chi vede ancora lontano il momento di proporre prodotti “only digital“. Su questo, vale la pena segnalare che tutti questi tools, che sono e saranno sempre più alla portata della massa, cambieranno per sempre la percezione di quello “che si desidera” da un’immagine, ovvero una interazione che non avviene solo attraverso gli occhi, ma le dita (le immagini, ormai, si vogliono “toccare”, non solo vedere), e la richiesta ai fotografi professionisti sarà di realizzare questo tipo di emozioni con una qualità nettamente superiore a quella raggiungibile con i mezzi amatoriali… la tecnica di qualità e la conoscenza profonda delle nuove potenzialità dei mezzi di comunicazione visuale sono sempre più un’esigenza concreta, per dimostrare e confermare il ruolo di un professionista in un mondo come quello dell’immagine, che varia sempre di più.