Marko Tardito è un fotografo di quella categoria che ammiriamo tantissimo: uno che ha il coraggio di sperimentare, di unire tradizione all’innovazione, di prendere armi (fotocamere), bagagli e famiglia per andare a lavorare a Parigi per trovare spazi e occasioni più vicine al suo modo di essere e di fotografare, di investire sforzi e tempo per comprendere ed usare i social network (su twitter lo trovate qui, il suo blog è questo). Insomma, se pensiamo ad un testimonial per rappresentare il “fotografo Jumper” lui sarebbe tra i primi della lista. Inoltre, e non è poco, è un amico con il quale spesso si condividono pensieri e progetti.

Di recente, Marko ha pubblicato un libro, disponibile su Blurb, sul suo progetto “Afrika”, realizzato con grandissima cura e che consigliamo a tutti: davvero un bel lavoro, e la scelta di usare Blurb completa la visione, sia di potenzialità della proposta (non si investe in produzione, ma solo in idee e creatività, non si stampano migliaia di libri consumando carta e inquinando, ma solo quelli che effettivamente il mercato richiede e acquista), sia da quello qualitativo, perché Blurb usa (in modo eccellente) i sistemi di stampa HP Indigo, che offrono nel digitale una resa fotografica meravigliosa. Date un’occhiata all’anteprima del libro, e se volete farvi un bel regalo o farlo a qualcuno… acquistatelo!

4 responses

  1. Si è una fotografia di tendenza(ormai praticata da moltissimi) con una fortissima elaborazione
    a computer. Mi domando, se tra 30 anni, faccio vedere una Africa così ad un eschimese cosa vede
    realmente di Africa ? D’accordo essere moderni ma la cosa più potente della fotografia è la memoria del tempo. Se si va avanti così addio memoria pero saremo pieni di piccoli Picasso che anche lui
    tra un secolo non so se ci sarà ancora qualcuno che lo guarderà.

  2. Quando un immagine diventa una porta sul mondo, non solo esteriore, e dà spazio alle emozioni. Grazie!

  3. Cesare, le opinioni sono opinioni, trovo sterile il tuo commento. Nessuno di noi sa cosa rimarrà tra 30 anni. Probabilmente nulla di quello che siamo. Ma non penso che siano necessariamente salvabili le cartoline dell’Africa, perché descrittive e didascaliche di una “realtà”, spesso molto più falsa e patinata della realtà di chi ci vive. E comunque, proprio a voler dirla tutta, vorrei che rimanesse tutto, per offrire a chiunque (esquimesi o marziani) la possibilità di scegliere. Ognuno vede la realtà come vuole, e non solo ha il diritto di farlo e di proporlo, ma specialmente se lo fa così bene merita di essere messo in evidenza. Tu cosa fai da preservare nel futuro? Forse commenti più costruttivi? Me lo auguro…

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