Il gruppo dei fondatori dell'Afip

(foto ripresa da qui. Non è segnato l’autore, ma potrebbero essere tutti coloro che sono davanti a questo obiettivo, il click sarà un autoscatto…)

L’altro giorno ero nello studio di un fotografo, per fargli perdere un’oretta con un’intervista, e sono usciti naturalmente alcuni riferimenti all’AFIP, la “mitica” Associazione Fotografi Italiani Professionisti“, fondata nel 1960 da un gruppo di fotografi decisamente illuminati e con lo spirito innovatore, tra questi Alfredo Pratelli (il presidente dei presidenti), Edoardo Mari (l’uomo dalle mille risorse), Fedele Toscani (il patriarca della famiglia), Aldo Ballo (Mr. Design). Ed altri, che per motivi di limiti di età mia (nel 1960 contavo gli anni, dicendo tra me e me: ancora 5 anni e poi vedo la luce!), non ho avuto l’onore di incrociare e conoscere.

Negli ultimi 20 anni, mi è capitato tante volte di incrociarmi con l’AFIP, e sono sempre stati incontri ricchi di interesse. Abbiamo fatto molte cose insieme, persino delle pubblicazioni dove ho convinto il mio editore dell’epoca a investire risorse per essere vicino concretamente ai fotografi professionisti. Ricordo incontri come si facevano una volta: per nulla virtuali, nemmeno lo si sapeva quello che avrebbe creato Internet. Ci si incontrava da Edoardo, in Piazza Sant’Ambrogio, e non ho mai scoperto dove prendeva quel buonissimo salame, quel parmigiano, quel gorgonzola che era lì, in quantità infinite, a disposizione di chi arrivava e che aveva voglia di ascoltare e parlare di fotografia. Oppure, da Alfredo, a parlare di cose serie: di diritti d’autore, di codice deontologico, di problemi trattati da “imprenditori”, quali i fotografi dovevano e devono essere.

Da diversi anni, di Afip non sento più parlare. O meglio: ogni tanto viene fuori, e si vedono gli occhi diventare tristi, che si abbassano, perché si fa subito un riferimento al passato, ai “bei tempi“, al fatto che tanti amici non li abbiamo più visti in giro, e quando non ci si vede in giro… ci si preoccupa. Ogni tanto ho sentito di qualche incontro, di qualche iniziativa, ma non so se si tratta di leggenda, se è un effetto volano che vive di una forza che è stata creata in passato e ora torna indietro, ma esaurendo via via la sua spinta iniziale. Alla fine, nel bene o nel male, siamo al centro di questo mondo di fotografia professionale – di quello che rimane, di quello che vuole continuare ad avere un ruolo e un significato in questo mondo che corre veloce – e quindi se esistesse davvero un’attività vivace lo sapremmo, forse ne saremmo anche coinvolti. Invece, quando il nome “Afip” è uscito, mi è sembrato stonato, mi ha stupito, mi ha fatto dimenticare il motivo per cui ero in quello studio, e ho fatto qualche domanda. Mi sono detto: se c’è una cosa che manca (tra le tante, direte voi), manca l’Afip, manca un motivo di aggregazione che si basava su tanti elementi che ci siamo persi per strada. Non mancano associazioni, beninteso: siamo amici stretti di TAU Visual, che ammiriamo per l’efficienza, per l’intelligenza, per la visione, per gli sforzi che fanno quotidianamente. Siamo meno vicini ad altre associazioni, che ci snobbano perché non amano condividere con altri i loro pensieri oppure perché non ci considerano degni della loro intelligenza (cari fotoreporter…), oppure perché non accettano le critiche quando vengono fatte con serietà, ma poco importa: quello che conta è che, in un ambito così ristretto, così di nicchia, si sappia quello che succede attorno a noi.



Tornando a casa, ho consultato il mio oracolo digitale: su Google, l’Afip è quasi priva di citazioni, facendo una ricerca secca “afip” è sovrastato da associazioni di filatelia, da istituti di patologia, eccetera. Se andiamo su YouTube nessun video è taggato come Afip (inteso come associazione di fotografi), se andiamo su Wikipedia (Italia) Afip non esiste, idem su Myspace, Facebook… e così via. Non voglio dire che questo sia un metro “assoluto” di valutazione, ma di fatto se non c’è una presenza in rete, vuol dire che non c’è discussione, che non si parla, che non attrae attenzione. Ed è una perdita seria. Penso a tanti giovani che iniziano a muovere i primi passi nel mondo professionale, o anche fotografi che non hanno vissuto i momenti “d’oro”, che hanno imparato questa professione basandosi sulla realtà di oggi, e che potrebbero arricchirsi di tanto valore se avessero accesso all’esperienza, alla cultura, alla “vita vissuta” dai maestri dell’Afip. Io so di essere cresciuto molto, grazie a loro: ho ascoltato per ore e ore le loro storie, molte le ho riraccontate a mia volta, ma so che ce ne sono ancora tantissime che non ho ascoltato, o che ho dimenticato. Mi sono detto… cosa si può fare per far tornare tra noi lo spirito “positivo” dell’Afip? La forza aggregativa? Gli studi fotografici mitici non ci sono più, le persone che erano i più attivi forse oggi hanno altre priorità, altri problemi: ma questo non significa che non ci sia ancora lo spirito di una volta, forse serve dare un segno, ma un segno concreto, non la solita frase inutile… “perché non si fa qualcosa?“… dando per scontato che basta la parola, per poi lasciare ad altri i fatti, magari prendendosi anche il merito di qualcosa. Le associazioni esistono se le persone fanno, non se si aspettano che qualcuno faccia.

Per questo, pur titubanti, perché c’è un rispetto di fondo, perché nessuno ci ha investito di un ruolo, ma con lo spirito di chi pone sul tavolo della discussione una proposta, ma al tempo stesso una soluzione possibile, siamo qui a dire: oggi forse (ma non è detto) è finita l’era dell’incontro tra pochi, ma c’è la rete, che riesce ad arrivare ovunque, e che consente – grazie alla sua specificità di essere asincrona – a tutti di accedere quando si può trovare il tempo. Stiamo pensando di offrire uno spazio di “social network” all’Afip, fatto per essere davvero aggregante ed utile (non stupido, come purtroppo i social network più citati in questo momento rischiano di essere). Penso che sarebbe bello far confluire in uno spazio accessibile da Jumper storie, opinioni, consigli, all’insegna e sotto il nome dell’Afip. Un passaggio di testimone che ne tramandi l’esperienza, la filosofia, la cultura per le generazioni future. Noi possiamo – nei limiti del possibile – offrire spazio, un po’ di conoscenza che unisce “vecchio e nuovo“, contatti che renderebbero visibile questo sforzo, perché non ha senso chiudere tutto questo in un cassetto, in una cantina, in un baule da lasciare in soffitta. Si possono trovare le risorse per alzare il volume, per trasmettere da un canale prefenziale. Basta che ci sia la voglia, e che ognuno possa dare quel poco che il periodo – difficilissimo – potrà concedere. Noi aggreghiamo, organizziamo, cerchiamo di darne un filo logico, prendiamo il megafono e facciamo che tutti – proprio tutti – possano ascoltare.

Mi sono detto: questa cosa, o si fa ora o mai più. Per questo, invece che fare giri di telefonate, chiedendo “autorizzazioni”, ci siamo detti: lanciamo il sasso, conosciamo bene almeno il 70% degli associati “storici” dell’Afip, capiranno che questo è un gesto d’amore, mosso dallo stesso desiderio che forse hanno tutti, ma con una differenza: la forza della rete, dalla nostra parte. Sarebbe davvero qualcosa che si potrebbe costruire, tutti insieme, mettendo insieme forze aggregative, facendo tornare entusiasmo e voglia di incontro. Attualizzando quello che di buono c’era, consentendo l’accesso allargato, mettendo in risalto i valori.

E’ un bel progetto, che prevede il fatto che ci arrivino mail, telefonate, sms, commenti sul sito che facciano capire che si… che la forza, che la voglia, che il desiderio di non chiudere un capitolo ma anzi di aprirne un altro ci sono. Tra pochi mesi, nel 2010, l’Afip compierà 50 anni e sarà bello festeggiarla tutti insieme con un’attività dinamica, viva, giovane. Ci contiamo, ora dopo aver gettato il sasso e avere dichiarato pubblicamente di essere disposti a fare qualcosa di concreto, attendiamo le risposte.



36 responses

  1. Per entrare in qualche associazione, di quelle che snobbano, bisogna essere presentati da almeno due soci. Per entrare in qualche altra bisogna sottoporsi al “giudizio” sul proprio lavoro. Per altre bisogna frequentare un tot di corsi e di manifestazioni. Per associarsi all’afip, di che cosa c’era bisogno? Caro Luca, sono certamente daccordo con te per dare spazio ad associazioni storiche (in quella foto vedo Giancolombo, secondo me uno dei fotografi più attenti del dopoguerra), ma bisogna anche considerare i tempi in cui si vive. Il professionista non ha il tempo di “militare” in qualsiasi associazione, preso nel difficile compito di portare il pane a casa. Qui a volte non si ha nemmeno il tempo di guardarsi in faccia, tra scatto, post produzione e destinazione varie delle immagini. Alla fine è giocoforza che ad occupare gli “scranni” saranno i soliti nomi che magari non fotografano da anni.

  2. Per entrare in qualche associazione, di quelle che snobbano, bisogna essere presentati da almeno due soci. Per entrare in qualche altra bisogna sottoporsi al “giudizio” sul proprio lavoro. Per altre bisogna frequentare un tot di corsi e di manifestazioni. Per associarsi all’afip, di che cosa c’era bisogno? Caro Luca, sono certamente daccordo con te per dare spazio ad associazioni storiche (in quella foto vedo Giancolombo, secondo me uno dei fotografi più attenti del dopoguerra), ma bisogna anche considerare i tempi in cui si vive. Il professionista non ha il tempo di “militare” in qualsiasi associazione, preso nel difficile compito di portare il pane a casa. Qui a volte non si ha nemmeno il tempo di guardarsi in faccia, tra scatto, post produzione e destinazione varie delle immagini. Alla fine è giocoforza che ad occupare gli “scranni” saranno i soliti nomi che magari non fotografano da anni.

  3. Ho enfatizzato che serve recuperare il “buono”. Ci sono stati atteggiamenti in Afip che sono stati sbagliati, o comunque che non hanno consentito un’evoluzione più dinamica. E’ ovvio che per avere senso, la proposta deve guardare al futuro, trovare uno spazio sensato. La storia ha valore, utile per tutti, e i giovani possono anche dare un contributo e una speranza a chi ha fatto tanto per la fotografia. Insomma, vogliamo provarci, pur sapendo che non sarà facile. Ma se amassimo le cose facili ci metteremmo tutti a fare panini e a vendere patatine fritte… ;-)

  4. Ho enfatizzato che serve recuperare il “buono”. Ci sono stati atteggiamenti in Afip che sono stati sbagliati, o comunque che non hanno consentito un’evoluzione più dinamica. E’ ovvio che per avere senso, la proposta deve guardare al futuro, trovare uno spazio sensato. La storia ha valore, utile per tutti, e i giovani possono anche dare un contributo e una speranza a chi ha fatto tanto per la fotografia. Insomma, vogliamo provarci, pur sapendo che non sarà facile. Ma se amassimo le cose facili ci metteremmo tutti a fare panini e a vendere patatine fritte… ;-)

  5. Caro Luca, proprio tu che sei sempre proiettato nel futuro, stavolta arrivi e ci dai un bel …..”che bei tempi!”. Afip è sempre stata un pò snob, oltre che molto costoso esserci e il risultato della sua quasi completa dimenticanza deve servire a capire cosa deve proporre un’associazione.
    Mi sono riassociato a tau visual l’anno scorso per pura gratitudine, visto che circa 22 anni fa produceva dei bei libretti neri con tanti bei consigli anche per chi iniziava, che mi hanno ben instradato. Questo è il significato di associazione, condividere i problemi e cercare soluzioni per tutti, persino per gli assistenti fotografi.
    Poi che alcuni associati afip abbiano scritto pagine di pura e grande fotografia, nessuno lo nega, ma questa è un’altra storia…………

  6. Caro Luca, proprio tu che sei sempre proiettato nel futuro, stavolta arrivi e ci dai un bel …..”che bei tempi!”. Afip è sempre stata un pò snob, oltre che molto costoso esserci e il risultato della sua quasi completa dimenticanza deve servire a capire cosa deve proporre un’associazione.
    Mi sono riassociato a tau visual l’anno scorso per pura gratitudine, visto che circa 22 anni fa produceva dei bei libretti neri con tanti bei consigli anche per chi iniziava, che mi hanno ben instradato. Questo è il significato di associazione, condividere i problemi e cercare soluzioni per tutti, persino per gli assistenti fotografi.
    Poi che alcuni associati afip abbiano scritto pagine di pura e grande fotografia, nessuno lo nega, ma questa è un’altra storia…………

  7. Spero che sia riuscito a far capire che, comunque plaudo a questa iniziativa, e ti riconosco il merito di averla pensata. Ho solo voluto sottolineare le incongruenze del passato prossimo , che si possono evitare. Da parte mia, hai la più completa approvazione.

  8. Spero che sia riuscito a far capire che, comunque plaudo a questa iniziativa, e ti riconosco il merito di averla pensata. Ho solo voluto sottolineare le incongruenze del passato prossimo , che si possono evitare. Da parte mia, hai la più completa approvazione.

  9. No, non è un “che bei tempi”, e nessun confronto con Tau, che come detto ben rappresenta le esigenze di oggi. Sto dicendo che non possiamo perdere qualcosa di importante, la proposta non è quella di “rifare” , ma di “fare”: penso ad uno spazio di incontro on line,dove l’accesso è libero, dove si raccolgono storie ed esperienze, consigli e visioni. Per andare avanti, non tornare indietro. Non lo so, forse è sbagliato, ma mi piace pensare che invece sia un valore da recuperare. Quello delle persone, quello di una professione che non può cercare di tornare “ai bei tempi”, ma proseguire con maggiore forza. Siamo un piccolo mondo, ormai, e le separazioni che esistevano una volta (e forse già all’epoca non avevano senso) ora non hanno davvero più motivo. Dobbiamo aiutarci a vicenda, con umiltà e con grande voglia di sentirci uniti. Sbaglio?

  10. No, non è un “che bei tempi”, e nessun confronto con Tau, che come detto ben rappresenta le esigenze di oggi. Sto dicendo che non possiamo perdere qualcosa di importante, la proposta non è quella di “rifare” , ma di “fare”: penso ad uno spazio di incontro on line,dove l’accesso è libero, dove si raccolgono storie ed esperienze, consigli e visioni. Per andare avanti, non tornare indietro. Non lo so, forse è sbagliato, ma mi piace pensare che invece sia un valore da recuperare. Quello delle persone, quello di una professione che non può cercare di tornare “ai bei tempi”, ma proseguire con maggiore forza. Siamo un piccolo mondo, ormai, e le separazioni che esistevano una volta (e forse già all’epoca non avevano senso) ora non hanno davvero più motivo. Dobbiamo aiutarci a vicenda, con umiltà e con grande voglia di sentirci uniti. Sbaglio?

  11. ieri sono andato a vedere Ballo+Ballo al PAC.
    Come quando si va alle terme, si fa la sauna, il bagno turco e ci si sente depurati, disintossicati e rinnovati, così lo sguardo ieri si è ripulito.
    Fa bene al cristallino. Le considerazioni e le conclusioni successive non sono particolarmente positive per quanto riguarda l’andazzo del momento che dura da molto. Bisogna porre un limite anche alla volontà di turarsi il naso, se si vuole raddrizzare il timone.

  12. ieri sono andato a vedere Ballo+Ballo al PAC.
    Come quando si va alle terme, si fa la sauna, il bagno turco e ci si sente depurati, disintossicati e rinnovati, così lo sguardo ieri si è ripulito.
    Fa bene al cristallino. Le considerazioni e le conclusioni successive non sono particolarmente positive per quanto riguarda l’andazzo del momento che dura da molto. Bisogna porre un limite anche alla volontà di turarsi il naso, se si vuole raddrizzare il timone.

  13. Ciao Luca, nel mio anonimato ti leggo sempre ed è (toujours) un gran piacere, io sono uno di quelli che dal 1980 ad oggi cioè alla chiusura di un anno fà, sono stato socio AFIP, ho superato la selezione e sono diventato socio, ne ero fiero anche per i nomi illustri di colleghi di appartenenza.
    Ma purtroppo in tutti questi anni di ( militanza ) non ho potuto dare la mia collaborazione all’associazione per il motivo di operare nel sud Italia (sono Pugliese).
    L’AFIP era ed è stato una associazione si nazionale ma limitato ad attività nel Milanese, e per me è stato un gran problema, sono ovviamente stato invitato a tutte le riunioni e manifestazioni che si sono susseguite in questo arco di tempo ma ho solo pagato la tessera annuale e niente di più sempre per il motivo di prima.
    Ora con la rete tutto potrebbe essere più semplice, ne apprezzo l’idea e il coraggio di avere lanciato questo sasso.
    Per me tutte le iniziative sono positive.
    Un saluto a tutti.
    Nicola

  14. Ciao Luca, nel mio anonimato ti leggo sempre ed è (toujours) un gran piacere, io sono uno di quelli che dal 1980 ad oggi cioè alla chiusura di un anno fà, sono stato socio AFIP, ho superato la selezione e sono diventato socio, ne ero fiero anche per i nomi illustri di colleghi di appartenenza.
    Ma purtroppo in tutti questi anni di ( militanza ) non ho potuto dare la mia collaborazione all’associazione per il motivo di operare nel sud Italia (sono Pugliese).
    L’AFIP era ed è stato una associazione si nazionale ma limitato ad attività nel Milanese, e per me è stato un gran problema, sono ovviamente stato invitato a tutte le riunioni e manifestazioni che si sono susseguite in questo arco di tempo ma ho solo pagato la tessera annuale e niente di più sempre per il motivo di prima.
    Ora con la rete tutto potrebbe essere più semplice, ne apprezzo l’idea e il coraggio di avere lanciato questo sasso.
    Per me tutte le iniziative sono positive.
    Un saluto a tutti.
    Nicola

  15. L’idea è semplicemente geniale, la cooperazione è una forza vincente.. Luca, se dovesse servire, hai trovato una persona di riferimento in Sicilia.
    Ciao a tutti
    Giuseppe

  16. L’idea è semplicemente geniale, la cooperazione è una forza vincente.. Luca, se dovesse servire, hai trovato una persona di riferimento in Sicilia.
    Ciao a tutti
    Giuseppe

  17. Cari tutti,
    sono un fotografo del 1970 (circa), vecchio? anziano?….non lo so, ma di certo ancora vivo e pensante!
    La mia opinione è che se l’associazione non ha oggi attualità o vita ciò è dovuto alla poca popolarità con cui l’associazione ha saputo gestire la sua esistenza in termini comunicativi e di visibilità; cioè è sempre stato un circolo abbastanza chiuso in se stesso e poco aperto agli altri.
    Se guardo oggi Siti quale FOTOCOMMUNITY.IT, od altri simili, vedoai giorni nostri, l’esatto contrario di quello che è stato l’ AFIP in passato, almeno, in termini di comunicazione.
    Ora se si tratta di dare un futuro al passato, ben vengano iniziative di SOCIALTAGGIN,o qualcosa di simile, ben venga JUMPER, TAU VISUAL, od eventuali altri, sembra facile, però: ATTENZIONE!
    Stiamo attraversando una situazione, nell’ umanità, dove le pulsioni individuali, delle nuove generazioni, sono: ESSERE,…. SENZA CONOSCERE E RISPETTARE IL PASSATO.
    E’ sotto gli occhi di tutti c’è infatti, il disinteresse dei giovani per “ciò che è stato” (in termini generali) ed è chiara la loro necessità di essere al tempo stesso, liberi da ogni condizionamento” (sempre in termini generali); il futuro così, forse, è una TORRE DI BABELE, o nella migliore delle ipotesi: la rifondazione del Mondo Umano.
    Mi pare che non esiste più la staffetta tra generazioni, tra giovani e vecchi, quale base per andare avanti.
    IL PROBLEMA: (più che nella nostra generazione), la storia, i valori acquisiti dalle generazioni, le identità riconosciute, sono sistematicamente, ignorate o rifiutate, incoscientemente, perchè FATICOSE E SCOMODE.
    Però senza storia non c’è futuro!
    Unendo, quindi,questa constatazione con le enormi possibilità di comunicazione tra gli esseri umani, penso ad una similitudine.
    Mi viene da pensare al fuoco che inesorabilmente alimenta il bollore di una pentola piena di latte, la panna si gonfia, si gonfia, fino a far tracimare il latte e spandere in modo rovinoso.
    Dove: il Fuoco è la possibilità di comunicazione mediatica (inarrestabile per definizione), il Latte è l’ atteggiamento delle nuove generazioni, la panna è il prodotto risultante:
    Come si fà ad evitare il gonfiarsi della panna e la fuoriuscita del Latte?
    Io non lo sò!………non c’è comunicazione tra le generazioni nell’era della comunicazione, non è una contraddizione?
    Penso, quindi: la risposta alla contraddizione include il mezzo per rendere attuali AFIP ed altro!
    Domanda: è possibile?
    Diversamente: il Latte bollirà e si spanderà fuori della pentola (per l’ AFIP e tante altre cose)!
    Cordialmente, Luigi Di Giovine.

  18. Cari tutti,
    sono un fotografo del 1970 (circa), vecchio? anziano?….non lo so, ma di certo ancora vivo e pensante!
    La mia opinione è che se l’associazione non ha oggi attualità o vita ciò è dovuto alla poca popolarità con cui l’associazione ha saputo gestire la sua esistenza in termini comunicativi e di visibilità; cioè è sempre stato un circolo abbastanza chiuso in se stesso e poco aperto agli altri.
    Se guardo oggi Siti quale FOTOCOMMUNITY.IT, od altri simili, vedoai giorni nostri, l’esatto contrario di quello che è stato l’ AFIP in passato, almeno, in termini di comunicazione.
    Ora se si tratta di dare un futuro al passato, ben vengano iniziative di SOCIALTAGGIN,o qualcosa di simile, ben venga JUMPER, TAU VISUAL, od eventuali altri, sembra facile, però: ATTENZIONE!
    Stiamo attraversando una situazione, nell’ umanità, dove le pulsioni individuali, delle nuove generazioni, sono: ESSERE,…. SENZA CONOSCERE E RISPETTARE IL PASSATO.
    E’ sotto gli occhi di tutti c’è infatti, il disinteresse dei giovani per “ciò che è stato” (in termini generali) ed è chiara la loro necessità di essere al tempo stesso, liberi da ogni condizionamento” (sempre in termini generali); il futuro così, forse, è una TORRE DI BABELE, o nella migliore delle ipotesi: la rifondazione del Mondo Umano.
    Mi pare che non esiste più la staffetta tra generazioni, tra giovani e vecchi, quale base per andare avanti.
    IL PROBLEMA: (più che nella nostra generazione), la storia, i valori acquisiti dalle generazioni, le identità riconosciute, sono sistematicamente, ignorate o rifiutate, incoscientemente, perchè FATICOSE E SCOMODE.
    Però senza storia non c’è futuro!
    Unendo, quindi,questa constatazione con le enormi possibilità di comunicazione tra gli esseri umani, penso ad una similitudine.
    Mi viene da pensare al fuoco che inesorabilmente alimenta il bollore di una pentola piena di latte, la panna si gonfia, si gonfia, fino a far tracimare il latte e spandere in modo rovinoso.
    Dove: il Fuoco è la possibilità di comunicazione mediatica (inarrestabile per definizione), il Latte è l’ atteggiamento delle nuove generazioni, la panna è il prodotto risultante:
    Come si fà ad evitare il gonfiarsi della panna e la fuoriuscita del Latte?
    Io non lo sò!………non c’è comunicazione tra le generazioni nell’era della comunicazione, non è una contraddizione?
    Penso, quindi: la risposta alla contraddizione include il mezzo per rendere attuali AFIP ed altro!
    Domanda: è possibile?
    Diversamente: il Latte bollirà e si spanderà fuori della pentola (per l’ AFIP e tante altre cose)!
    Cordialmente, Luigi Di Giovine.

  19. caro Luca
    io e te abbiamo di gia disquisito sulle associazioni, corporazioni ecc… su quanto nel passato ci sia stato di buono di meno buono e di pessimo anche di quanto di buono e di poco buono ci sia nel presente. La prima cosa che mi viene in mente sono le qualifiche professionali che ti devi comprare. Siamo in una fase in cui le qualifiche contano poco o nulla se poi non ti sai muovere e poi non sono mica come il certificato ISO , qui conta sopratutto la creativita le idee e la capacita di relalizzarle. Scusa ma quando io penso ad associazioni nate fra fotografi , tranne che in alcuni sparuti casi, perso a corporazioni nate per difendersi e non per proporre. Difendersi dagli abusivi fino ad arrivare al piu piccolo difendersi dai preti per preservare la nicchia delle comunioni e delle cresime ed anche e ancor peggio difendersi dai futuri concorrenti con nefandezze che è meglio non citare. Fra gli “spartuti casi” spesso si deve citare l’autismo, associazioni che sanno parlare con se stesse e solo con se stesse e pare che anche tu ne citi qualcuna.
    Allora di che si tratta, di trascrivere delle pagine, poche, di bella storia? insomma non capisco dove vuoi arrivare ripescando l’AFIP. Non è certo un nome o con un nome che si apre un dibattito spesso fra sordi ( fin che la barca tira) o fra un ‘altro genere di sordi ( quelli autistici che pensano solo alla propria barca). Secondo me se si tratta di scrivere la storia , per non lasciarla in soffitta non serve aggragarsi sotto una qualsiasi etichetta perche la storia , quella vera alla fine le etichette le cita anziche usarle.
    Se invece si tratta di ridar fiato all’aggregazione beh hai gia citato TAU che compie il suo ruolo in modo egregio se non altro libertario.
    Non vedo quindi, scusami il nesso fra Jumper ( spesso un grillo parlante) e un discorso di associazioni , al massimo il grillo parlante potrebbe commentare su e quando le organizzazioni quelle che ci son ora cedano alle tentazioni del ritorno al peggio del passato
    ciao

  20. caro Luca
    io e te abbiamo di gia disquisito sulle associazioni, corporazioni ecc… su quanto nel passato ci sia stato di buono di meno buono e di pessimo anche di quanto di buono e di poco buono ci sia nel presente. La prima cosa che mi viene in mente sono le qualifiche professionali che ti devi comprare. Siamo in una fase in cui le qualifiche contano poco o nulla se poi non ti sai muovere e poi non sono mica come il certificato ISO , qui conta sopratutto la creativita le idee e la capacita di relalizzarle. Scusa ma quando io penso ad associazioni nate fra fotografi , tranne che in alcuni sparuti casi, perso a corporazioni nate per difendersi e non per proporre. Difendersi dagli abusivi fino ad arrivare al piu piccolo difendersi dai preti per preservare la nicchia delle comunioni e delle cresime ed anche e ancor peggio difendersi dai futuri concorrenti con nefandezze che è meglio non citare. Fra gli “spartuti casi” spesso si deve citare l’autismo, associazioni che sanno parlare con se stesse e solo con se stesse e pare che anche tu ne citi qualcuna.
    Allora di che si tratta, di trascrivere delle pagine, poche, di bella storia? insomma non capisco dove vuoi arrivare ripescando l’AFIP. Non è certo un nome o con un nome che si apre un dibattito spesso fra sordi ( fin che la barca tira) o fra un ‘altro genere di sordi ( quelli autistici che pensano solo alla propria barca). Secondo me se si tratta di scrivere la storia , per non lasciarla in soffitta non serve aggragarsi sotto una qualsiasi etichetta perche la storia , quella vera alla fine le etichette le cita anziche usarle.
    Se invece si tratta di ridar fiato all’aggregazione beh hai gia citato TAU che compie il suo ruolo in modo egregio se non altro libertario.
    Non vedo quindi, scusami il nesso fra Jumper ( spesso un grillo parlante) e un discorso di associazioni , al massimo il grillo parlante potrebbe commentare su e quando le organizzazioni quelle che ci son ora cedano alle tentazioni del ritorno al peggio del passato
    ciao

  21. Innanzitutto, un risultato lo abbiamo ottenuto. Stiamo parlando, e forse lo stiamo facendo dimostrando che quello che serve è il dialogo, non tanto le “istituzioni”. Una volta non era così, penso agli anni in cui Internet non esisteva. Mi piace che le opinioni non stiano coincidendo, ma che rimane un senso che porta a dire “non capisco, ma spiega…”, perché a volte l’istinto di uno può non essere compreso, ma diventa comunque un qualcosa che impone di fermarsi a pensare.
    io non ho seguito nient’altro che un istinto, e – lo ribadisco – non sono certo qui a cercare di (ri)creare realtà associative. Trovo anche io, mi riferisco al commento di Massimo Bersani, che le associazioni in Italia nascano per difendersi, ma aggiungo: peggio ancora, nascono per creare dei presidenti, perché è troppo figo scriverlo sui biglietti da visita. E, lo stiamo ribadendo tutti, escludiamo i presenti, perché consideriamo Tau Visual parte dei presenti. Al tempo stesso, penso da tempo ad un movimento di aggregazione spontanea… ne stiamo discutendo all’interno di Jumper da tempo, ma non ne troviamo una formula giusta. Vi chiesti perché Jumper non è presente su Facebook? Perché non siamo “così evoluti”, perché non ci hanno ancora spiegato come funziona? Oppure perché… pensiamo che serva altro? Abbiamo attivato Twitter (jumperbuzz) e lo useremo, ma non risolve il problema. Pensiamo al fatto che ci possa essere, che possa avere senso, un movimento di aggregazione, fatto con lo spirito di dare, prima che per ricevere, e siamo convinti che la rete è il terreno giusto. In questa operazione di avvicinamento, pensiamo che sia giusto raccogliere tante esperienze, cercando di filtrarne il succo migliore. Vi assicuro che nell’Afip c’erano cose molto buone, c’era un’intelligenza collettiva che aveva un grande valore. Al tempo stesso – molti ne hanno accennato – c’erano atteggiamenti “elitari” che hanno tenuto chiuse molte porte. Per essere “contemporanei” oggi serve essere più aperti, trasparenti, aperti alla condivisione aperta, ed è quello che stiamo facendo qui: non è certo usando “mezzi innovativi” che si dimostra di essere “innovatori”, ma nella capacità di cambiare, di accettare le mutazioni, nella capacità di passare dall’essere “maestro” ad “allievo” con freschezza e serenità.
    Sto seguendo il mio istinto, e dico che in questa ricerca di una forza di incontro, tutte le esperienze possono essere di aiuto. Ma non sono per nulla sicuro che questo sasso lanciato possa portare a qualcosa di più o di diverso da quello che stiamo condividendo in questo spazio. Ma forse è già sufficiente. Forse ho solo paura che si perda qualcosa, emozioni più che fatti, e le emozioni sono per me un po’ come i bit, non sopporto di perderli (e per questo faccio tanti backup). Ho paura della memoria che si perde, ho paura di dover vedere che si debbano ripercorrere strade già tracciate solo perché qualcuno non le ha condivise. Ho paura di svegliarmi un mattino e sapere che un pezzo di storia l’abbiamo persa definitivamente, che non tornerà più. Questo mi porta a dire che posso raccogliere queste storie, se lo si vorrà. Forse è solo che mi sento vecchio, e non so avrò – e per quanto – energie per fare. E mi sono detto: se non ci proviamo noi, forse non ci proverà nessuno.
    Tranquilli, Jumper guarda avanti, lo fa sempre e sempre lo farà. Ma se non dimostrassimo, ogni tanto, la necessità di guardare quello che abbiamo vissuto, la corsa verso il futuro apparirebbe sterile, come quella dei muli. Non so come finirà questa storia, ma di sicuro non possiamo scriverla da soli, quindi… vediamo le reazioni nei prossimi giorni.

  22. Innanzitutto, un risultato lo abbiamo ottenuto. Stiamo parlando, e forse lo stiamo facendo dimostrando che quello che serve è il dialogo, non tanto le “istituzioni”. Una volta non era così, penso agli anni in cui Internet non esisteva. Mi piace che le opinioni non stiano coincidendo, ma che rimane un senso che porta a dire “non capisco, ma spiega…”, perché a volte l’istinto di uno può non essere compreso, ma diventa comunque un qualcosa che impone di fermarsi a pensare.
    io non ho seguito nient’altro che un istinto, e – lo ribadisco – non sono certo qui a cercare di (ri)creare realtà associative. Trovo anche io, mi riferisco al commento di Massimo Bersani, che le associazioni in Italia nascano per difendersi, ma aggiungo: peggio ancora, nascono per creare dei presidenti, perché è troppo figo scriverlo sui biglietti da visita. E, lo stiamo ribadendo tutti, escludiamo i presenti, perché consideriamo Tau Visual parte dei presenti. Al tempo stesso, penso da tempo ad un movimento di aggregazione spontanea… ne stiamo discutendo all’interno di Jumper da tempo, ma non ne troviamo una formula giusta. Vi chiesti perché Jumper non è presente su Facebook? Perché non siamo “così evoluti”, perché non ci hanno ancora spiegato come funziona? Oppure perché… pensiamo che serva altro? Abbiamo attivato Twitter (jumperbuzz) e lo useremo, ma non risolve il problema. Pensiamo al fatto che ci possa essere, che possa avere senso, un movimento di aggregazione, fatto con lo spirito di dare, prima che per ricevere, e siamo convinti che la rete è il terreno giusto. In questa operazione di avvicinamento, pensiamo che sia giusto raccogliere tante esperienze, cercando di filtrarne il succo migliore. Vi assicuro che nell’Afip c’erano cose molto buone, c’era un’intelligenza collettiva che aveva un grande valore. Al tempo stesso – molti ne hanno accennato – c’erano atteggiamenti “elitari” che hanno tenuto chiuse molte porte. Per essere “contemporanei” oggi serve essere più aperti, trasparenti, aperti alla condivisione aperta, ed è quello che stiamo facendo qui: non è certo usando “mezzi innovativi” che si dimostra di essere “innovatori”, ma nella capacità di cambiare, di accettare le mutazioni, nella capacità di passare dall’essere “maestro” ad “allievo” con freschezza e serenità.
    Sto seguendo il mio istinto, e dico che in questa ricerca di una forza di incontro, tutte le esperienze possono essere di aiuto. Ma non sono per nulla sicuro che questo sasso lanciato possa portare a qualcosa di più o di diverso da quello che stiamo condividendo in questo spazio. Ma forse è già sufficiente. Forse ho solo paura che si perda qualcosa, emozioni più che fatti, e le emozioni sono per me un po’ come i bit, non sopporto di perderli (e per questo faccio tanti backup). Ho paura della memoria che si perde, ho paura di dover vedere che si debbano ripercorrere strade già tracciate solo perché qualcuno non le ha condivise. Ho paura di svegliarmi un mattino e sapere che un pezzo di storia l’abbiamo persa definitivamente, che non tornerà più. Questo mi porta a dire che posso raccogliere queste storie, se lo si vorrà. Forse è solo che mi sento vecchio, e non so avrò – e per quanto – energie per fare. E mi sono detto: se non ci proviamo noi, forse non ci proverà nessuno.
    Tranquilli, Jumper guarda avanti, lo fa sempre e sempre lo farà. Ma se non dimostrassimo, ogni tanto, la necessità di guardare quello che abbiamo vissuto, la corsa verso il futuro apparirebbe sterile, come quella dei muli. Non so come finirà questa storia, ma di sicuro non possiamo scriverla da soli, quindi… vediamo le reazioni nei prossimi giorni.

  23. Salve
    Sono una fotografa del Sud Italia. Sono nuova in questo sito. Ho cominciato ad esplorarlo solo da pochi giorni.
    Secondo il mio parere riprarlare di AFIP oggi, rete o non rete, ha senso solo in un contesto di Storia della Fotografia.

  24. Salve
    Sono una fotografa del Sud Italia. Sono nuova in questo sito. Ho cominciato ad esplorarlo solo da pochi giorni.
    Secondo il mio parere riprarlare di AFIP oggi, rete o non rete, ha senso solo in un contesto di Storia della Fotografia.

  25. ciao a tutti.
    le discussioni possono sempre servire, anche questa.
    Non è esatto dire che nessuno ha mai provato a resuscitare l’Afip.
    ci hanno provato, dall’interno e dall’esterno, ve lo posso testimoniare.

    il succo è che, cmq lo si voglia scrivere, esiste una realtà oggettiva in questo settore in Italia.
    la realtà si chiama ignoranza.

    Non è una brutta parola, è semplicemente un dato di fatto: gli italiani sono mediamente ignoranti, tecnologicamente e culturalmente, e i fotografi non fanno eccezione. mancano solide basi su marketing, comunicazione, corretto uso degli strumenti tecnologici moderni

    Luca e altri propongono spesso analisi e soluzioni basate sull’uso del web in modo intelligente, come canale di comunicazione in primis, come strumento di servizio sucessivamente.
    Pensate che molti dei soci Afip sappiano usare il web?
    semplicemente stiamo parlando di storia, bella e interessante, importantissima per capire il presente e il futuro, ma è storia passata.

    sapete perchè Tau Visual è riuscita a continuare su un percorso virtuoso e svolge oggi in modo efficace il suo ruolo di associazione?
    perchè chi la guida (le associazioni sono fatte di uomini) ha saputo innovare e usare il web come potente strumento di comunicazione e servizio, come fa luca e come fanno altri, me compreso.

    mettersi una benda sugli occhi non serve, siamo nel 2009, ovvio che i giovani non guardino al passato, spetta agli adulti e ai vecchi riportare la memoria, che costituisce cultura e insegna quel che ci aspetta, , ma ricordandosi sempre che il passato è passato e non torna.
    Se vi vogliono attualizzare percorsi del passato occorre farlo alla luce degli strumenti attuali, che NON sono facebook per quanto riguarda il mondo professionale, ma occorre sopratutto farlo con una testa moderna e pensante in linea con l’anno 2009.
    Capisco che siamo il popolo del cellulari, ma cerchiamo tutti di fare qualche sforzo per innalzare il livello medio di know how, ci conviene.

    angelo

  26. ciao a tutti.
    le discussioni possono sempre servire, anche questa.
    Non è esatto dire che nessuno ha mai provato a resuscitare l’Afip.
    ci hanno provato, dall’interno e dall’esterno, ve lo posso testimoniare.

    il succo è che, cmq lo si voglia scrivere, esiste una realtà oggettiva in questo settore in Italia.
    la realtà si chiama ignoranza.

    Non è una brutta parola, è semplicemente un dato di fatto: gli italiani sono mediamente ignoranti, tecnologicamente e culturalmente, e i fotografi non fanno eccezione. mancano solide basi su marketing, comunicazione, corretto uso degli strumenti tecnologici moderni

    Luca e altri propongono spesso analisi e soluzioni basate sull’uso del web in modo intelligente, come canale di comunicazione in primis, come strumento di servizio sucessivamente.
    Pensate che molti dei soci Afip sappiano usare il web?
    semplicemente stiamo parlando di storia, bella e interessante, importantissima per capire il presente e il futuro, ma è storia passata.

    sapete perchè Tau Visual è riuscita a continuare su un percorso virtuoso e svolge oggi in modo efficace il suo ruolo di associazione?
    perchè chi la guida (le associazioni sono fatte di uomini) ha saputo innovare e usare il web come potente strumento di comunicazione e servizio, come fa luca e come fanno altri, me compreso.

    mettersi una benda sugli occhi non serve, siamo nel 2009, ovvio che i giovani non guardino al passato, spetta agli adulti e ai vecchi riportare la memoria, che costituisce cultura e insegna quel che ci aspetta, , ma ricordandosi sempre che il passato è passato e non torna.
    Se vi vogliono attualizzare percorsi del passato occorre farlo alla luce degli strumenti attuali, che NON sono facebook per quanto riguarda il mondo professionale, ma occorre sopratutto farlo con una testa moderna e pensante in linea con l’anno 2009.
    Capisco che siamo il popolo del cellulari, ma cerchiamo tutti di fare qualche sforzo per innalzare il livello medio di know how, ci conviene.

    angelo

  27. Ciao Luca,
    trovo fertile questa discussione, perchè da un lato credo che ci sia bisogno di molta riflessione per poter guardare al futuro con un po’ di serenità e mente lucida. La riflessione non può che partire dal passato, guardato con il senno di poi, che ci può aiutare a capire ciò che è stato metabolizzato della nostra storia recente.
    La storia recente, come giustamente dici tu, la possiamo scrivere noi, perchè non si insegna ancora nelle scuole e perchè anche volendo documentarsi, per chi lavora non c’è il tempo materiale di cercare libri sui temi o cercare le fonti giuste. Google è una fonte immediata, preziosissima, ma può essere parziale, perchè non tutto pssa per internet. Soprattutto quella conoscenza che alcune menti, anche illuminate, comunque sono riluttanti a condividere.
    Quello che è più difficile è proprio evitare il rischio di finire per citarsi addosso…
    L’unica maniera è quella di richiamare l’attenzione di qualcuno che conta e che sia davvero disposto a condividere cultura storica della fotografia. Mi domando, i soci dell’ AFIP, parteciperebbero? Se si, sarebbe una risposta a quanti l’accusano di corporativismo e chiusura e sarebbe un vero segno di cambiamento, perchè se anche in passato c’era chiusura, non è detto che non si possa cambiare.
    Se no, sarebbe interessante raccogliere comunque una storia alternativa della fotografia, raccontata da chi ha attraversato l’oceano di cambiamenti mantenendo la bussola, mantenendo la consapevolezza della propria professionalità.
    Ora me ne torno a scansionare pellicole…

    Monica

  28. Ciao Luca,
    trovo fertile questa discussione, perchè da un lato credo che ci sia bisogno di molta riflessione per poter guardare al futuro con un po’ di serenità e mente lucida. La riflessione non può che partire dal passato, guardato con il senno di poi, che ci può aiutare a capire ciò che è stato metabolizzato della nostra storia recente.
    La storia recente, come giustamente dici tu, la possiamo scrivere noi, perchè non si insegna ancora nelle scuole e perchè anche volendo documentarsi, per chi lavora non c’è il tempo materiale di cercare libri sui temi o cercare le fonti giuste. Google è una fonte immediata, preziosissima, ma può essere parziale, perchè non tutto pssa per internet. Soprattutto quella conoscenza che alcune menti, anche illuminate, comunque sono riluttanti a condividere.
    Quello che è più difficile è proprio evitare il rischio di finire per citarsi addosso…
    L’unica maniera è quella di richiamare l’attenzione di qualcuno che conta e che sia davvero disposto a condividere cultura storica della fotografia. Mi domando, i soci dell’ AFIP, parteciperebbero? Se si, sarebbe una risposta a quanti l’accusano di corporativismo e chiusura e sarebbe un vero segno di cambiamento, perchè se anche in passato c’era chiusura, non è detto che non si possa cambiare.
    Se no, sarebbe interessante raccogliere comunque una storia alternativa della fotografia, raccontata da chi ha attraversato l’oceano di cambiamenti mantenendo la bussola, mantenendo la consapevolezza della propria professionalità.
    Ora me ne torno a scansionare pellicole…

    Monica

  29. Già, Monica: il punto è proprio vedere la reazione ;-)
    Io sono ottimista, credo che ci sia spazio per l’evoluzione… Spesso ci sono fatti che contano più delle parole.

  30. Già, Monica: il punto è proprio vedere la reazione ;-)
    Io sono ottimista, credo che ci sia spazio per l’evoluzione… Spesso ci sono fatti che contano più delle parole.

  31. Buongiorno Luca
    Ho 67 anni e sono stato Art Director di diverse importanti Agenzie Pubblicitarie e ho avuto modo di conoscere per lavoro tutti i fotografi che hai pubblicato. Ho sentito una stretta al cuore solo per il ricordo della loro immagine che è legata ai migliori anni della mia vita. Certo che erano tempi d’oro! Le Agenzie di Pubblicità hanno fatto grandi i fotografi e i fotografi hanno fatto grandi le campagne che nascevano dalle mani degli Art. Il mondo è profondamente cambiato e anch’io mi sono dovuto adeguare ai tempi. Ho visto scomparire diversi mestieri: il compositore, il fotolitista, la stampa fotografica di qualità e i Clienti che, con estrema competenza, ci consentivano di “creare” le grandi Campagne che sono passate alla storia. Ora non possiamo rivivere quel passato dove il grande fotografo era considerato più un artista che un professionista. Ricordate Mulas ?
    Non voglio dire che ci si debba rassegnare ma forse bisogna cambiare mentalità. sono convinto che, per quanto ci sforziamo di cambiare le cose, le cose prenderanno la strada che il mercato ci obbligherà a prendere. In fondo esattamente come è stato negli anni Settanta e Ottanta. Economicamente era tutto più facile, una servizio di Luciano Ferri o di Giancolombo per una campagna poteva costare anche diversi milioni di lire. Oggi sarebbe impensabile, non perchè è sopraggiunta l’era del computer come molti potrebbero credere, ma perchè allora furono commessi gravi errori di valutazione soprattutto dalle Agenzia di Pubblicità che non hanno mai saputo fare squadra quando le cose precipitavano. Potrei andare avanti per ore ma devo concludere. Credo che sia comunque importante che, tu Luca, cerchi di riparare una rete che nessuno ha mai provveduto a riparare e riprendere così il mare aperto e provare a gettarla.

  32. Buongiorno Luca
    Ho 67 anni e sono stato Art Director di diverse importanti Agenzie Pubblicitarie e ho avuto modo di conoscere per lavoro tutti i fotografi che hai pubblicato. Ho sentito una stretta al cuore solo per il ricordo della loro immagine che è legata ai migliori anni della mia vita. Certo che erano tempi d’oro! Le Agenzie di Pubblicità hanno fatto grandi i fotografi e i fotografi hanno fatto grandi le campagne che nascevano dalle mani degli Art. Il mondo è profondamente cambiato e anch’io mi sono dovuto adeguare ai tempi. Ho visto scomparire diversi mestieri: il compositore, il fotolitista, la stampa fotografica di qualità e i Clienti che, con estrema competenza, ci consentivano di “creare” le grandi Campagne che sono passate alla storia. Ora non possiamo rivivere quel passato dove il grande fotografo era considerato più un artista che un professionista. Ricordate Mulas ?
    Non voglio dire che ci si debba rassegnare ma forse bisogna cambiare mentalità. sono convinto che, per quanto ci sforziamo di cambiare le cose, le cose prenderanno la strada che il mercato ci obbligherà a prendere. In fondo esattamente come è stato negli anni Settanta e Ottanta. Economicamente era tutto più facile, una servizio di Luciano Ferri o di Giancolombo per una campagna poteva costare anche diversi milioni di lire. Oggi sarebbe impensabile, non perchè è sopraggiunta l’era del computer come molti potrebbero credere, ma perchè allora furono commessi gravi errori di valutazione soprattutto dalle Agenzia di Pubblicità che non hanno mai saputo fare squadra quando le cose precipitavano. Potrei andare avanti per ore ma devo concludere. Credo che sia comunque importante che, tu Luca, cerchi di riparare una rete che nessuno ha mai provveduto a riparare e riprendere così il mare aperto e provare a gettarla.

  33. Sono tra i sopravissuti dell’Afip e depositario del materiale di archivio -fotografico, epistolare e amministrativo – dell’Associazione e mi metto a disposizione per avviare il progetto lanciato da Luca per la conservazione e divulgazione della storia dell’AFIP.
    Ringrazio Luca con quale spero di avere presto un contatto diretto.
    Ciao Luca.
    Alfredo Pratelli.

  34. Sono tra i sopravissuti dell’Afip e depositario del materiale di archivio -fotografico, epistolare e amministrativo – dell’Associazione e mi metto a disposizione per avviare il progetto lanciato da Luca per la conservazione e divulgazione della storia dell’AFIP.
    Ringrazio Luca con quale spero di avere presto un contatto diretto.
    Ciao Luca.
    Alfredo Pratelli.

  35. Buon giorno Afip.
    Ci siete? Sarà difficile che vi ricordiate di me; ho lavorato tanto con voi (Clari, Pratelli, Del Comune e altri: anche Alfa Castaldi era dei vostri?).
    Bene: razzolando in rete ho provato “Pratelli” ed è saltata fuori AFIP. E’ una buona occasione per mandarvi un saluto affettuoso (e grato, perché con voi ho imparato a “vedere”).
    Silvana Biasutti

    1. Cara Silvana, quel Pratelli sono io e ti ricordo ancora con molto piacere. Peccato che ho trovato il tuo commovente messaggio solo ora. Spero si possa ancora entrare in contatto.
      Certo che ricordi bene di Clari, Del Comune, Alfa Castaldi e tanti altri.
      Ti cercherò con tutti i mezzi. Un abbraccio Alfredo

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