Oggi parliamo di stampa interattiva, uno dei più interessanti scenari per il “futuro della stampa”. Chiedersi quale possa essere il futuro della stampa sarebbe come chiedersi quale sarà il futuro dell’immagine. E’ importante capire che l’evoluzione dei media digitali, dopo essersi proposta e specialmente essere stata usata come alternativa “a costo zero” rispetto alla produzione “fisica”, ha bisogno di distaccarsi sempre di più da questi confini e da questa gabbia, per acquisire una nuova dimensione che sposta il focus da “immagine ferma” a “immagine in movimento”. Oggi dirò una di quelle cose che non mi aiuterà a guadagnare consensi e simpatia, ma la dirò lo stesso: la fotografia NON è fatta per gli schermi e per la comunicazione digitale. Quando si arriva su uno schermo, gli utenti sempre di di più si aspettano che succeda qualcosa: qualcosa che “si muove”, qualcosa che si “sente/ascolta” e specialmente qualcosa di “interattivo”. Certo, possiamo non includere questi elementi, ma sarà l’utente che li cercherà, e li troverà… altrove: mentre guarderà le vostre fotografie, cliccherà qualche link di Facebook, ascolterà il nuovo disco dei Muse (bellissimo, tra l’altro) o guarderà anche altro. La scelta è vostra: catturare solo una piccola percentuale dell’attenzione degli utenti, lasciando a mondi esterni il resto, oppure rubarla tutta per noi.

La fotografia NON è fatta per gli schermi e per la comunicazione digitale

Su questi ragionamenti, abbiamo discusso tanto, e abbiamo sviluppato piattaforme di ricerca creativa e tecnica in questi anni. Abbiamo parlato di video, di Cinemagraph, di Parallax Scrolling, di riprese ad alto numero di fps da rallentare, di Hyperlapse e di tante altre tecniche. Celebreremo a breve tutto questo con un numero incredibile di JPM, che vorremmo far diventare una specie di Manifesto di quello che è – secondo noi – la fotografia e l’immagine del futuro, sugli schermi. E con questo, però, affronteremo anche un altro step, importante: il futuro dell’immagine, appunto, non si limita agli schermi, ma dobbiamo progettare in modo diverso in funzione del media di destinazione: se finisce su un media “statico”, allora la forza dell’immagine “singola” deve essere più forte, deve essere una sintesi, deve fermare le persone per un tempo coerente e utile.

Stampa interattiva: i ponti sono già a nostra disposizione

L’altra cosa che bisogna affrontare, in modo serio, sono i ponti da un mondo all’altro: fermarsi ad un solo ambiente non solo è limitante, ma anche pericoloso. Dire “io lavoro per l’immagine stampata” oppure “io mi occupo solo di comunicazione digitale” più che una scelta sembra sempre di più una dichiarazione del non sapere come fare “l’altro lato”, ed è un limite che non ci si può permettere. O, perlomeno, bisogna capire se davvero è sensato: sul monitor passa ormai quasi il 90% della comunicazione (possiamo permetterci di non “esserci”?), sull’immagine stampata si giocano sensazioni e valori più elevati, meglio percepiti da un pubblico raffinato (vogliamo non proporre il nostro lavoro a questo pubblico selezionato?). No, stare fuori è sintomo di paura, non di strategia (eccezioni escluse, che sono capaci di trovare una nicchia di serenità invidiabile).

La realtà vera e quella digitale sono sfaccettature della nostra vita, ormai, e il nostro pensiero progettuale non può non tenere conto

Quindi: pensare a come progettare comunicazione su entrambi questi “lati” e poi creare i ponti. Qualche giorno fa, un nostro lettore diceva di non capire la nostra visione di spostare la produzione (almeno parte di questa) da singoli scatti a riprese video 4K, dalle quali tirare fuori dei frames eventualmente da trasformare in fotografie “fisse”. I motivi sono tanti, ma il più importante è quello di pensare alla doppia sfaccettatura della comunicazione per immagini: avere sia un’immagine in movimento che una “ferma” ci permette di creare due versioni dello stesso messaggio visivo, uno per ogni ottimizzazione del media che lo ospiterà. E poi la grande idea è quella di unire questi mondi: con i ponti appunto: qualcosa che da un mondo “fermo” ci porta verso un mondo “in movimento”. Ed è quello che abbiamo fatto per un progetto bellissimo, realizzato da noi di Jumper per HP con la collaborazione di Naba, l’Università dove siamo docenti di grafica editoriale e digitale. Quello che abbiamo fatto è stata una mostra, stampata, che non si fermava a quello… ma la stampa era il risultato più evidente, concreto, avvolgente, emozionante di un processo di comunicazione che poi permette di estrarre uno smartphone, di puntarlo direttamente sulla stampa e di creare una nuova “realtà aumentata”, dove le immagini “ferme” iniziano a muoversi, a raccontare altre e nuove sfumature, a suonare, a permettere azioni interattive… La realtà vera e quella digitale sono sfaccettature della nostra vita, ormai, e il nostro pensiero progettuale non può non tenere conto. Guardate il video di sintesi, noi abbiamo raccontato questa esperienza in un evento con tanti professionisti impegnati nel mondo della stampa, della comunicazione, della pubblicità, e abbiamo visto i loro occhi sgranati, l’emozione prendere forza, la voglia di cambiare le regole del gioco immediata e appassionata.

Ancora una volta, il futuro ci propone nuovi strumenti, ma è solo la creatività che può trasformare tutto in qualcosa di valore. Nel nostro impegno il punto di vista formativo (nelle università, dove cerchiamo di contribuire alla nascita di nuovi giovani professionisti che non si vogliono limitare seguendo linee di pensiero progettuale di un’altra Era, ma anche portando – con eventi e corsi – ai professionisti di tutta Italia questi segnali) e quello culturale sono sempre al centro dei nostri sforzi. Il fenomeno evolutivo dei media, del modo stesso di come “scattare” o fare riprese, è così evidente che ci stupiamo a volte del come questi linguaggi stentino ad entrare in certi settori, anche perché sono la base delle richieste di un mercato che non sa più cosa chiedere, ma che si accorge e compra quello che davvero crea forte emozione. Il mercato – lo abbiamo detto durante l’evento di presentazione di questo progetto – deve innamorarsi di quello che facciamo, e l’innamorarsi ha a che fare con qualcosa che colpisce forte la sfera emotiva, che è capace di avvolgere e darci sensazioni. Creare “innamoramento” è uno dei temi caldi che tratteremo in autunno… presto ve ne parleremo.

 

Immagine in evidenza: Death to the stock photo.

One response

  1. Non vedo l’ora di vedere il prossimo JPM ! Siete sempre fonte di ispirazione per imparare e migliorarsi.

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