Rosso di sera


Di: Luca Pianigiani
novembre 1, 2009
Posted In: Adobe CinemaDNG, Canon, DSLR, DSMC, Jim Jannard, Jump, JumperCAMP, Nikon, RAW, RED
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Torniamo, almeno in parte, sul tema della settimana scorsa. Non avremmo voluto farlo, perché insomma… ne abbiamo parlato, discusso tutta la settimana, e poi sembra che ne scriviamo perché abbiamo lanciato il nostro Jumper Camp basato su questo argomento. Chi ci conosce bene, però, sa che non ci muoviamo per “interesse” e che non ci piace ripeterci. Con quello che è successo, proprio l’altro ieri, il 30 ottobre (ma da noi, in fuso orario europeo, si è letto ieri, il 31 e quindi ieri che è ancora oggi per chi scrive), come fare a non ripensare a tutto quello che si è detto in questa settimana, sull’argomento del video, del cinema, della fotografia? Il “problema” è che qualcuno ieri ha ribussato alla porta, dicendo: hey, guardate che noi stiamo andando avanti nel progetto e tra breve...

Parliamo di RED, a cui abbiamo accennato proprio sul SJ di domenica scorsa, sebbene abbiamo poi sviluppato il discorso più sulle reflex di “casa nostra”, quindi di Canon e di Nikon. Questa azienda, davvero “bizzarra” per certi versi, che comunica e annuncia sul forum con dei post del “capo” Jim Jannard, che produce oggetti che sembrano disegnati per i film di animazione di fantascienza, e che per certi versi è di un’arroganza che viene giustificata solo dalla genialità, ha mostrato la forma della RED DSMC – (Digital Stills and Motion Camera), e ancora una volta lascia interdetti. Userà il nuovo sensore Mysterium-X 5K in grado di lavorare con queste prestazioni:

  • 5K (2:1) at 1-100fps
  • 4K (2:1) at 1-125fps
  • Quad HD at 1-120fps
  • 3K (2:1) at 1-160fps
  • 2K (2:1) at 1-250fps
  • 1080P (scaled from full frame) at 1-60fps

In pratica, un oggetto che mette insieme risoluzione fotografica (ok, noi siamo abituati a risoluzioni maggiori, in fotografia, ma guardate il contesto generale dell’utilizzo) a quella video, su un sensore 35 mm, che permette l’utilizzo di ottiche RED, ma anche Canon e Nikon (guardate qui sotto)

Inoltre, sono stati studiati sistemi per trasferire ad alta velocità i dati catturati, che – ve lo ricordiamo, perché è importante – sono in formato RAW, e quindi… sono davvero tanti! Guardate qui sotto:

Per poter avere una macchina di queste bisogna seguire una procedura, che prevede l’acquisto di una versione “beta” per poi seguire le varie evoluzioni, un percorso non privo di tortuosità, che privilegia coloro che sono già utenti RED e che crea un network di utilizzatori che sicuramente contribuiranno, utilizzando le versioni non ancora definitive, a rendere definitivo il prodotto.

Quello che vogliamo rimarcare in questa sede è la cronaca, più che la filosofia. Questa cosa sta succedendo, e tutti ne stanno parlando, nel mondo: non possiamo certo tirarci indietro noi che per primi in Italia ne abbiamo raccontato le potenzialità e le visioni. Aggiungiamo però una serie di dettagli: proprio “a causa” del corso che stiamo organizzando, ma anche per capire meglio questa rivoluzione, stiamo parlando con i nostri “vicini”, e per esempio abbiamo chiesto a Canon se c’è in previsione qualche progetto che possa portare verso un formato video RAW anche per il video (e per ora non se ne parla, o almeno non è dato sapere, anche se qualcuno ne sta accennando nei corridoi del web). Abbiamo chiesto a Nikon risposte ad alcune scelte tecnologiche fatte, e ci stanno facendo avere delle informazioni più approfondite. E poi c’è Adobe che ha iniziato a parlare di un formato CinemaDNG, che fa capire che la tematica è calda, che si sta percependo qualcosa di importante.

In tutto questo, ci siete voi, che amate come noi la fotografia, che avete da sempre vissuto la fotografia come “sintesi” ed eccellenza dell’istante perfetto.  E che quindi vi sentite (e noi con voi) nella difficoltà nei confronti di un lessico diverso, dannatamente diverso. In molti avete commentato, la scorsa settimana, dicendo che i fotografi non devono cambiare il loro mestiere, che ci possono essere tante applicazioni nell’immagine e nella comunicazione, ma che la fotografia ha e avrà sempre il suo valore. E’ vero, lo controfirmiamo, siamo noi stessi i primi che ci sentiamo degli stupidi quando cerchiamo di muovere una macchina che, per noi, nasce per essere ferma. Ma poi ci soffermiamo su quello che sta succedendo, torniamo a guardare queste RED che sembrano tanto i dorsi digitali della metà degli anni ‘90, che sembravano oggetti misteriosi, così distanti da noi e che sono stati la base per quella che è la fotografia digitale di oggi.

Siamo davanti a un momento storico. Cerco di trasmettervi questa sensazione non per opportunismo, non perché amo meno di voi l’immagine fissa, ma perché questa sensazione è troppo forte per lasciarla in un cassetto. Probabilmente siamo oggi quello che Jump (la nostra rivista cartacea, nata appunto nel 1995) era per la rivoluzione digitale: lo spazio dove se ne parla, dove ci aiutiamo a capire, dove utenti, creatori, fruitori, committenti e aziende produttrici si uniscono insieme, perché prima del mercato ci deve essere la percezione di quello che sta succedendo.  All’epoca, ho usato delle metafore, per far digerire il “nuovo”, ora ne cerco altre perché so che devo farvi superare una barriera che è più difficile di quella del passaggio tra analogico e digitale, ma ha a che fare con il come si vede, e come si costruisce l’immmagine, da fissa a movimento. Ci provo…

1) Quando si lavora con le reflex che fanno video (anzi, abbiamo stabilito che fanno “cinema”, il video è cosa di poco conto!), si lavora con 24 “fotogrammi al secondo”. Le reflex più potenti, sullo scatto continuo, arrivano a 11 fotogrammi al secondo, ma questo non l’abbiamo mai vissuto come un problema di linguaggio, no? Beh, iniziamo a pensare che abbiamo a disposizione un “motore” più veloce.

2) Pensate ad una situazione come quella di una sfilata di moda. In pochi secondi bisogna catturare figura intera, mezzobusto, dettaglio… e la modella cammina veloce, e dopo un istante va via, lasciando lo spazio ad un nuovo vestito. Molte volte, lo stress dell’attimo da catturare è superiore al guardare ogni sfumatura, del viso, del vestito, della postura. Fare un video consente, in un secondo momento, di scegliere davvero il “frame” perfetto.

3) Molti fotografi di moda amano lavorare di fianco alla fotocamera, non “nella” fotocamera. Pensano – e sono in molti a concordare con questa tesi – che stare “dietro” alla macchina possa togliere rapporto con la persona fotografata. Lavorare in video consente di liberarsi anche del momento dello scatto: la libertà è totale, andrebbe provata.

4) A volte le immagini possono essere fisse, ma generare microscopici movimenti, e si ottiene un risultato incredibilmente intrigante. Pensate ad una scena di moda, la modella è ferma, immobile, ma dopo un paio di secondi che la guardiamo, il sorriso si allarga leggermente, oppure un colpo di vento fa muovere i capelli. Poco… quasi nessuno potrebbe accorgersene, ma in realtà l’occhio lo percepisce e trattiene lo sguardo. In una foto di still-life un bicchiere potrebbe dopo un paio di secondi far cadere una gocciolina e creare quindi tensione visiva.

Vogliamo dire che dobbiamo digerire le innovazioni a modo nostro. Forse, settimana scorsa, ho spaventato molte persone, perché fare “cinema” è dannatamente difficile, ma è una strada che potrebbe aprire moltissimi orizzonti. Ci si può arrivare a piccole dosi, trovando una strada, che può essere utilitaristica, che può aggiungere piccoli elementi o piccole “furbizie” come quelle che abbiamo raccontato in 4 punti (ma potrebbero essere 100, vi mostreremo molti esempi). Ma quello che serve è capire che gli spazi si allargano, ed è un vantaggio che è bene cogliere. Non per essere tuttologhi, non perché dobbiamo violentare il nostro mestiere, non perché “ora ci dobbiamo mettere a fare anche video”. Ma perché stanno cambiando i media, i metodi di fruizione, i ritmi della comunicazione e possiamo affrontare tutto questo guadagnandoci. Serve una base, per capire, per dominare, per sapere cosa non è positivo fare.

Se tornate alle RED, vi accorgerete che i ragazzi parlano una lingua diversa dalla nostra, così come quindici anni fa “quelli dei computer” parlavano una lingua diversa da noi. Malgrado questo, ora tutti parliamo “la lingua straniera” di quelli che non capivamo. Siamo abbastanza convinti che tra 5 anni le fotocamere saranno molto diverse rispetto a quelle di oggi, e forse somiglieranno più alle RED che non alle reflex attuali. Ma abbiamo bisogno di digerire i cambiamenti, e le aziende fotografiche anche, perché hanno la nostra stessa cultura. Oggi non sappiano se investire 28 mila euro per una RED sia sensato per un fotografo che non ha mai pensato di fare un video, che non ha cultura di cinema, ma il futuro ce lo stanno mostrando, forse sono solo “dei ragazzi pazzi”, e non credo che sia così. Oggi dobbiamo entrare in un mondo nuovo da capire, magari anche per evitarlo, poi (non prima). Ci sono persone che ancora usano la pellicola, ma chi lo fa ci auguriamo che lo faccia dopo avere analizzato vantaggi e svantaggi (forse a modo suo, forse in modo discutibile, o forse con buone motivazioni).

Noi tratteremo sempre di più questo argomento, non in “sostituzione” di altri più “ufficialmente vicini alla fotografia”, ma in aggiunta. Troverete qui amici che vi consiglieranno, cercheremo di trasmettere la cultura del “movimento” mantenendo la rotta all’interno del mondo della fotografia. Anche quando vi sembrerà che tratteremo argomenti distanti, siamo sempre focalizzati sulla fotografia professionale, ve lo assicuriamo. E il 17 novembre saremo a parlarne, forse può valerne la pena, ma valutate voi…