Android sulle reflex e fotocamere professionali? Qualcuno ci sta pensando…

Reflex fotocamera con sistema operativo android

Adam Birkett

In un 2017 in cui si prevede si scatteranno 1,2 migliaia di miliardi di fotografie, c’è bisogno di scattarne altre? Si, certamente, perché ci sono fotografie di soggetti/situazioni/oggetti che lo richiedono (perché non ci sono ancora fotografie che li “raccontano”). Le situazioni sono ovviamente – per fare esempi semplici – un prodotto ancora non uscito sul mercato, l’abbinata di un outfit esclusivo, un concerto, un matrimonio, un evento sportivo, una persona in una determinata occasione.

Banalizzando, le “cose da fotografare” sono legate alla cronaca o ad una novità di prodotto (che, di fatto, indirettamente, è anch’essa “cronaca”). Tutto il resto già esiste, già fotografato in miliardi di modi, molti dei quali disponibili (gratuitamente o a pagamento, per esempio in una agenzia di immagini stock). Paesaggi, monumenti, tortine con le fragole, gatti, paesaggi al tramonto, strade, piedi… tutto questo già esiste, perché fare uno sforzo? Perché aggiungere alla massa infinita di immagini già esistenti (che si accumulano, arriverà un momento in cui troppe immagini vinceranno sugli umani, e ci ridurranno alla schiavitù… immagine metafora poi non così distante dalla verità)?

Chi ci segue, avrà intuito che da tempo ci interessiamo all’intelligenza artificiale, che sembra fantascienza, eppure non è così: è la tecnologia che più modificherà la nostra vita (di esseri umani e anche di professionisti, specialmente se siamo creativi, perché la creatività nasce dall’analisi di quello che vediamo, come lo aggreghiamo, come lo elaboriamo nella nostra mente, tutto questo lo chiamiamo “creatività”, ma di fatto applichiamo un algoritmo rudimentale, e per di più nemmeno ce ne accorgiamo). Come potremo vincere su macchine che analizzano miliardi di dati in più, e che sanno “come e perché usarli”? Troppo spesso lavoriamo sulla superficialità estetica, sull’effetto speciale, sull’essere originali, e invece andiamo a raccogliere pezzi/elementi/ingredienti di quello che già ci è passato davanti agli occhi. Abbiamo parlato dei pericoli (e delle occasioni) dell’Intelligenza artificiale in vari articoli, se avete voglia di ricollegare i punti, potreste andare qui, oppure qui (dove parlavamo specificamente di rapporto con la creatività) e anche altrove, ma non possiamo fare un elenco troppo lungo di link.

Da creativi, da fotografi, bisognerebbe davvero avvicinarsi a quello che “dicono” le nostre immagini, per esempio usando le tecnologie già disponibili a noi (esseri umani), per esempio potreste andare a questa pagina di Google che permette di analizzare un’immagine, dalla quale se ne derivano molte informazioni, e si può capire cosa effettivamente “viene estrapolato” da ogni fotografia (fate una prova, è abbastanza impressionante). Ma ci sono studi ancora più evoluti, per arrivare ad un vero motore di ricerca basato sulle immagini e sul contenuto visuale. Ovviamente ci sta lavorando sempre Google, ma anche altri come per esempio Yossarian – Creative Search Engine (chissà se avrà la forza per riuscirci, in questo momento sembra esserci un problema per iscriversi, ma potete guardare il video di presentazione che pubblichiamo qui). Ma attorno all’intelligenza artificiale legata all’immagine ci stanno lavorando tutti i “Big”, per esempio Amazon ha proposto Echo Look | Hands-Free Camera and Style Assistant, un assistente visuale che aiuta a scegliere il migliore vestito, Facebook e altri che potrebbero essere i nuovi protagonisti del futuro.

Tutto questo si sposa, perfettamente, con un’analisi legata al futuro degli strumenti per realizzare fotografie. Oggi, di quelle 1,2 migliaia di migliardi di fotografie che saranno state scattate nel 2017, l’85% sarà realizzata da uno smartphone. Non ci deve preoccupare questo, specialmente se siamo tra i fortunati che hanno e che usano eccezionali fotocamere (c’è la fila, in questi giorni, per prenotare la nuova Nikon D850 ed è un buon segnale), ma ci deve portare a riflettere sulla possibilità di affiancare l’incredibile mole di tecnologia che si sta riversando sugli smartphone e che potrebbe essere al servizio anche di una fotografia più nobile (e, di conseguenza, per i professionisti). Analisi pre scatto, registrazione di più contenuti (piani di messa a fuoco, gamma tonale evoluta, frames sequenziali come per esempio le live photos o similari) rispetto al Raw che conosciamo “oggi”, ma anche intelligenza artificiale (per non dire anche realtà aumentata), e ovviamente post produzione (app per aggiungere preset, per correggere/modificare e ancor più importante per inviare, condividere, distribuire). Per questo, troviamo interessante la provocazione che abbiamo letto qui, dove si consiglia ai produttori di fotocamere di inserire il sistema operativo Android negli apparecchi futuri (è già stata fatta qualche esperienza, da Nikon e da Samsung, ma non ci ha creduto nessuno, né le aziende né il mercato, ma era anche un test anticipato e comunque legato a delle “compatte”, mondo che ha perso il suo appeal). Ovvio che questa “realtà già esiste”, ovvero: tante fotocamere possono inviare, tramite Wi-Fi o Bluetooth e app dedicate, le immagini scattate su uno smartphone. Ma non stiamo pensando ad un’operazione in due step separati, ma ad una vera integrazione, unica strada per poter davvero sfruttare entrambi i lati di questi universi.

Poi, ovvio, oltre alla qualità tecnica (sensori, obiettivi, potenza di calcolo) e agli sviluppi dell’Intelligenza artificiale, servirà sempre – e per fortuna – cultura, intelligenza, sensibilità, che sono elementi che non sono programmabili, che non si manifestano grazie al “calcolo” e che fanno e faranno sempre la differenza (purché… tutto questo ci sia sul serio, e non solo a parole).