Più “bande” che “larghe” le connessioni italiane
Di: Luca Pianigiani
febbraio 28, 2010
Posted In: 4G, Banda Larga, Burburrt, Digital Divide, Fibra ottica, Gbps, Google, Gucci, iPad, Mbps, Streaming sfilate, Wifi
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L’economia – non solo quella digitale, in generale – ha bisogno di “banda larga“. Non quella citata da un eccellente titolo di un quotidiano italiano, per descrivere la vicenda e i “fattacci” scoppiati su Fastweb e su una società del gruppo Telecom (ne avrete letto). Di questo – ovvero della banda larga – si discute da tanto e ovunque. Peccato che il problema non è quello che si discute, non quello che si fa finta di risolvere, ma quelli che sono i fatti.
Non so da dove cominciare… potrei parlare delle prese in giro dei provider telefonici con le chiavette USB di ultima generazione, che promettono velocità da 14,4 e addirittura 28.8 Mbps. Ne ho presa una, da 14.4, di TIM, che va “benissimo”, ha solo due “piccoli” difetti: è così “grassa” da impedire il collegamento della stessa insieme ad un altro device USB o Firewire sui portatili (qualcuno dirà che è colpa del Macbook, che ha poco spazio tra una porta e l’altra, altri diranno che si può usare un adattatore a filo… ok, ma infastidisce lo stesso); il secondo difetto è che la velocità massima che ho visto usando questa chiavetta è di 5 mbps, e non posso nemmeno reclamare, perché tanto si sa che i dati sono “nominali”, secondo la legge. E’ scritto infatti che la velocità non è garantita, dipende dalla zona, da quante persone sono collegate, dalle condizioni generali della rete. Il fatto è che non si tratta di “dati nominali”, sono dati falsi e basta: prese in giro! Ho provato a navigare a Milano, in varie zone ma tutte centrali, dove “di sicuro” c’è una copertura, ad ogni ora del giorno della notte, ho dovuto subire anche una “velocità” di 1 Mbps, altro che “super veloce”. Non esiste la possibilità di andare alla velocità nominale, mai. Non che vada meglio con le velocità “nominali” dell’ADSL: se volete arrabbiarvi, andate e fate il vostro test di velocità su Speedtest, e avrete conferma di quello che tutti sanno: navighiamo a metà, a 1/3, a 1/4 della velocità dichiarata (e pagata).
Le promesse per superare il Digital Divide ci fanno solo arrabbiare, quindi: alla fine del 2010 ci viene promesso da un Protocollo d’intesa (sottoscritto dal Ministero delle Comunicazioni e l’UPI – Unione Province Italiane) una connessione di minino 2 Mbps per altre 2 milioni di famiglie italiane; ne mancheranno almeno altre 5 milioni di famiglie, dopo questo grande intervento. Sapete quello che costerà? 500 milioni di Euro, che si aggiungono a quelli già stanziati di 364 milioni di Euro (160 che ci sono stati “regalati” dalla Comunità Europea), che avevano come “missione” la fornitura di “banda larga” ad un altro milione di famiglie. 864 Milioni di Euro per… fornire connessione internet a 3 milioni di famiglie! Dai, è una presa in giro! E una volta ottenuta questa meravigliosa conquista, ben tre milioni in più di famiglie avranno una connessione “nominale” di 2 Mbps, che sarà effettivamente di quanto? di 400 Kbps? Quello che si poteva fare con un cellulare 6 anni fa?
E poi, perché stiamo parlando ancora di reti fisse? Cavi? Città da scoperchiare, da rompere, il dramma dell’ultimo miglio ancora da superare? Perché non puntare sulle reti wireless, siano queste di tipo cellulare (la sperimentazione del 4G è già partita, e promette velocità fino a 275 Mbps in download e fino a 75 Mbps in upload), o hotspot che possano “irradiare” connessione in tutte le aree delle città. E se cavo deve essere, almeno che sia fibra ottica usata con le ultime tecnologie (non basta il cavo), dove la velocità che si sta mettendo sul piatto è quella di 1 Gbps (1024 Mbps, tanto per essere chiari), proposta come sperimentazione da Google, ma anche Shaw Communications in Canada sta preparando un’offerta, per non considerare quello che già dal 2008 è una realtà in Giappone, ad un costo di 51,40 dollari al mese, più o meno quello che noi in Italia paghiamo per avere un’ADSL da poco più di 3 Mbps.
Non voglio chiedere “soluzioni” (sarebbe troppo, alla luce dei fatti): voglio avere il diritto di non essere trattato come un deficiente. Possiamo anche accettare (si fa per dire) di vivere in un Paese del terzo mondo, dal punto di vista tecnologico, ma non raccontateci frottole: il Digital Divide non lo supereremo in questo modo, anche perché non si supera con il denaro pubblico, specialmente se i costi di questi “progetti formidabili” sono questi. Ci vogliono altre forze, bisogna non prendersi in giro. In questi giorni, di Moda a Milano e nelle altre capitali fashion, alcuni stilisti (Gucci a Milano, Burberry a Londra, e altri) hanno proposto le loro sfilate in tempo reale in streaming. Per vedere cosa? Basse risoluzioni, che a pieno schermo mostrano più pixel che informazioni, perché impostare l’alta qualità porta a scatti, ad una visione che non è fluida.
Si parla di telelavoro, ma poi se accendiamo la webcam è un dramma, e pensare che si potrebbe ridurre l’inquinamento stando a casa, e non bloccando le auto alla domenica, come succede oggi a Milano e in qualche altro Comune del nord Italia. Nessuno che propone soluzioni serie per evitare di passare le giornate in auto… il digitale nasce anche per questo.
Tutta teoria? Tutti discorsi che non ci toccano direttamente? Col cavolo… Molte delle nostre attività professionali sono bloccate dal fatto che non ci sia una connessione veloce, ma ancor di più da una connessione wifi veloce ovunque. Tra un mese avremo tra le mani oggetti come l’iPad (e altri) che potranno far nascere e crescere business nell’editoria e nella comunicazione (che sono il pane per tutti noi), e noi staremo li a dire “come sarebbe bello“, perché la “mobilità” ha un senso se e solo se avremo connessioni aperte e veloci, accessibili con contratti “sensati”, e se potremo sfruttare le potenzialità che la tecnologia ci offre non solo nella teoria.
Non arrivo a dire che tutto questo dovremmo averlo gratis (anche se potrebbe configurarsi come un diritto di un cittadino), ma non voglio attendere che il muro dell’ignoranza e delle bugie possa finalmente crollare. Perché non lasciare spazio all’imprenditoria vera, quella che investe per averne un ritorno concreto, ma offrendo opportunità per un mondo che vuole correre, e non rimanere al palo, magari avendo aiuti e vantaggi per coprire non solo i centri più ricchi, ma ovunque? Il Cloud computing (applicazioni e dati residenti online, accessibili ovunque, anche con computer di limitata potenza), può essere la strada per alleggerire le strutture, le aziende, per ridurre gli investimenti in tecnologia ed in infrastruttura, ma come facciamo se non possiamo convertire i nostri archivi digitali “fisici” in una realtà virtuale davvero accessibile e aggiornabile online? Quanti Gb al giorno produciamo, noi fotografi? Ogni shooting sono Gb e Gb di RAW, e ora che iniziamo a gestire anche i filmati video con le V-SLR, questi volumi crescono ancora di più. Mentre sto scrivendo, sto facendo l’upload di Gb e Gb di un progetto che presto vi presenteremo, e questo ci occuperà ore e ore. L’altro giorno ho scaricato (legalmente…) decine di Gb di software da un server, e ho dovuto lasciare tutta la notte il computer macinare dati in download. Se si potesse fare in secondi, invece che in ore, in minuti anziché in giorni, potremmo gestire servizi ed efficienza di gran lunga superiore. E uscire dalla crisi più rapidamente.
E sapete quello che mi fa ancora più rabbia? E’ che questo SJ non porta a nulla… non riesce a dare consigli pratici, non da’ aiuti concreti: è “semplicemente” uno strumento di informazione del dove siamo, di dove dovremmo essere, del pericolo causato dall’arretramento tecnologico, che porterà l’azienda Italia a perdere competitività, non solo nell’industria, nel business “con l’abito elegante”, ma anche nella creatività, perché sarà difficile inventare e realizzare idee creative che possano sfruttare il futuro, se questo futuro non riesce a sembrare nemmeno lontanamente una realtà. Se dobbiamo “immaginare” un futuro che per altri è evidente e concreto, pensate alla fatica che dovremo superare per poter andare oltre…
L’unico consiglio è quello di investire, tutti noi, in connettività veloce, appena ci viene proposta. Ricordo ancora di avere capito molto dal futuro visitando, nel 1998, la redazione di Wired a San Francisco (tra parentesi, da ieri sono un collaboratore dell’edizione italiana online, un piccolo successo personale). La sede era malconcia, i tavoli erano di legno di poco pregio, ma sotto viaggiavano cavi ad alta velocità, all’epoca un lusso per pochi. I muscoli del futuro passano dalla rete, e la sua velocità sarà determinante: vedere quello che si fa all’estero, potenziare il più possibile la nostra struttura con quello che (poco) abbiamo a disposizione, investire in connessioni “always on” non è lusso, e non è febbre tecnologica, è il modo per esserci, ora e sempre. Senza capire questo, si rimane fuori dai giochi, dalla comprensione, dal potere dei social network che stanno cambiando tutto.






Ciao Luca, qui a Parigi, con 30 euro (29,99+iva) hai internet, tv (400 canali e rai 1,2,3 ) e telefono con telefonate comprese in quasi tutto il mondo (sui fissi). Ti danno i router e il decoder.
in wifi ho
DL: 9.76
UP: 0.86
PING: 57
La mia velocita’ con Alice download 6,35 upload 0,35 Mb/s ping 42 ms
Ciao come al solito complimenti per il lavoro che fai
dalla connessione dello studio, sempre Alice, lunedì mattina:
DL: 5,68
UL: 0,37
Ping: 68 ms
Ciao Luca, l’argomento è come al solito estremamente interessante.
Non so a quale velocità sia la mia connessione ma dopo aver atteso per qualche anno la copertura della zona dove lavoro (vicino a Pontedera), mi accontento.
Ma se non sbaglio non fu fatta qualche sperimentazione di connessione tramite la rete elettrica?Ad altissima velocità e ‘gratis’. Forse è questo che non andava bene.
Ciao Luca
da anni vedo ormai questo paese come un grande “deserto tecnologico” senza possibilità che arrivino nuvole dall’orizzonte a portare la pioggia (…e quindi la vita). Noi siamo solo dei piccoli “Don Quijote del la Mancha” che cavalcano sulle dune sotto un sole accecante che brucia tutto. Speranze comprese.
Io sono dell’idea che sia giunto il momento di andersene tutti in un Paese più serio e con prospettive di sviluppo tecnologico e culturale concrete. Dove?…ovunque oltre le Alpi.
Comunque, qui a Parma, in studio navighiamo con Alice 7mega a:
Download 3,96
Upload 0,39
Ping 43ms
Server Milano
Alle 11.30 il download era a 4,25, gli altri dati uguali.
Dopo questa medicina amara, ti ringrazio per lo meno dello “zuccherino” sulla tua collaborazione con Wired…è stata un ottima scelta quella di rinnovare l’abbonamento. Mi auguro tu abbia ampio spazio tutti i mesi!!! Complimenti ancora.
Ciao Luca, finalmente un bell’articolo, una bella questione posta sul tavolo di tutti noi. Purtroppo viviamo in un paese del 3 mondo, con la differnza però che nel Burundi sono sfortunati xchè fanno parte di un continente sottosviluppato, non hanno scuole, ospedali, strade…etc, invece noi facciamo parte dell’europa, abbiamo tutte le possibilità del mondo occidentale eppure siamo arretrati molto di più, in proporzione, rispetto ad un paese del 3° mondo. L’Italia ormai da anni è questa: solo apparenza, bugie e falsità, potrei sendere sul discorso politico ma voglio evitare tanto troverei sicuramente chi è disposto ad arrampicasi sugli specchi per difendere questo governo e la classe politica, tutta, ripeto tutta sia di destra che di centro e sinistra. Faccio solo un esempio per spiegare coa è l’Italia oggi: per anni sono andato da un dentista della “Firenze bene”, palazzo signorile, sala d’attesa con pezzi d’antiquariato, quadri …etc. Il fatto è che poi questi signore che aveva si investito nell’apparenza ma non nell’att4rezzatura tant’è che faceva le radiografie ancora su pellicola, quindi spesso evitava anche di farle per contenere i costi. Oggi ho cambiato dentista, palazzo normale, nessun vezzo e lusso nell’arredamento ma macchinari nuovi, radiografie digitali, sonda e monitor…morale della favola problema di un dente che mi portavo dietro da un’anno, risolto in una settimana. Cito quest’esempio solo per avvalorare la tesi di Luca, siamo un paese ridicolo che propone modelli e valori scandalosi, siamo vecchi anagraficamente ma soprattutto lo siamo dentro, basti pensare che la Danimarca produce una bella fetta dell’energia con il solare e noi invece…? Ma ci sarà più sole in Danimarca rispetto all’Italia? Purtroppo la penso come Fochesato, è una battaglia persa, a chi può dico andate a vivere all’estero. ciao a tutti
Non ho nemmeno finito di leggere il tuo articolo, mi sono bastate poche righe per comprendere l’argomento e farmi incazzare come una bestia ogni volta che ci penso per non dire quando mi servirebbe una connessione “normale”.
Vivo in un paesino dell Valtellina, non schiantato sulla montagna, vicinissimo a “Zondrio”.
L’ADSL c’è in tutti i paesi confinanti, in alcuni c’è anche Fastweb, in altri Eolo (wireless).
Dal 2008 ecco Politec Bandalarga, la Valtellina tra le prime realtà italiane coperta da WiMax.
Hanno messo 3 antenne (mentre Eolo ne ha messe 20), e in luoghi già coperti (=concorrenza) da linee veloci. Probabilmente i soldi pubblici bastano a questa fantomatica società.
Nel mio paesino ho viaggiato con modem 56k fino all’anno scorso.
Dall’anno scorso finalmente un gestore (!?!) “Tre” copre con mega banga da 3,6Mb e ora a 7,2Mb.
Peccato che io navigo, scarico, carico ad una velocità da modem del secolo scorso, 8-10Kb/sec reali.
Altro che lavorare, altro che “digital divide”.
E in Finlandia si parla di banda larga come diritto.
Ma vaffanculo.
Scusate.
Ciao
Corrado
PS: adesso copio, capita spesso che quando invio pesantissimi messaggi come questo, non c’è più la connessione
Salve a tutti.
I miei tristi dati:
DL: 6,06
UL: 0,27
PING: 79 Ms
mercoledi 3marzo 2010
provincia di Roma
operatore Tele2 4mega flat
download: 3,72
upload :0,24
ping 97ms
isp ; vodafone omnitel N.V
Zona Luino (Va) Lago Maggiore
Connessione wireless: un progetto molto capillare realizzato dalla nostra Comunità Montana.
Contratto da 6 Mb/s (bidirezionale) al costo di 60€uro al mese.
Ho scelto questo fornitore perchè è l’unico che ho trovato che mi fornisca la banda “bidirezionale” e quindi riesco ad avere una migliore velocità di upload, comunque superiore a tutti gli altri ISP… sono fotografo e quindi la velocità di “invio” è forse più importante di quella di “ricezione”.
isp LINKEM
ping 57 ms
dwn 2.92 Mb/s (è uno dei valori più alti che in assoluto abbia mai registrato, ma va bene così…)
up 1.86 Mb/s
… però…
consiglierei a tutti di andare oltre e testare anche il http://www.PINGTEST.net: uno strumento che consente di valutare la qualità del segnale fornito e quindi, in definitiva della “qualità della strada” che percorrono i nostri bytes lungo la rete…
i miei risultati:
pacchetti persi 12% (si considera accettabile un valore massimo dell’ 1% – sic. UNO! per cento)
ping 145 ms (valore acccettabile 100 ms)
jitter 160 ms (più il valore è vicino a 0, più costante è la qualità della trasmissione)
Luca, una proposta: inviamo il link di questa pagina a qualche ministro:
Pubblica amministrazione e Innovazione: urpdfp@funzionepubblica.it,
Sviluppo Economico: ufficio.stampa@comunicazioni.it,
Infrastrutture e Trasporti: ufficio.stampa@mit.gov.it,
e chiediamo un loro parere.
Buon lavoro a tutti
Francesco
p.s… una battuta…credete sia il caso di coinvolgere anche il Ministero della Salute per tutte le “arrabbiature” che quotidianamente prendiamo per colpa di questi disservizi???
Tralascio le questione tecniche, le prove, le incazzature. (solo perchè mi sono già scornato e mi scorno qutidianamente). Ringrazio ovviamente Luca del lavoro. Ma ho una domanda. Come utenti quanto potremmo iniziare a contare? e non mi riferisco solo alle associazioni consumatori, ma mi riferisco a ipotesi di azioni collettive (non solo legali dove serve ovviamente un soggetto riconosciuto) ma di pressione nei confronti delle aziende. Se i viola sono riusciti a portare in piazza miglaiia di persone (non entro nel merito dei contenuti, cito solo come esempio di un meccanismo che dal basso é in grado di alimentare un movimento di persone su un contenuto specifico) come mai non si riesce a movimentare altrettanto su contenuti come questo? a questo post hanno rispsto più di 50 persone. Se i blogger più qualificati e autorevoli rispetto alle tematiche in questione producessero un manifesto da firmare che ognuno di noi manda, per posta, per mail , le aziende, non si potrebbe iniziare quatomeno a far parlare i media e far pressione sulle stesse aziende? e siamo sicuri non ci siano i margini per azioni legali?
Non so voi, ma a di la delle collocazioni politiche, il livello di presa per i fondelli é arrivato a punti impensabili e per diversi aspetti esasperanti. Personalmente mi batto ogni volta contro le compagnie telefoniche. E nell’ultimo caso sono almeno riuscito a strappare il cambio dell’ìiphone (sebbene dicessero che si fosse bagnato) e 200 euro di rimborso per il tempo perso (più altri 100 rimborsati a inizio contratto sempre per una loro negligenza). Ma in questo caso la battaglia solitaria non porta a nulla. E’ possibile secondo te Luca, muovere qualcosa come detto poco sopra?
grazie
marco
Ciao Luca, come al solito non posso che essere d’accordo con te, siamo un paese tristemente indietro su molti fronti, in primis su quello tecnologico.
Nel novembre 2005 ero a Madrid per una breve vacanza e la mia mascella faticava a richiudersi dopo aver visto uno spot che pubblicizzava ADSL a 20 megabit !!! Nello stesso periodo in Italia sembrava di toccare il cielo con un dito con le linee da 2 megabit.
E che dire del fatto che se SOLO SI VOLESSE internet potremmo averla tutti, ora e subito a casa, senza altri cavi e stupidaggini costose e inutili. Come? Semplice, attraverso i cavi della corrente elettrica come avviene in altri paesi come la Germania da molti anni.
Non è un segreto per nessuno che i contatori elettronici di ENEL o AEM o chi diavolo sia, fanno proprio questo, mandano i dati digitali via cavo alle centrali, quindi è possibile e si sta già facendo.
Nel frattempo però continueremo a bere vino annacquato pagandolo come il Brunello d’annata.
Un brindidi al Digital Divide, hic !!!
Alessandro Bernardi