Non siamo pazzi: sappiamo bene che gli anni veri della storia di Photoshop sono 25: il 19 febbraio del 1990 è stato presentato questo che, di fatto, è lo strumento che più ha rivoluzionato il mondo della fotografia a cavallo tra vecchio e nuovo millennio. Possiamo aggiungere una cosa: chi scrive c’era e sebbene non ricordo il primo giorno che ha iniziato ad usarlo, posso garantire che se non è stato il 19 febbraio del 1990 di sicuro è successo al massimo qualche settimana dopo, d’altra parte all’epoca non esisteva Internet, e ancor meno i rumours in rete. Non esisteva nemmeno Wired (1993) e nemmeno Jump (1994) che è stata la prima rivista dedicata all’immagine digitale in Italia e se qualcuno pensa che è strana l’affinità del nome di questa rivista con il nostro sito, beh… eravamo sempre noi.

Non possiamo quindi sbagliare: perché parliamo di 100 anni fa? Perché sappiamo – proprio per esperienza e vecchiaia – che i ritmi del mondo digitale non seguono quelli del mondo reale. Abbiamo fatto una teoria (una delle tante teorie di Jumper, prima o poi ci faremo – o ci faranno – un libro) che dice che un anno digitale corrisponde a 4 anni. Il mondo digitale corre veloce, ancor più dei megapixel (che, in questo periodo, hanno pure ricominciato a correre), ancor più delle promesse dei politici. Quanto veloce? Un anno della vita di un cane, si dice, corrisponde a 7 anni di un uomo, per noi un anno di vita digitale corrisponde a 4 anni di vita normale. Photoshop, quindi, non festeggia un quarto di secolo, ma un secolo intero, E qual è il suo stato attuale? Cerchiamo di capirlo…

100 anni di storia. Photoshop è ancora un “ragazzino”?

Vogliamo premettere: non stiamo dicendo che Photoshop sia un prodotto vecchio e decrepito (anzi: nel video qui sopra, arricchito dalla canzone degli Aerosmith, è davvero molto cool), ma di sicuro è nato in un’epoca digitale diversa. La prima volta che ho lavorato su Photoshop, il mio schermo era in bianco e nero, penso (non posso giurarci) che fosse un Macintosh SE/30 e se era proprio questo modello, la risoluzione dello schermo era di 512 x 384 pixel, che a dire il vero è superiore ancora a quello di un Apple Watch (312 x 390 pixel il modello più grande), ma si avvicina molto e poi va detto che ovviamente quella risoluzione era diluita in un monitor da 9 pollici (Apple Watch è molto più piccolo, quindi più nitido). Oggi – ancora oggi – Photoshop è usato sugli schermi dei computer, che hanno risoluzioni che arrivano ai 5000 pixel di base, gli hard disk sono grandi 1000 volte quelli dell’epoca, la Ram è cresciuta di 10 mila volte.

Questo però deve far riflettere: all’epoca, il software non pesava certo oltre 1,6 Gb ed era immensamente più snello. E le immagini digitali che era in grado di ricevere e gestire non erano certo quelle di una fotocamera di ultima generazione da 50 e oltre megapixel. Il software si apriva velocemente, lavorava velocemente e produceva meraviglie, per l’epoca.

Gli eventuali problemi per il futuro di Photoshop non si devono cercare nei “numeri”, ma nell’essenza: i computer di oggi non sono diversi perché sono più capienti e più potenti, bensì perché sono stati progettati con una logica completamente diversa, nemmeno ipotizzabile 25 anni fa, e per questo diciamo che quella meravigliosa Era di scoperte è relativa ad un secolo fa (nel mondo digitale). Se il gruppo geniale che ha scritto Photoshop nascesse oggi, avrebbe creato un’app (probabilmente gratuita con alcuni filtri o modalità di scontorno con acquisto in-app), l’avrebbe sviluppata per un uso mobile, con una interfaccia completamente diversa e specialmente l’avrebbe creato per fare solo poche cose, non per occuparsi di qualsiasi problematica o opportunità. La struttura del codice stesso è ridondante, potrebbe essere paragonato ad un guerriero che ha combattuto tante battaglie, e se ne porta dietro cicatrici e fatica. Ha esperienza da vendere, ha tanta forza, ma è figlio di un’altra Era digitale. E, specialmente, in questa Era (quella attuale) non c’è rispetto per il passato: vale solo il futuro, ogni giorno bisogna dimostrare il proprio valore, altrimenti si viene sostituiti facilmente e per tornare al centro dell’attenzione bisogna attendere i festival del vintage.

Ci sono nuove leve che forse potrebbero preoccupare. Per esempio l’uscita in beta pubblica di Affinity Photo, che promette un modo nuovo di pensare alla post produzione fotografica. Qui sopra un breve video di presentazione, se volete potete scaricare dal sito gratuitamente la beta (solo per Mac). Questi ragazzi hanno già stupito il mondo con il “concorrente” di Illustrator, Affinity Designer, e il CEO della società ha dichiarato proprio quello che stiamo dicendo, ovvero che la loro visione è orientata a prodotti snelli, potenti, veloci, efficaci sui computer di nuova generazione.

Non sappiamo se Affinity Photo sarà un vero concorrente (forse no… lo vedremo tra qualche anno, non tra qualche mese), ma il problema è che siamo abituati alle “guerre” tra due schieramenti: bianchi e neri, buoni e cattivi. La realtà del mercato non è questa. Sono mille i possibili concorrenti, alcuni li abbiamo citati qui qualche mese fa, ma c’è poi una rivoluzione in atto che porterà all’uso dei tablet di nuova generazione in sostituzione dei computer: alcuni sono già sul mercato, sebbene in posizioni timide, ma presto arriveranno i “leoni” che faranno cambiare la visione globale di quello che è un workflow di lavoro. E allora Photoshop avrà come veri concorrenti prodotti ancora più agguerriti. Già oggi personalmente uso per lavoro un flusso basato su una decina di app – in totale mi sono costate, al massimo, tutte insieme, 10 euro – che mi permettono di ottenere velocemente e con qualità professionale risultati sorprendenti e specialmente “contemporanei”. E, lo ammetto, uso meno Photoshop, anche se non potrei certo vivere senza. Al momento…

Adobe, al di là dei brindisi e delle commemorazioni, conosce bene questo fenomeno e lo ha analizzato profondamente, e la conferma arriva dalla quantità di app che sta proponendo al mercato (gratis, per avere poi tutte le funzionalità e i vantaggi non chiede soldi in più, ma solo l’iscrizione alla Creative Cloud). Il gioco è semplice: il mercato va verso le app e verso i tablet, allontanandosi gradualmente dalla nostra zona di confort e di storia? Nessun problema, noi – come Adobe – prepariamo il campo permettendo a tutti di entrare in questo mondo senza alcun sforzo, ma continuate a pagare la vostra licenza CC mensile che vi tiene legati al “software vero”. E’ una strategia giusta, condivisibile, ottimo marketing e corretto rispetto a quello che Adobe rappresenta oggi. Mi auguro però che non si perda di vista che le rivoluzioni non si riescono a “contenere”: quando l’onda arriva e supera le barriere, si perde tutto, è un pericolo che hanno toccato con mano aziende come Kodak, è un pericolo che potrebbe coinvolgere le aziende del settore delle fotocamere. Le evoluzioni si possono controllare, le rivoluzioni no.

Per questo, in questo momento di storia importante, in cui Photoshop festeggia i suoi 25 anni, sarebbe bene ricordare che – secondo la “legge di Jumper” – in realtà ne festeggia 100 e dovrebbe guardare oltre alle facce compiaciute dei fratelli Knoll che l’hanno scritto e che ricordano con simpatia le prime elaborazioni che hanno stupito il mondo. Oggi il campo di battaglia è altrove, e il collegamento al passato e alla storia è il maggior pericolo che c’è. Siamo ottimisti, comunque: siamo sicuri che Photoshop crescerà e si adatterà bene al nuovo ambiente professionale della fotografia, diciamo solo che sarà una competizione complessa, lunga, pericolosa, per nulla scontata come risultato.

Aggiungiamo che chi ha vissuto questa storia, almeno in parte, deve guardarsi le spalle con la stessa attenzione. Fotografi, grafici, designers devono capire che l’esperienza è preziosa, ma ancor di più la predisposizione a mettersi sempre in gioco, ogni giorno.

Fotografia © Anchiy / Shutterstock

5 responses

  1. Buona giornata Luca,
    ogni tanto, davanti al monitor, dopo un intervento “decisivo” in Photoshop, mi convinco che questo software vale una fortuna. Per le sue prestazioni. Eppure viene ancora frainteso, eluso e, soprattutto, “craccato”.
    A proposito di luoghi e di date, ti racconto un aneddoto.
    “Eravamo a Roma in occasione di un “Day D” organizzato da Metis Informatica, per presentare il sistema Imaginator.
    Ovviamente c’eri anche, con tutti i tuoi riccioli.
    Correva, a quel tempo, l’edizione 3.3 di Photoshop che Adobe aveva donato ai fotolitisti.
    In quell’occasione ricoprivo la carica di presidente dell’associazione fotografi professionisti italiani e come tale ero interessato a cercare e trovare opportunità per la categoria; quindi mi avvicinai al responsabile del Professional Adobe e gli chiese cosa ne pensava (memore dell’esperienza dei fotolitisti) di studiare una promozione “new entry” dedicata ai fotografi.
    Lui si girò per vedere bene chi gli avesse posto tale domanda. Aggrottando la fronte, arcuando le sopracciglia e grattandosi la nuca mi disse che Adobe non considerava, per ora, il fotografo tra i potenziali utilizzatori di Photoshop.
    Al che mi scappò una satira; nel senso che gli feci notare che in inglese Photo shop significa negozio di fotografia. E qui terminò la patner ship con Adobe. Infatti nel tempo il fotografo divenne il primo violatore della policy per quel che riguardava Photoshop. Probabilmente per ripicca.

    1. Ciao Riccardo. Ricordo quella giornata. Molto è passato sotto i ponti e oggi Photoshop è sicuramente uno degli strumenti più apprezzati (ed acquistati) dai fotografi, la collaborazione tra fotografi e Adobe è forte e non a caso esiste proprio una versione della CC dedicata a loro. Purtroppo, il fatto che in molti piratino il software è un problema non di ripicca, ma di cultura italiana. Ed è triste vedere che specialmente nella categoria degli autori si faccia tanta discussione quando qualcuno ti ruba qualcosa (per esempio una foto) e tutti fanno spallucce quando si ruba il software. O tutti ladri, o tutti corretti. Io trovo bellissimo comprare software che mi aiutano – con la loro creatività – a sviluppare le mie idee e i miei progetti (nonché il mio business). E’ una lezione che cerco di trasferire ai miei giovani studenti, ed incredibilmente con successo. Serve creare cultura e dialogo, far capire, nelle menti giovani è più semplice se si usa il giusto linguaggio.

  2. Ciao, trovo fantastica la realtà di Affinity ed in generale il mondo delle App, tutto questo assomiglia io credo al salto che ci fu dal Dos all’uso delle Icone. Era affascinante scrivere i comandi e vedere sullo schermo il lavoro che la macchina faceva per te, certo dietro quelle poche righe che spesso si imparavano a memoria c’era il lavoro di molti e di tutta l’evoluzione che l’informatica offriva, le Icone superando la fase misero a disposizione le scorciatoie dei pulsanti su cui cliccare ma quelle rudi conoscenze del Dos non hanno cessato di esistere. Il lavoro con Photoshop ha arricchito di nuova linfa la Fotografia (e non solo) e da qualsiasi punto si è partiti non si può non fare i conti con quello che ci ha preceduto, esattamente come adesso, il salto logico successivo è nel mondo delle App dove non faccio 39 passaggi per scontornare correggere dimensionare ecc. se qualcuno per me ha lavorato a rendermi la vita più facile con le applicazioni in modo che io possa riappropriarmi della mia professione e sentirmi un poco meno “informatico”. Photoshop è lì e lo teniamo d’occhio col rispetto che si deve ai grandi, necessariamente però bisogna andare avanti ed affiancarlo con nuove possibilità, nulla è abbandonato, cambia solo il rapporto con le cose non il loro valore visto che continuano a trasmetterlo e ad essere fonte di progresso.

  3. Ciao Luca sono un fotografo tuo coetaneo e forse anche qualcosa in più comunque oggi dovrebbe essere un giorno di lutto e non di festa. Il 19 febbraio 1990 muore la Fotografia e nasce l’illusione…ben lontana dalla realtà.
    Mi dispiace lo so, sono, come si direbbe ” una mentalità arretrata ” ma tu guarda in che caos siamo finiti!!!
    Tutti fotografano o almeno pensano di farlo, non c’è più un rapporto di realtà, tutto è falso, ritoccato, corretto… ma che tristezza!!
    Per fortuna abbiamo anche buone notizie come quella di Ferrania che riprenderà la produzione, si spera.

    1. Caro Giorgio: capisco… ma non sono d’accordo. La fotografia è sempre stata una finzione, il fatto che ci siano tante persone che fotografano non genera tristezza, ma solo un allargamento di vedute. Quello che conta è uscire dalla mischia, una volta bastava avere una fotocamera e saperla tecnicamente usare, ora bisogna essere (anche) bravi e avere qualcosa da dire. La tecnologia, se usata male, non ha nella tecnologia la colpa, ma solo e sempre nelle persone. Detto questo, evviva ogni forma di espressione e di opinione ;))

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