Il passato non è passato, se si parla di fotografia

Passato fotografia vintage
Fernando Venzano

Il mondo che è stato non sparisce, anzi: fa parte del presente, del futuro, e la sua storia ci permette di capire il valore di quello che è stato. Siamo legati, inevitabilmente, alle cose, ma anche ai prodotti, ai marchi (che sono – nel bene e nel male – l’elemento più vicino al concetto che, nella cultura moderna, diamo al valore. Forse questo ci fa pensare che siamo in un periodo storico di basso profilo, nella realtà l’essere umano ha sempre dato troppo valore ad elementi di scarso conto, è il nostro essere umani, fragili e, spesso troppo semplici e poco profondi, a dare peso alle cose più superficiali.

Cosa rimarrà di questo passato? Guardiamo all’indietro e ci accorgiamo che tutto è cambiato, in pochi anni. I grandi punti di riferimento non ci sono più:

1) I dischi non si comprano più, la musica è liquida. E le persone – specialmente i giovani – amano i vinili, li toccano, li ascoltano e se “saltano” è ancora più gioia.

2) La televisione non si guarda più, le persone preferiscono crearsi un canale di YouTube per essere visti, non per vedere.

3) Al cinema non ci si va più, e gli investimenti li fa Netflix che ci propone film lunghi 10 ore da vivere con una intensità molto superiore.

4) Le riviste non si comprano più, i libri poco, ma le persone non hanno mai letto così tanto nella loro vita.

5) La pubblicità crolla in tutte le aree, ma cresce quella legata al mondo digital (Search e Social).

6) La radio è forse l’unico media che non crolla, anzi: sale… ma questo non evita di vedere quanto il mondo dei podcast, che sembrano così vecchi sebbene super moderni, sia così in crescita.

Affascinante che queste rivoluzioni siano tutte attorno ai media e ai contenuti: alle cose da dire, alle emozioni più forti ed è il mondo che ci accomuna, che ci fa vivere, che crea un legame: tra le persone, e tra di noi. Le rivoluzioni moderne sono passate e passano da noi, dai mondi che tocchiamo. Ma al tempo stesso, quello che ci fa riflettere è legato a quello che, appunto, rimarrà. Perché se guardiamo con una prospettiva più ampia, è ovvio che la velocità che ha contraddistinto questi ultimi dieci/quindici anni di sicuro non si fermerà, al contrario correrà di più. Diventeranno vecchie le storie di Instagram, l’Oculus per la realtà virtuale, le forme e le icone dell’iPhone, i sistemi di interazione vocale come Echo e Alexa di Amazon o come Google Home. C’è però qualcosa che ci fa credere che il mondo, così come lo abbiamo vissuto e amato, ha qualcosa che rimarrà dentro i cuori di tutti; non perché più importanti, ma perché hanno fatto parte di un mondo più lento, meno influenzato dalla rincorsa, e poi perché la relazione con questi prodotti e approcci era più legata alla relazione fisica.

Dobbiamo lavorare per fare in modo che questo valore possa diventare una strategia per rafforzare la nostra attività, il nostro lavoro, la nostra professionalità. Tutti corrono verso un futuro isterico, bene: diventate paladini di un passato che non vuole andare via, e che anzi ogni giorno che passa guadagna peso. Abbiamo sorriso guardando l’ultima iniziativa, in Korea, di una confezione di spaghetti “istantanei ”che hanno la forma di rullini fotografici Fujifilm Provia 100F. Ma ci fa riflettere, perché è un sintomo di quello che stiamo dicendo. Forse non ci saranno più a breve le pellicole (anche se, in realtà, dopo il crollo si nota una piccola risalita e alcune produzioni interrotte sono state riattivate, come nel caso della T-Max P-3200 di Kodak, non certo con i ritmi e i numeri del passato, ma il mercato è fatto di nicchie), ma il sapore (in questo caso, il sapore di spaghetti…) rimarrà tantissimo, forse per sempre. Lo stesso varrà – ne siamo sicuri – per molti prodotti, per molti brand, per molte attività del passato.

Quando e se si vuole lavorare su questo tipo di strategia, bisogna tenere conto del tono di voce che bisogna adottare: bisogna riuscire a comunicare nostalgia a chi ha vissuto questo “mondo del passato”, ma ancor di più a chi invece lo vive come un’esperienza nuova. Bisogna tirare fuori non la “tecnica fredda” ma l’emotività che deve trasparire, fino a poterla toccare con mano. E poi bisogna fare uso delle parole giuste: per i giovani, la fotografia su pellicola non si chiama così, si chiama “analogica”, e ha un sapore tutto nuovo… E sono benvenuti corsi di camera oscura, per scattare con fotocamere di “una volta”; c’è anche un bel mercato di vendita di apparecchi (se ne avete, tiratele fuori, mettetele in vetrina, fate una pagina su Facebook per parlarne), fate pomeriggi o serate per proiettare diapositive e parlare di storie del passato, vendete magliette con elementi che ricordano la fotografia come in questo caso, fate un blog o un canale YouTube che parli di questo mondo… sarete modernissimi.