Alla fine dell’anno si fanno progetti per il futuro, ma si guarda anche a quello che non abbiamo fatto, alle occasioni che abbiamo perso o non valutato. Non per piangere sul latte versato (e a volte si cade in questo rischio, lo sappiamo bene), ma per apprendere dalle nostre incertezze. Ieri mi è capitata davanti agli occhi un’idea piccola, non certo originale, ma interessante nella sua semplicità. Si tratta di un calendario di “gufi, disegnati (in certi casi, magistralmente) da trenta illustratori, si può fare una scelta di quali soggetti abbinare ad ogni mese (e il sistema agisce in modo intelligente, inibendo dalla selezione i mesi già prescelti ed abbinati),  poi si può scaricare il file PDF da stampare. Questo progetto, piccolo, ma simpatico, mette in evidenza due elementi, ed è per quello che ve ne parliamo.

La prima considerazione è questa: perché non abbiamo fatto un calendario con le nostre foto più belle? Ok, qualcuno lo avrà fatto, e complimenti… ma migliaia di fotografi non lo fanno. Guardiamoci attorno: i calendari promozionali che si trovano nei negozi, spesso sono realizzati con immagini di pessima qualità. Nel nostro settore, rimane ancora vivo il progetto del Calendario Epson (quest’anno, protagonista Gabriele Basilico), ma gli altri si sono persi per strada (ricordi emozionanti per il calendario Ilford, quello di Kodak e altri…). Eppure, la storia ci ricorda che il calendario è uno dei primi esempi di “immagine” commerciale, che  – al contrario di un quadro – offriva l’opportunità di riproporre una nuova vendita allo “scadere” dell’immagine (il calendario ha un ruolo “a scadenza”, e quindi mette in evidenza l’esigenza di una sostituzione, e quindi di un nuovo acquisto… fossero tutte le immagini dotate di una data di scadenza… vera e non imposta da un contratto, se le immagini “andassero a male” dopo un certo numero di mesi!). E’ quindi, il calendario, un’opportunità che permette di creare un appuntamento fisso, e anche di creare un viaggio condiviso, una promozione sempre di fronte agli occhi di potenziali clienti.

Non siamo certo noi a farvelo scoprire, ma vogliamo dire che si tratta di uno strumento che merita attenzione, è percepito come utile e come qualcosa di gradevole. Perché abbiamo perso questa opportunità? Perché siamo presi da mille impegni o forse perché stampare un calendario è costoso. Per questo ultimo problema, la risposta la troviamo proprio in questo calendario di gufetti: si crea un file che poi è l’utente che può stampare a casa sua, e quindi non costa nulla, solo il nostro lavoro di “pensarlo”. Voi direte: sono in pochi che lo faranno, ma questo – in parte vero – può essere risolto creando un “format” semplice da stampare (magari non A0 come dimensione per esempio), oppure consigliando qualcuno che può stamparlo per voi (un accordo con un laboratorio), oppure un servizio che si preoccupa di questa soluzione, o – ancora – potete stamparlo voi ad una cifra corretta.

Il senso è: stampare un portfolio del vostro lavoro costa soldi e non interessa a nessuno, se non a voi. Un calendario è un portfolio che interessa anche ad altri, e fa lo stesso effetto, anzi di più. Possiamo farlo anche per soldi, ovviamente: un prodotto che, se diventa appetibile perché non solo è promozione, ma offre immagini che le persone sono disposte ad avere, possedere, appendere, può essere vendibile, ed è un mercato (lo sanno bene quelli di Max, ma anche le “veline” che ne hanno autoprodotti per anni). Non c’è solo “esigenza” di foto e calendari di fanciulle poco (nulla) vestite, ma la scelta deve essere fatta pensando alla soddisfazione dell’utente che compra e non di voi che volete promuovervi: foto che non dimostrano  “quanto siete bravi voi”, ma “quanto è piacevole avere quelle foto” sul muro dell’ufficio, del salotto, del corridoio di ingresso.

Abbiamo perso questa occasione? Non fa niente, abbiamo un anno di tempo per pensarci. Il problema principale non è organizzarsi, e nemmeno scegliere le immagini, ma capire la strategia. E questa è… la “seconda considerazione”, che approfondiamo qui sotto. La seconda considerazione è: non abbiamo avuto un senso di “inutilità” vedendo il lavoro fatto dall’amico dei gufi? Si è sbattuto, ha fatto fare una programmazione per la selezione dei soggetti, ha contattato 30 illustratori e li ha convinti a dare un contributo per questa iniziativa. Perché, se poi non ci guadagna nulla? Qualcuno tende, in questi casi, a considerare scemi (o ingenui, nel migliore dei casi) chi fa tanto per “nulla”. Ci hanno insegnato che si lavora per guadagnare, e che se qualcuno non è disposto a pagare… beh, non avrà nulla da noi. Il mondo digitale ha spiegato che non sempre è così, quando si riesce a ridurre a zero la produzione forse l’intelletto, la creatività, l’intelligenza, la capacità artistica può essere merce immateriale veicolata gratuitamente perché può portare vantaggi e profitti sia per chi crea che per chi fruisce.

Quante persone sono disposte a comprare un vostro calendario? Ammettiamolo, probabilmente poche, specialmente se il valore in gioco è elevato. Se deve costare poco, bisogna fare grandi numeri, e quindi gli investimenti, in partenza, sono tanti, e quindi poco attuabile come possibilità in un momento in cui mancano le risorse per le cose fondamentali. Forse l’argomento “strategia calendario”, utile per promuovere la propria attività, è l’occasione per fare un passo in avanti serio nella percezione di quello che ha senso dominare come strategia globale. Cosa può portarci lavoro? Il nascondersi in un angolo, timorosi di “regalare” la vostra arte e creatività, oppure farla conoscere a tutti, o al numero maggiore di persone? Usare una politica “aperta”, che mette a disposizione del valore vero di un pubblico variegato e ampio, senza nulla chiedere (se non l’attenzione e una promozione spontanea) è vincente. Siamo pronti a sentirci “meno stupidi”, offrendo valore a costo zero? Siamo pronti a considerare soluzioni di licenze di diritti d’autore che mettono in evidenza quello che “si può fare” e non quello che “E’ proibito”? E’ un argomento che abbiamo trattato tante volte, qui e durante gli eventi e incontri, ma sappiamo che è difficile da digerire.

Ci ripetiamo, ancora una volta, perché pensiamo che iniziare con il piede giusto un nuovo anno possa essere più facile. Provateci, ce la farete! Abbiamo superato il primo decennio del millennio 2000, non abbiamo più nessun legame (se non storico e culturale) con il passato. Per festeggiare questa nuova  era, ci può essere qualcosa di meglio che un “simbolo” come un calendario?

Alla fine, se vi mettete d’impegno in questi giorni, anche dopo Natale, potreste arrivare in tempo, potreste – tanto per creare un evento simbolo che vi dia un po’ più di fiato per preparare tutto, che la nuova era comincia 11/11/11, e quindi che il vostro calendario “very original” parta da questa data. E’ un trucco, ma potrebbe essere anche originale e quindi essere percepito come un valore aggiunto. Potreste farlo in versione “wallpaper” (dovete prevedere le giuste risoluzioni più comuni, io non sopporto di scaricarne uno di risoluzione inferiore a quelle del mio monitor per vederlo spappolato!) e ogni mese proporre lo stile nuovo, con una nuova immagine, mettendolo sul vostro blog, promuovendolo sui social network, inviandolo con una newsletter carina ai vostri contatti.

Ricordatevi, non dovete fare la vostra pubblicità, ma offrire uno spunto di creatività che deve essere accettata e gradita. Saltiamo nel nuovo anno, con uno spirito nuovo, con nuova mente e con nuove opportunità. Farà bene allo spirito e al portafoglio.

5 responses

  1. Ciao Luca, tra i sistemi per realizzare un “vero” calendario (intendo stampato) e venderlo a costo zero non hai citato il più efficace. Siti internet come http://www.lulo.com ti permettono di pubblicare libri, libri fotografici, calendari ed altro ancora. Una volta pubblicati sono in vendita sul sito e vengono stampati solo al momento dell’ordine. L’autore può guadagnare fino all’80% di Royalties e gode dell’ampia visibilità del sito. Di contro ovviamente la concorrenza è elevata.

  2. Ciao Stefano, immagino che tu intendessi http://www.lulu.com (anche .it) che, come tanti altri (a memoria ne ricordo una decina) propongono questi servizi. Non li ho citati perché il senso del sj non era quello, ma certo che se qualcuno vuole aggiungere consigli e riferimenti è solo il benvenuto :-)

  3. Certo Lulu, errore di battitura. Ovviamente ho colto il senso dell’articolo ma sembrava che mancasse un particolare al tuo splendido articolo. Riducendomi ad icona ti auguro buone feste.

  4. Riducendoti a icona? aahahahahaa….. dai, non serve, e comunque il consiglio era buono, quindi ben venga. Buone vacanze Stefano!

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