Comunicare (con l’immagine) per vendere, far vendere e vendersi

Retail
Xianjuan H

Se c’è un mercato che è in fase di espansione, questo è il commercio elettronico. Orientato dalla visione di Amazon che ha insegnato al mondo come si gestisce un processo digitale di acquisto con successo e che continua a tracciare il percorso con largo anticipo, oggi la sfida è di portare tutte le aziende a seguire le stesse logiche; non importa che si tratti di un prodotto o di un servizio. La strada passa da unire esperienze emozionali a quelle digitali, banalizzando si potrebbe definire “reale” e “virtuale”, anche se poi di fatto stiamo parlando di concetti che non hanno più un vero senso: non esiste reale e virtuale, così come non esiste la “fotografia analogica” e quella “digitale” (chi usa ancora questi termini ama solo mettere in risalto il lato feticista e non certo quello concretamente pratico).

Amazon negozio fisico a Milano 2018

Ieri sono passato al temporary shop di Amazon in centro a Milano, per la prima volta in Italia si è vissuta un’esperienza di acquisto “fisica” per il gigante dell’e-commerce. Si entrava, si vedevano i prodotti, si parlava con degli addetti/consulenti e poi si poteva approfittare delle promozioni inquadrando un qr-code per poter comprare il prodotto su Amazon e riceverlo direttamente a casa. Dove finisce l’esperienza fisica e inizia il processo digitale? Il tutto è legato all’interfaccia: come le persone (i clienti) interagiscono con i prodotti e come il processo commerciale e logistico si sviluppa successivamente. Perché le persone amano ancora (e sarà così ancora per molto, forse per sempre) un rapporto di relazione fisica, e quindi scelgono un negozio “vero”? Per come vengono a contatto con la realtà del venditore, per capire al meglio un prodotto, per avere consigli e indicazioni, per percepire un senso di sicurezza. Questo processo cognitivo non è in realtà così legato alla fisicità, ma rendiamo tutto “semplice” e cerchiamo di andare oltre; cosa è altrettanto comodo e piacevole per un cliente? Non fare la coda, non dover cercare i soldi nel portafoglio o ricordarsi il pin del Bancomat quando si è in un posto scomodo, non portarsi dietro pacchi ingombranti in mezzo alla strada, magari piove e impediscono di chattare comodamente su Whatsapp. Le persone, realmente, vogliono un mix di esperienze, in funzione della propria comodità, a volte inconsciamente.

Ci sono altri aspetti interessanti, da analizzare: i negozi fanno e faranno sempre più uso di realtà aumentata: contenuti “virtuali” che interagiscono con quelli “fisici”; spesso sono immagini, ma non solo: quante volte al supermercato avremmo bisogno di un sistema che ci dica dove si trova il sale grosso o gli stuzzicadenti (due prodotti che, per esperienza, sono drammatici da trovare)? Sarebbe bello avere un sistema che localizzi il nostro prodotto e ci possa portare velocemente a destinazione? Quanto sarebbe interessante vedere se un capo di abbigliamento che non c’è nella nostra taglia ma ci piacerebbe ordinarlo, ma prima provarlo anche solo virtualmente? Tutto questo fa parte di un’esperienza molto complessa, ma ci sono anche tanti elementi che possono essere di più ampio sfruttamento su clienti sempre maggiori, quindi non solo “al top” del mercato (spesso irraggiungibile per professionisti non posizionati in questa fascia). Mille sono gli strumenti che “aumentano” la realtà, che creano ponti tra fisico e digitale, che saranno sempre più richiesti; saranno immagini, per esempio:

  • Immagini fisse, stampate, che poi si animano inquadrandole con uno smartphone (poster, vetrine, depliant, banchi vetrina)
  • Video e animazioni di prodotti, per rafforzare la visibilità e l’impatto nei punti vendita, ma anche online;
  • Puntare sul lato emotivo, prima ancora che su quello descrittivo (la descrizione dei prodotti, tante foto e magari 360° sono utili, ma purtroppo poco monetizzati se non quantitativamente);
  • Essere di supporto alla progettazione di una strategia e non esecutori di un contenuto.

Adobe (si, quella di Photoshop che usate tutti i giorni… non un estraneo), ha sviluppato una tecnologia chiamata Aero Project, mostrata sia durante Adobe Max, sia durante la presentazione del nuovo iPad Pro: evoluzioni pazzesche, che partono proprio dal “nostro mondo” e che stanno dicendoci anche verso dove dobbiamo orientare la nostra attenzione.

Queste attività saranno sempre più importanti, nell’ottica del business di chi si occupa di immagine (video, foto, eccetera) e di comunicazione. Ma come fare, per riuscirci? per farsi conoscere? Per proporsi? Già, perché se si spera di trovare “a portata di mano” clienti che possono capire e investire in queste nuove aree, si rischia di non trovare sufficiente “soddisfazione”. Ma sapete quale è la grande occasione? Che il “vostro” problema è lo stesso problema che hanno i vostri potenziali clienti (visibilità, contatto, credibilità, fiducia, ispirazione) per proporre i loro prodotti, quindi se vi dimostrerete capaci di lavorare con i mezzi digitali (sito internet e social network, principalmente), allora avrete ottenuto un doppio risultato: avrete dimostrato che siamo capaci di fare quello che i clienti desiderano ottenere, e avrete allargato il vostro range di contatti e di azione. Per farlo serve che, prima di tutto, nasca una coscienza di come comunicare a distanza, in digitale, sulle “autostrade del web”, una competenza che non si guadagna scimmiottando le Stories di Instagram delle pseudo influencer, e nemmeno trovando “strade furbe”, ma lavorando sui contenuti, sul valore, sui contenuti, sulle tecniche e sui metodi. Gli stessi che, appunto, saranno la chiave dei servizi e delle strategie da offrire a questi mercati che sono a caccia di risposte concrete. Il web e i canali digital sono anch’essi il ponte e il punto di partenza. E’ ora di iniziare a focalizzarsi su questo.