Torniamo a parlare di Obama, anche se ormai è meno “cool” rispetto a qualche mese fa… ma visto che non ne avevamo parlato all’epoca per sembrare “cool” (chi ci conosce, sa che parliamo di quello che ci viene in mente, e spesso siamo fuori tendenza e fuori dal coro), non vediamo quale possa essere il problema di riparlarne ora. La motivazione è una segnalazione fresca fresca: è in uscita un libro intitolato: THE OBAMA TIME CAPSULE: World History in the Making, disponibile da un paio di giorni esclusivamente su Amazon.




Come si può comprendere, si tratta di una raccolta di 202 pagine il lavoro di 140 tra i più bravi fotografi al mondo che hanno catturato la storia dell’elezione di Obama. Il tutto curato da quel Rick Smolan che oltre ad essere importante fotografo (Life, National Geographic, Time) è stato il creatore di quel fenomeno editoriale chiamato “Un giorno nella vita…” coniugato in tantissime versioni (anche l’Italia ha avuto questo onore, da qualche parte ce l’ho… regalato dalla Kodak ad una Photokina di tanti anni fa, quando la stampa specializzata nella fotografia aveva un valore, quando la Photokina era la Photokina e specialmente quando la Kodak era la Kodak). Smolan, insieme a Jennifer Erwitt, hanno però fatto qualcosa di più di un libro evento, hanno aggiunto un elemento che lo rende unico… per tutte le persone che lo acquisteranno.

In pratica – e detto così sembra quasi banale – è possibile, una volta prenotata la copia, di seguire una semplice procedura che consente di inserire una propria fotografia sul retro della copertina, e quindi concettualmente dichiarare: “In questa storia c’ero anch’io”… o ancora meglio: “Questa storia è stata possibile anche grazie a me”. Come è fattibile? Ancora più “banale” se vogliamo, nel senso che è 15 anni che si parla di stampa personalizzata grazie alle tecnologie digitale, ma ancora oggi il suo utilizzo è molto limitato. La sponsorizzazione di HP –  leader della stampa digitale a larga tiratura – ha reso possibile questa soluzione, creando un caso editoriale globale: se è vero che se si fotografano 30 mila persone e si pubblicano questi ritratti in un libro, è probabile che ogni persona ritratta vorrà comprarne una copia (il riferimento è relativo al progetto di Toscani, di cui  si accennava anche al CCAP, l’evento che si è chiuso venerdi a Milano), in questo caso l’idea è ancora più evoluta, dal punto di vista del marketing: chiunque può esserci, nel libro, e dire… “Io c’ero”, anche se entra dalla “porta di servizio”, una porta che si apre con un account di Amazon, con una carta di credito, con l’upload di una foto.



Lasciando questo caso specifico, ci viene da pensare che potrebbero esserci tante evoluzioni di questo concetto, ancora allo stadio primitivo: potremmo forse richiedere in futuro pubblicazioni (libri, riviste) che prevedono una scelta del contenuto iconografico? Dalla scelta della foto di copertina, alla scelta della modella che indossa un vestito nel servizio di moda? Potremmo richiedere ad un prezzo più alto una pubblicazione personalizzata con foto di un famoso autore ad un prezzo più alto, oppure una versione più economica, facendo espressa richiesta di immagini open source? Questo potrebbe davvero rivoluzionare il concetto stesso di vendita di foto, di diritti di utilizzo che diventerebbero “diritti di scelta”?….

Ovvio che si potrebbe anche ipotizzare che in un libro di fotografie di un evento (anche un matrimonio) le foto inserite potrebbero essere anche quelle uploadate dalle persone che partecipavano, e non solo quelle del fotografo. In questo caso, sarebbe il fotografo che si trasformerebbe in “editore” di questa pubblicazione, generando e coordinando un nuovo tipo di prodotto: non solo una copia (o due, o tre) dell’album con gli sposi  visti come unici “acquirenti” (come dire… una tiratura molto “small”) ma decine, centinaia di libri, dove si troveranno anche le foto scattate dai partecipanti: copie uniche, perché personalizzate, ma al tempo stesso di maggiore tiratura globale.

Questo “sharing” di contenuti, nell’ottica partecipativa spontanea, è nata sul web, ma potrebbe trovare importanti e remunerative interpretazioni cartacee, perché si sa… quello che finisce sulla carta appare agli occhi delle persone di maggiore valore rispetto a quello che passa on line, o comunque su un monitor.

Sarà che sono stanco (è stata una settimana massacrante, e per di più il fisico non è stato clemente), ma percepisco qualcosa che potrebbe aprire degli orizzonti interessanti, concreti, remunerativi. Bisogna aguzzare la mente, magari qualcuno ha già fatto esperienze simili, ma forse – ancora una volta – la nuova “Era Obama” potrebbe essere di stimolo anche all’apertura di una nuova “Era“: della stampa digitale che diventa strategia di proposta di nuove idee e non solo versione “rapida” ed “economica” di qualcosa che esisteva già dall’era del buon vecchio Gutemberg.



4 responses

  1. Sei sempre fonte di ispirazione.
    Dopo averti blandito cologo, però, l’occasione per farti una domandina.
    Ero al ccap di Roma e mi ha molto intrigato l’idea da te lanciata, fra le altre, di pubblicare le foto su creative commons e renderle fruibili a diversi livelli di, come dire, no copy.
    Dopo l’entusiasmo che mi aveva colto in un primo istante è giunta, inesorabile, la dubbiosa domanda che ti giro. Il quesito è questo: quando riesco a non lavorare, spesso, come dicevi tu, non mi sbraco sul divano a vedere la de filippi, ma prendo la mia D700 e me ne vado in vacanza per la città, intrufolandomi tra i veri turisti, e trovando degli spunti, a volte, molto interessanti che a questo punto mi piacerebbe mettere in rete, ma qui arriva il punto; essendo principalmente foto di people, a volte ignari a volte in posa, ho paura di poter avere delle noie, sbaglio?
    Grazie per tutto,
    Paolo Callipari

  2. Sei sempre fonte di ispirazione.
    Dopo averti blandito cologo, però, l’occasione per farti una domandina.
    Ero al ccap di Roma e mi ha molto intrigato l’idea da te lanciata, fra le altre, di pubblicare le foto su creative commons e renderle fruibili a diversi livelli di, come dire, no copy.
    Dopo l’entusiasmo che mi aveva colto in un primo istante è giunta, inesorabile, la dubbiosa domanda che ti giro. Il quesito è questo: quando riesco a non lavorare, spesso, come dicevi tu, non mi sbraco sul divano a vedere la de filippi, ma prendo la mia D700 e me ne vado in vacanza per la città, intrufolandomi tra i veri turisti, e trovando degli spunti, a volte, molto interessanti che a questo punto mi piacerebbe mettere in rete, ma qui arriva il punto; essendo principalmente foto di people, a volte ignari a volte in posa, ho paura di poter avere delle noie, sbaglio?
    Grazie per tutto,
    Paolo Callipari

  3. Ciao Paolo, ovviamente il diritto delle persone ritratte deve essere rispettato, quindi serve una liberatoria, senza la quale le tue immagini non possono essere distribuite, e tantomeno vendute. Ma, sulla base di quello che dicevo oggi… perché non coinvolgerle in un progetto che prevede la loro collaborazione e non solo il loro “sfruttamento”? Magari si trova un’idea che li può addirittura trasformare in “acquirenti”, come nel caso del libro di Obama… pensaci! Buona domenica e grazie per esserci!

  4. Ciao Paolo, ovviamente il diritto delle persone ritratte deve essere rispettato, quindi serve una liberatoria, senza la quale le tue immagini non possono essere distribuite, e tantomeno vendute. Ma, sulla base di quello che dicevo oggi… perché non coinvolgerle in un progetto che prevede la loro collaborazione e non solo il loro “sfruttamento”? Magari si trova un’idea che li può addirittura trasformare in “acquirenti”, come nel caso del libro di Obama… pensaci! Buona domenica e grazie per esserci!

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