Il nostro mestiere, quasi sempre, è quello di anticipare il futuro. Lo facciamo dedicando a questa attività molto impegno, perché non disponiamo di una sfera di cristallo, e nemmeno di poteri paranormali, e quindi riuscire a capire (sei mesi, un anno, due anni prima) quello che con ogni probabilità succederà è puro frutto di analisi, di studio, di ricerca e di un discreto allenamento nel mettere insieme tasselli che sembrano disgregati ma che invece fanno parte di un quadro generale che si sta componendo.

La soddisfazione del “visionario” non è quella di convincere le persone che ascoltano questo futuro, ma di verificare nei fatti quello che poi accade sul serio ed era stato previsto. Un “visionario” mostra il suo valore se poi quello che prevede ed ipotizza passa dalla sfera del futuro e si trasforma in presente. Questa settimana sono successe cose che da qualche anno diciamo (spesso ricevendo indietro sguardi poco convinti) e che sono diventate delle realtà. Attenzione, perché spesso la realtà si manifesta con elementi visibili a tutti e altri che invece sono più profondi e passano comunque inosservati. Oggi vi parliamo di una serie di visioni che analizziamo più in profondità (almeno ci proviamo), rispetto agli annunci roboanti che tutti conoscono. E facciamo una premessa: non stiamo parlando di prodotti, non stiamo parlando di brand, non stiamo additando qualcosa con lo spirito dell’entusiasmo stupido, ma del contesto (come detto: più profondo). Chi vuole leggere quindi indicazioni che rimangono in superficie vuol dire che non riesce a scendere più in fondo, e sarebbe una perdita di tempo per tutti.

Cosa è successo, in questa settimana? Lo sanno anche i sassi: le novità di Apple, in particolare il nuovo iPhone ma ancor di più il nuovo iPad Pro. Entrambi questi prodotti sono stati annunciati nei siti di “anteprime” da almeno un anno, quindi nella realtà di fatto i prodotti, in quanto tali, non sono una novità. E’ ufficiale: non ci interessa parlarvi di questi prodotti (quindi le mandrie di quelli che cercano solo di occasioni per fare commenti a favore o contro possono evitarsi lo sforzo), ci interessa mettere in evidenza alcuni elementi che condizioneranno il nostro workflow di lavoro (e in parte di vita tecnologica) d’ora in avanti, anche perché queste tendenze verranno seguite – con le rispettive visioni e personalità – da tutte le aziende e non certo solo da Apple. Quali sono queste evoluzioni? Cerchiamo di mettere l’accento su quello che crediamo sia importante trasferirvi.

1) Oggi abbiamo dei processori (non Intel, tra l’altro) che sono in grado di erogare una potenza superiore ai più potenti computer che usiamo tutti i giorni per lavorare: è stato dichiarato che è più veloce dell’80% dei computer portatili usati oggi, e più potente del 90% in termini di prestazioni grafiche. Dove questa potenza trova maggiore evidenza? Per esempio nel gestire immagini ad alta risoluzione, o dei flussi video (hanno parlato di una gestione simultanea di tre flussi 4K nel montaggio video). E se da un lato possiamo rimanere impressionati dalla crescita di questa potenza (si parla di 360x la potenza rispetto al primo iPad nelle performance grafiche), dovremmo chiederci cosa succederà tra… un anno.

Avevamo preannunciato questo step più di un anno fa. Dicevamo che i tablet sono davvero i computer del futuro, e oggi dal punto di vista della potenza è così. Ma perché un professionista dell’immagine dovrebbe abbandonare il proprio computer per uno strumento come questo? Per una serie di motivi, primo tra tutti il fatto che la velocità che l’intero flusso di lavoro acquisirà, e non parliamo certo della “semplice” potenza del processore. Un lavoro è fatto di fasi:

  • Progettazione
  • Sviluppo creativo
  • Acquisizione degli assets
  • Elaborazione/produzione
  • Presentazione del lavoro al cliente

L’abbinata tra hardware e software, tra strumento di progettazione, sviluppo creativo, produzione e presentazione trova in uno strumenti come questo un senso meravigliosamente efficiente. Pensate: ci sarebbe un sistema migliore per presentare le vostre immagini che non mettere tra le mani del cliente un iPad Pro da 13” con oltre 5 milioni di pixel e una risoluzione pazzesca? Ma questo è solo un punto… perché la cosa più importante l’abbiamo lasciata al secondo punto.

2) App, i software per il nostro lavoro.

Questa è una rivoluzione in atto ormai da due o tre anni. I software più interessanti, la nuova visione del lavoro ormai la vediamo nelle app, e non nel software desktop. E questa rivoluzione, fatta di tanti piccoli ingredienti che creano la nostra “torta” personalizzata, ci consente di lavorare focalizzando meglio le nostre scelte creative e tecniche, ci permette di eseguire operazioni complesse in modo semplice ed immediato, di vedere il risultato esattamente come le persone lo “vedranno” (abbiamo fatto dei test qualche settimana fa tra vari schermi ed è incredibile come la resa è incredibilmente sempre più vicina tra uno schermo e l’altro: siamo in un futuro in cui la precisione della resa di colore, contrasto e densità sempre più incredibile, senza sorprese sulla resa).

Sul palco della presentazione di San Francisco è salita Adobe che ha mostrato il primo assaggio del nuovo Photoshop per Mobile (che verrà presentato ufficialmente tra qualche giorno) e un’app chiamata Comp (che invece esiste da mesi) e che permette di creare “impaginazioni” veloci che poi possono essere anche completate passando questo file su InDesign (computer) e completare. Ma va detto che Adobe, in questo mondo “Mobile”, è un bambino, esattamente come tutti, e non è detto che la sua visione sia così superiore ad altri, magari piccoli, che competono in questo nuovo mondo. Quasi nessuno si può permettere di competere con la Creative Cloud su computer (anche se qualcuno ci sta provando seriamente), ma nel mondo delle APP, gli strumenti più usati e amati da chi lavora in questo flusso di lavoro non sono certo – in questo momento – quelli di Adobe. Cambiano quindi gli scenari e noi, professionisti dell’immagine, siamo parte di questo scenario. Abbiamo meno punti di riferimento, se non quello che è meglio per noi, e per capirlo dobbiamo studiare e capire tanto.

3) Integrazione sistema operativo e hardware

Uno dei punti più evidenti di questi nuovi strumenti è il fatto che l’ottimizzazione si basa su una progettazione che unisce un lavoro sull’hardware e sul software. E’ ormai un corpo unico, questa innovazione, e si nota più nell’oggetto tecnologicamente avanzato che è stato presentato questa settimana, che non è l’iPad Pro (che è quello più “visibile”), ma nell’iPhone 6s che integra una tecnologia chiamata 3D Touch. Attenzione, questa caratteristica in questo momento è disponibile solo su questo telefono (iPad Pro non ce l’ha… e questo fa capire che gli step evolutivi sono solo agli inizi). 3D Touch permette di navigare nelle informazioni con un approccio molto più fluido, dove la pressione più leggera o più sostenuta ci permetterà di disporre di sottomenu come quando usiamo i tasti del mouse per i menù contestuali, di interagire con delle reattività dello schermo che finora potevano essere solo sognate. Per chi sta lavorando all’idea di creare contenuti (app, pubblicazioni, album, siti) da fruire su media digitali, questa è una rivoluzione che vi aiuteremo ad esplorare, perché noi per primi stiamo studiandoli.

L’integrazione tra hardware e software si nota in tanti dettagli: dal come i processori di nuova generazione ottimizzano il flusso dei dati, al come viene gestito il refresh rate variabile (per aumentare in certi casi l’autonomia), agli strati del touch riprogettati per interagire con la penna… tutto questo fa capire che le scelte non possono essere solo software o solo hardware e che coinvolgono prima di tutto un processo che parte dal sistema operativo. La tecnologia sta diventando così raffinata che non può essere più gestita a compartimenti stagni, se si vuole ottimizzare.

4) Strumenti di input

Da anni seguiamo l’evoluzione delle “penne” per schermi touch, in collaborazione con molti amici/studenti che si occupano di illustrazione. La nascita dell’abbinata iPad Pro e Pencil è entusiasmante per due motivi:

  • Mostra nuove tecnologie abbinate al segno creato a meno su uno strumento digitale, alza l’asticella dell’interazione tra uomo computer, mette in discussione tutto quello che finora abbiamo vissuto con le tavolette grafiche (siamo sicuri che Wacom lavorerà con impegno in questo senso, ancor di più)
  • Mette in luce tecnologie che già esistevano, software e app che hanno aperto strade eccezionali in questi anni e che sono rimaste un po’ in disparte, comprese solo da chi aveva voglia di capire davvero. Si parte da comparazioni con la Cintiq di Wacom (una delle poche cose che fa “sembrare” iPadPro un oggetto economico!), dove è interessante questa opinione alle dichiarazioni di tutto quel mondo che in questi due anni ha lavorato molto bene sul concetto di software e hardware per disegnare, e che ha aperto una strada che si integra e si rafforza invece che entrare in crisi. Pensiamo a Paper (app) che proprio da pochissimi giorni è disponibile anche per iPhone e dalla sua penna Pencil (si, stesso nome di quella di Apple, ma nata ben prima…) che scende di prezzo e rimane comunque ricca di fascino, posso dirlo da utente. Ci aspettiamo poi dichiarazioni e mosse da ProCreate probabilmente la più bella app al mondo per illustrare su iPad e iPhone, e Astropad, software incredibile per poter usare iPad come tavoletta grafica/monitor duplicando lo schermo Mac e Win in Wi-Fi con latenza pari allo zero, ha scritto sul suo blog che supporterà iPadPro e Apple Pencil.

Grazie alla forza marketing e la visione innovativa di Apple, questo mondo esploderà (non solo in casa Apple e non solo con e grazie a prodotti Apple) e raggiungerà livelli fantastici, non solo per “disegnare” ma anche per ritoccare foto, per creare interazioni e per arrivare alle interazioni della realtà aumentata.

Domani, dopodomani, arriveranno altre soluzioni, altre sono già pronte, e ci avvolgeranno. Cambieranno il lavoro, la vita? Per alcuni si, per altri no, ma quello che importa è che le cose cambiano e possiamo decidere di scrivere il nostro futuro scegliendo una strada oppure l’altra usando coscienza, guardando in profondità, cercando di capire, prima ancora di trarre conclusioni. La realtà di oggi è che siamo così bombardati da sensazioni e da innovazioni, che tendiamo a credere di capire tutto senza sforzo, usando processi che traggono conclusioni senza analizzare.

Le considerazioni di questo articolo non sono altro che un punto di partenza, nelle prossime settimane/mesi andremo avanti nella ricerca di risposte e di orientamenti che condivideranno con chi avrà il piacere o l’interesse a seguirci.

2 responses

  1. Dopo la presentazione dell iPad pro avevo una vaga idea dell’articolo che avreste scritto, non in dettaglio, ma come approccio è concetto. Non mi sono sbagliato ;)

    Resto sintonizzato in attesa degli sviluppi

  2. Beh prima di tutto BENTORNATI !!!!
    Ci siete davvero mancati tanto. In merito al post non posso che condividere i contenuti e complmentarmi con voi per questa ennesima lucida analisi, derivata da un punto della situazione, che, a sua volta era stato effettivamente previsto da jump.
    Purtroppo, nel mio quotidiana non vivo questa apertura verso il nuovo modello di professionista fotografo che hai descritto, La mia esperienza è ahimè di una clientela che non ha ancora capito a cosa serva un tablet ( oltre che ostentarlo sulla scrivania e usarlo per tener buoni i bimbetti in macchina) ed è triste constatare che questa posizione è trasversale dal vecchio al giovanissimo “manager” d’impresa.
    Tuttavia però percepisco che ormai non è più possibile pensare di lavorare perdendo giornate seduto davanti al mac, mentre una ragazzina di 15 anni ( mia figlia) con un iphone immette in rete immagini strepitose in pochi secondi; occorre, obbligatoriamente aprirsi in questa direzione e padroneggiare queste tecnologie se si vuole continuare a fare questo mestiere.
    Anche Adobe dovrá probabilmente rivedere la sua politica, se intende mantenere una leadership in questo mercato; so, Luca, che tu non sei d’accordo, ma personalmente ho sempre ritenuto un suicidio il loro passaggio alla creative cloud e lo ritengo ancor di più dopo le ultime chiusure alle single edition mentre stava appena iniziando a dare i suoi frutti. Vabbeh chi vivrà vedrà….
    Ma Adobe a parte, c’è un altro grosso problema, un anello mancante che, a mio avviso è un impedimento gigantesco all’attuarsi del nuovo profilo di fotografo professionista, la mancanza di una connessione che vanifica tutto questo. E non parlo meteforicamente ma intendo veramente una connessione che consenta il trasferimento delle immagini ad un dispositivo mobile di qualità e/o sul cloud. Mi chiedo quando avremo finalmente delle reflex professionali che integrino una connessione wifi efficiente e veloce, quando potremo trasferire in tempo reale i files dalla fotocamera al tablet senza dover montare dei veri e propri “baldacchini” sulle fotocamere? Senza preoccuparsi del cavetto che non fa bene contatto o del trasmettitore che ha le pile scariche ecc. ecc. Se poi riuscissimo a farlo senza dover passare per quel macchinoso ( e per me odioso) collo di bottiglia che si chiama itunes ( e/o derivati vari) allora si che i fotografi professionisti saranno nel futuro! Non dimentichiamo che il nostro mestiere è sempre stato ( e presto tornerà ad essere) quello di scattare “belle” fotografie.
    Nell’era della semplificazione, nel tempo dell’integrazione Hw con Sw perché i produttori di fotocamere non riescono ( o non vogliono) risolvere il problema ?

    Sono sicuro che prima o poi il fotografo sarà esattamente come tu lo hai descritto, reflex, cloud, ipad pro, e App favolose; ma occorre che questo sistema diventi “stabile”, e non funzionerà finche non ci sarà perfetta integrazione; e nel frattempo? i fotografi continuano a soffrire…
    Ancora un caldo abbraccio di Ben Tornati e grazie per portarci sempre in passetto più avanti.
    ;-) Luca.

Comments are closed.