Si può fotografare con il cuore? Catturare un’immagine solo quando il nostro cuore aumenta i battiti, quando ci emozioniamo per davvero, quando – come con una macchina della verità – il nostro coinvolgimento si dimostra dalla reazione impulsiva del nostro corpo?

Sono domande che aprono un discorso profondo, anche se tutto è nato da un “accessorio” divertente, sviluppato da Nikon Asia: una fascia, realizzata con una stampante 3D, che contiene dei sensori, dei rilevatori di battito cardiaco e un sistema di trasmissione Bluetooth, sulla quale si inserisce una fotocamera – nello specifico una piccola Nikon Coolpix L31 – che poi hanno fatto indossare a Grizzler. Chi? Beh, Grizzler è un bellissimo cane bianco e nero, eccolo! La soluzione diventa un esperimento fotografico interessante: il cane ha svolto le sue normali attività di “cane”, e quando si è emozionato per qualcosa (la presenza di un gatto, la vista del padrone, il cibo) il suo cuore ha velocizzato i battiti cardiaci, i sensori di questa fascia li hanno rilevati ed è stato inviato il comando – via bluetooth – alla fotocamera di scattare. Si tratta di quello che Nikon ha chiamato Heartography, la fotografia scattata col cuore.

Questa proposta divertente, come detto, apre una serie di considerazioni interessanti, che vanno oltre anche al sapere se realmente questo prodotto verrà o meno commercializzato e dove. Le prime considerazioni sono le più banali, ma si parte sempre dalle cose più semplici:

  • 1) Chiunque, anche un cane, può scattare ormai una foto e anche di qualità
  • 2) Se non può esprimersi nella pratica l’intelletto per far determinare ad un cane quando scattare, il nostro corpo può svolgere questa azione con grande precisione: scatta non quando la “zampa” fa click sul bottone di scatto, ma quando ci emozioniamo
  • 3) Il posizionare una fotocamera in modo “diverso” rispetto allo standard (ad altezza “cane”, per esempio) genera effetti visivi e risultati spesso originali.

Ok, questa è la cronaca, ma come detto la nostra testa è andata oltre, ed è il cuore – questa volta pilotato dal cervello che muove i tasti del computer… non è un sistema che rileva i battiti del cuore e li trasmette in battiti sulla tastiera – che porta a cercare un approccio più profondo per meditare su questo esperimento.

 

Heartography: i fotografi professionisti lo usano, il cuore?

Quante volte è il cuore che ci dice di scattare una foto? Quante volte le immagini sono fatte davvero ascoltando il cuore? Il mestiere di fotografo ci porta sempre più al codificare l’azione dal punto di vista utilitaristico, applichiamo metodo, strategia, schemi. In questo, Grizzler – il cane fotografo – rischia di rendere “cani” i fotografi, perché lui si che invece riprende quello che lo emoziona davvero. La tecnologia fotografica diventa ogni giorno più incredibile, ci evita di pensare, ci offre la possibilità di correggere e manipolare il momento dello scatto anche dopo, in post produzione. Il digitale ci permette di non dover usare troppo la testa quando facciamo click, perché possiamo permetterci di scattare centinaia e centinaia di foto, e non di scegliere il vero momento “perfetto”, l’inquadratura “irrinunciabile”.

Fare foto” non è più il mestiere del fotografo, semmai lo è “non farle”

C’è più “cuore”, più “verità” nelle foto di Grizzler che in alcuni dei lavori dei fotografi professionisti. Non tutti, ovviamente… ma dobbiamo riflettere su questo seriamente: “fare foto” non è più il mestiere del fotografo, semmai “non farle”, perché solo se si reputerà che uno scatto ci fa e farà emozionare davvero, allora dobbiamo registrarlo (ed è più una scelta “non scattare” che scattare a raffica). Le altre no, meglio lasciarle perdere. Ridurre il numero di scatti, comporre storie solo con gli ingredienti che creano vera emozione… questo è e sarà sempre più il nostro mestiere. L’autocritica e il rispetto per il tempo prezioso di tutti ci deve portare a fare una selezione, dobbiamo fare una scelta. Pensateci quando state per fare “click”: cosa vale quella foto, tra le tante? Grizzler l’avrebbe scattata o il nostro è solo un processo di nevrosi che, per paura di perdere l’istante giusto si scatta senza emozioni? Quante sono le foto che abbiamo scattato che non servono a nulla, a nessuno, se non a riempire costosi hard disk e renderci più difficile la ricerca successiva?

Cerchiamo emozioni, cerchiamo di usare il cuore. Sentiamo quando le pulsazioni crescono, quando capiamo che la nostra missione è quella di “fare” proprio quella foto, e non mille altre. Sarà una lezione che ci porterà non solo ad essere migliori fotografi, ma anche e specialmente a capire il nostro ruolo in un mondo in cui tutti – davvero tutti, cani compresi – possono fare eccellenti fotografie.

5 responses

  1. Già nel 2008 ai miei Allievi dei Corsi base una delle esercitazioni che davo da fare per sviluppare la creatività era: “Vita da cani”. Chiedevo loro di scattare e fotografare come se fossero cani, di emozionarsi per le stesse cose e nello stesso modo in cui si sarebbe emozionato un cane. Chiedevo loro di sviluppare la propria creatività usando quella di qualcun altro con il quale non avevano mai parlato ma che conoscevano bene. I risultati sono stati a volte sorprendenti, sono uscite delle cose incredibili da un corso base iniziato 2 mesi prima. Questa cosa della Nikon quindi mi emoziona, vedendo il video con i sensori attaccati a me avrei fatto un sacco di foto al monitor!!!!!

  2. Bravo, concordo, perchè per un fotografo non scattare implica riflessioni profonde non solo legate allo “spazio” o al guadagno, ma tiene conto anche del coinvolgimento, del rispetto verso gli altri e verso se stessi…

  3. E’ la prima volta che sento parlare di “cani fotografi” mentre di “fotografi cani” ne ho incontrati molti.
    Ho incontrato fotografi che in una cerimonia di matrimonio “sparano” 3500 scatti in chiesa, oppure che in un teatro usano il flash adducendo al fatto che loro sono fotografi di glamour e che hanno tarato il bilanciamento del bianco sulla luce del flash e che non è possibile non usare il flash.
    Questo tuo articolo mi rincuora un po’, perché la magia dell’attimo fotografico esiste ancora, è ciò che fa la differenza tra un Fotografo ed uno scattino. Secondo me l’essere Fotografo vuol dire avere uno sguardo diverso (nuovo) sulla vita di tutti i giorni. Vuol dire captare gli stati d’animo di chi si incontra, guardarli dritti negli occhi e trattenere per un attimo quelle emozioni che si sprigionano in quell’istante per poi lasciarle andare verso la loro meta. E questo a prescindere dalla professione che svolgo in questi anni, che sfortunatamente non è quella di fotografo.
    Complimenti ancora Luca, per il tuo acume intellettuale e per la voglia che hai di trasmettere ad altri queste riflessioni.

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