Glambot: un successo sul Red Carpet, un’opportunità per i fotografi?

La fotografia ha un grande futuro dietro alle spalle, e un grande passato da usare per muovere i passi verso il futuro. Va però accettato un punto sul quale allineare tutti i discorsi: la fotografia, per essere una attività sostenibile, ha bisogno di eccellenza, deve creare stupore, deve trasudare tecnica che venga percepita come qualcosa di “non raggiungibile” a livelli inferiori. Se le nostre foto potrebbero essere fatte dallo zio o dal figlioletto con il suo smartphone, allora abbiamo già perso. E perderemo sempre di più, perché proprio negli smartphone che sono in tasca a tutti c’è la maggiore innovazione e sviluppo: attenzione a usare frasi del tipo “ma voi queste cose le fate con un orribile smartphone”, perché quell’oggetto che definite orribile potrebbe fare cose che le vostre attrezzature non riescono a fare…

Abbiamo spesso parlato di tecnologie, sono sempre state una delle componenti che hanno determinato il nostro percorso di informazione e di formazione; quando lo facciamo, c’è sempre qualcuno che commenta “che l’arte, la creatività è altro”; nessuno lo mette in discussione, ci auguriamo però che chi si fa bello con dichiarazioni di questa levatura intellettuale sia in grado di vendere prodotti fotografici e di essere soddisfatto. Caso contrario, forse bisogna considerare che le belle parole spesso non sono sufficienti per chiudere bene gli anni dal punto di vista economico, e sarà sempre più difficile. L’arte, la cultura, la sensibilità sono elementi importanti, fondamentali, ma devono essere cucinati in modo da poter avere un appeal che possa generare una richiesta e un valore percepito.

I professionisti più attenti hanno ben capito da tempo quali sono le leve sulle quali muovere il business, un mix di marketing, di capacità di stupire, di creare desiderio, di essere cool. Ci preoccupa molto che i fotografi – anche i giovani che cercano di aprirsi a questo mercato, con tanta passione e con tante speranze – possano cercare nei maestri del passato ispirazione di tipo “commerciale”; passi, anzi molto positivo che si possano appoggiare e ispirare dalla cura compositiva, dal capire quanto potevano essere “geniali” nella loro epoca, ma se si arriva a fare “quello che facevano” il rischio concreto è quello di essere fuori dal contemporaneo. Il mercato ha bisogno di professionisti che facciano immagini, ma devono “bucare lo schermo”, e per esempio “bucare” uno schermo significa che le immagini si devono (è utile che sia così) muovere. Ma non basta: spesso parliamo di interattività, ma anche di tecniche di ripresa. Crediamo che sia necessario ribadire tanto su questi elementi, pur sapendo che a volte le tecnologie innovative possono essere costose; ci sono però anche soluzioni che partono dal “top” e poi possono essere riproposte con la stessa logica usando strumenti meno evoluti.

Vi facciamo un esempio di cosa intendiamo: l’ospite di maggior successo sui Red Carpet degli Oscar, dei Grammy’s e di altri eventi si chiama in gergo Glambot, per i più tecnici The Bolt – Motion Control Cinebot Rig by Camera Control, e per esempio è usato dal fotografo e filmaker canadese Cole Walliser, uno dei massimi esperti di videoclip a livello internazionale, durante la passerella dei Grammy’s del 2018. Si tratta di un sistema che davvero costa un patrimonio (per capirci, il modello “junior” ha un costo che varia dai 150 ai 200 mila euro) e se volete avere maggiori informazioni le trovate qui: MRMC unveil a smaller, lighter and cheaper version of its Bolt camera robot: Digital Photography Review. Un dettaglio, forse secondario (secondo noi, no), è che la società, la Mark Roberts Motion Control è di proprietà di Nikon.

E’ chiaro che questo tipo di attrezzatura non è alla portata di molti, forse di nessuno. Al tempo stesso non possiamo non pensare che non possa creare una serie di ispirazioni sulle quali lavorare. Proprio… con un mix di tecnologie che provengono dal mondo “amatoriale”: smartphone con elevato numero di frame per lo slow motion, gimbal leggeri in grado di gestire il movimento su 3 o 6 assi, app che appositamente permettono di lavorare con incredibili slow motion (fino a 1000 fps, noi per esempio conosciamo e usiamo questa su iPhone). In passato, durante alcuni nostri corsi, abbiamo mostrato questo video, che pur fatto con questo incredibile sistema, mostra proprio l’idea che “sarebbe a portata di uno smartphone” e di un sistema ben più alla portata di chi vuole proporre nuove idee innovative. Certo che non è la stessa cosa, ma ancora una volta: se ci fermiamo alle parole, allora dobbiamo trovare il modo di “mettere da parte” centinaia di migliaia di euro per attrezzature top, davvero professionali (dove “professionale” in ambito broadcast ha un sapore diverso da quelli che sono gli investimenti medi del prodotto “professionale” per la fotografia).

Vi lasciamo ad un video per ispirarvi, guardate la data: 2016… ma questo comunque non vuol dire nulla: sarebbe bello vedere come la creatività possa trovare alternative “possibili” ma pur sempre di qualità entusiasmante, da sviluppare nei vostri eventi, nei vostro shooting, nelle vostre produzioni. Buon lavoro (c’è tanto lavoro… Senza dubbio, anche sul contenuto e sul messaggio, non solo investimenti in tecnologia, che sono – alla fine – per assurdo il lato più semplice.