Qual è il futuro del fotografo professionista? Ci sono, a livello macroscopico, due strade, e vi proponiamo un test per capire meglio quale percorso seguire: seguiteci in questo viaggio, è importante.

Strada 1 – Fotografo Futuro

La strada 1 è quella che spesso viene definita “la vera fotografia”, quella che si basa sulla sua storia, sul suo linguaggio, sulla sua magia. E’ una strada che è dentro di noi, di tutti noi che di questa arte viviamo, ma che ancor di più viviamo per questa arte. E’ quell’interpretazione che ci ha portato probabilmente ad entrare in questo mondo, è quella che ci ha dato la spinta per superare le difficoltà, che ci ha convinto a studiare, a guardare mille libri, magari a viaggiare per chilometri per vedere mostre, a sfogliare milioni di pagine di riviste e di siti web. Ed è quella che ci ha portato ad investire (a volte anche cifre un po’ folli) per acquistare fotocamere, obiettivi, accessori… alla ricerca di una perfezione o di uno stile. E’ il nostro amore, confessiamolo… e questo amore viene ben raccontato in un video, che festeggia oggi i 100 anni di Leica e che pubblichiamo qui sotto, realizzato in Brasile e che narra, interpreta, ripropone alcune delle immagini più famose che hanno segnato questa storia (la storia della fotografia, non necessariamente quella della Leica). E’ un messaggio che punta al cuore di chi è fotografo… e di chi vuole ancora essere quel tipo di fotografo.

(se hai problemi a vedere questo video, clicca qui)

Questa è quindi la prima strada: se volete che il vostro futuro sia legato a questo modo di interpretare la fotografia, dovete collegare questo approccio (e questo business) al mondo dei media, perché questo mondo non sarebbe esistito e nessuno lo avrebbe conosciuto se non ci fossero stati gli strumenti per “trasferire” queste storie meravigliose. Le riviste, cari amici, sono stati il veicolo di queste immagini, il supporto di queste storie: non le mostre d’arte che pur le hanno rese delle opere “gloriose”, non i documentari che hanno parlato del lavoro dei fotografi… Le riviste, che sono diventate grandi grazie al lavoro e alla sensibilità di questi artisti e narratori di emozioni. Ci sono ancora queste riviste? Pochissime, purtroppo e questo fa scendere la potenzialità del successo in questo percorso. C’è, ancora, ma è sempre più sottile l’imbuto che tiene al di fuori quasi tutti, e ne fa passare solo pochissimi (non sempre i migliori).

Strada 2 – Fotografo Futuro

La strada 2 passa da un nuovo approccio: quello che la fotografia si sposa a tanti altri linguaggi. video, movimento, audio, animazione, grafica. Per funzionare, questa comunicazione passa da un monitor. Ormai, per il 90% la comunicazione passa da un monitor: lo abbiamo detto spesso, ma questa percentuale non tende a diminuire negli anni, anzi ad aumentare. Cambiano i monitor, le loro forme, le abitudini degli utenti… ma non cambia questa crescita. Se vogliamo percorrere la strada1, quella della fotografia “vera“, dobbiamo sapere che su un milione di ”viste“, 900 mila saranno su un monitor, le altre 100 mila saranno ”altro“… e non è detto che siano delle riviste o qualcosa di stampato. Il pericolo, oggi, è che la fotografia “vera” si perda in un mondo che parlerà sempre meno questo linguaggio, e il nostro rischio è quello di essere “Maestri di Esperanto” (quindi i detentori della lingua universale), e di non avere persone che conoscono e non richiedono un dialogo in questa lingua. Il secondo video, anche questo pubblicato qui sotto, che non vuole certo confrontarsi con la storia dei 100 anni della fotografia raccontata dalla Leica, è una sintesi di alcuni lavori svolti dai nostri studenti di editoria digitale, lo scorso anno accademico. Sono ragazzi giovani, sono all’inizio di questo percorso, ma sono percorsi ricchi di fotografia (in tutte le sue evoluzioni e desinenze). Non stiamo facendo confronti: abbiamo da un lato i maestri della fotografia, dall’altra ragazzi che nemmeno si occupano nello specifico di fotografia; stiamo mettendo a confronto i supporti, i media, ovvero gli strumenti che possono “portare” l’immagine, la comunicazione, le storie, le emozioni da chi le crea a chi le fruisce. E, di conseguenza, cerchiamo di indicare un percorso complementare/alternativo: volete essere tra coloro che non hanno quasi più un percorso che si rivolge alle nuove generazioni, che non parla al 90% degli utenti per accettare di lavorare solo in una strada fatta di pochi che davvero amano, capiscono, comprendono e diffondono la “qualità vera della fotografia”? (e che, probabilmente, sono fotografi anche loro… quindi un dialogo che rimane chiuso in un ghetto pur raffinato e colto?).

(se hai problemi a vedere questo video, clicca qui)

La fotografia non nasce per essere richiusa in un mondo piccolo e “selettivo”: è un’arte che ha nella sua capacità di riproduzione e diffusione la sua genialità e la sua forza. Una fotografia che si chiude in un cassetto è morta: tutti i fotografi fantastici omaggiati dal video di Leica devono tutto (e noi dobbiamo a loro) alla diffusione della loro arte. Un fotografo che si tira indietro da questa strada, la strada della diffusione e della condivisione, è come se tradisse l’essenza della fotografia che non è certo “la pellicola”, il “bianco e nero”, il diaframma f/1.2 o f/64.

Il problema è che il linguaggio dei “monitor” e dei nuovi media non è facile da capire, richiede studio, impegno, cultura… quanta ne serve per capire una sfumatura di grigio o la scelta di un’inquadratura. Della fotografia “vera” abbiamo più di cento anni di storia, abbiamo esperti che hanno scritto trattati, libri e spiegato il linguaggio e specialmente ci sono milioni di meravigliosi esempi da capire e valutare. I nuovi media sono dei neonati, spesso usati da persone che non hanno sensibilità e capacità di raccontare storie intense, si limitano ad “usarli”. E’ un settore che oggi chiede esperti, per creare un vero nuovo business, che sarà il traino dei prossimi anni e che darà successo, soldi e fama a chi sarà capace di interpretarli. E’ un settore che HA BISOGNO DI VOI (e voi di questo settore).

Pensate, oggi siete davanti ad un monitor, magari di ultima generazione, con super risoluzione, e nemmeno sapete come davvero funziona (siamo pronti a scommetterlo…), e nemmeno nessuno vi ha dato indicazioni per come ottimizzare le immagini che verranno viste su questi monitor. E’ sufficiente avere queste informazioni (sebbene già complicate e fondamentali) per avere un futuro di successo? No, ma se siamo ancora così lontani dalla vera conoscenza (e forse crediamo che basti un tutorial su Youtube per scoprirlo…) che non si può procedere verso la vera percezione del come fare comunicazione, immagine, arte, creatività e – diavolo! – business con i nuovi media.

Questa è la battaglia che stiamo facendo, e ci accorgiamo che veniamo compresi molto di più da chi è “fuori” dal mondo della fotografia. Chi sta dentro al “nostro mondo” tende a non capire quale è questa strada, e guarda con sguardo malinconico verso quella che è “la sua visione della vera fotografia e del suo vero ruolo”. Eppure, anche Leica, che vuole lanciare un messaggio dove la tradizione e la storia sono il fulcro del presente e del futuro, di fatto usa tutto meno che la fotografia: usa la narrazione che si basa sul movimento, sull’animazione (After Effects in primis), sulle sensazioni che non sono sintetizzate da una foto ma dalla storia che sta attorno alla foto che tra l’altro non si vede quasi mai, o che viene solo usata come sensazione mnemonica.

Non ci sono due storie, non ci sono due strade, ma una sola, il test che vi proponiamo non esiste, nella realtà concreta. L’unica strada è quella che prende la cultura in cui abbiamo inzuppato da sempre i nostri occhi, la nostra testa e la nostra anima, e la evolve, modifica, la adatta al linguaggio dei nuovi media. Forse non vi siete accorti che si sta aprendo una nuova rivoluzione, proprio in queste settimane, che sconvolge tutto quello che è stato detto negli ultimi 4 anni, e che modifica la visione del futuro di chi vuole raccontare/mostrare con le immagini storie ed emozioni. Questa rivoluzione è sottile, ma sta sconvolgendo il mondo, ha sconvolto noi e abbiamo deciso di raccontare questa storia: lo faremo martedì, 7 ottobre, in un Camp che ci ha impegnato così tanto da lasciarci stremati. Questa non è una “pubblicità” per dirvi di esserci, questo è un grido di allarme: questa strada la stanno comprendendo tutti, meno che i fotografi (eccezioni escluse). Non vogliamo vedere il nostro settore che sbaglia ancora e sempre più la strada, vogliamo raccogliere forze e mostrare percorsi. Lo abbiamo fatto negli ultimi venticinque anni… vorremmo continuare a farlo insieme a voi.

La fotografia, anche quella “vera”, ha un meraviglioso futuro, e con questa coloro che vorranno portare avanti i valori del linguaggio fotografico verso un pubblico allargato, perché solo in questo modo ci potremo salvare. Il mercato non è nel passato, è nei giovani, è nei nuovi media, è nei nuovi linguaggi che pur hanno così tanto bisogno della sensibilità dei fotografi, che però stanno perdendo sapere e visione tecnica, espressiva, funzionale. Che hanno paura del futuro e quindi preferiscono girare al largo, confortandosi in qualche sfumatura, in qualche dettaglio che trova risposte nel “microcontrasto” o che si lasciano andare al pessimismo dicendo “ormai… è tutto una schifezza”. Se volete sapere, conoscere, capire quale strada seguire… allora avete solo poche ore per scoprirlo, si parte dall’iscrizione a questa giornata. Il resto sono solo parole, anche perché l’orologio corre e la sala è quasi piena…

9 responses

  1. Ciao Luca,
    Certamente viviamo in un periodo di profondi cambiamenti, i mezzi tradizionali sia editoriali che pubblicitari sono in crisi e stanno nascendo nuove forme di comunicazione. Per l maggior parte ancora da capire ed esplorare fino in fondo.
    Quello però che non capisco è perché un fotografo o un Videomaker dovrebbero iniziare a diventare pure editori.
    Si la carta si vende sempre meno e sempre meno una redazione ci chiama per commissionarci un servizio fotografico, ma perché siccome manca il committente il fotografo dovrebbe iniziare a fare l’editore? Parliamo di un altro mestiere, di altre competenze, di un altro necessario background. Potrei pure decidere di imbarcarmi in questa avventura, ma alla fine, con grande fatica, non sarei più un fotografo ma un editore. Digitale si, ma editore..
    Scusa ma a me sembra così.
    Nel mio piccolo, forse non rendendomi conto di stare già affondando, cerco invece di puntare tutto sulla qualità, sulla formazione come creatore di immagini, di proporre fotografie che provino a differenziarsi dal brusio di fondo che ci pervade. Insomma cerco di crescere come fotografo.
    Ciao!

    1. Ciao Francesco, non sto dicendo che bisogna diventare editori, ma che bisogna imparare i linguaggi e anche le tecniche di comunicazione sui mezzi digitali, e questa carenza purtroppo è evidente nel settore: come detto, probabilmente i fotografi, che magari tanti hanno studiato e approfondito delle tematiche tecniche e espressive fotografiche non sanno come funziona un monitor retina rispetto ad un monitor normale (e quindi non sanno come preparare un’immagine per questo media, nemmeno se gli verrà commissionata), come fare animazioni che possono rafforzare l’apertura di un articolo o di un catalogo, non hanno idea delle tecniche e delle potenzialità che oggi i mezzi offrono. Li guardano da fuori, e spesso sono sicuri di “averli capiti”. Quello che stiamo lanciando è un allarme forte: i fotografi rischiano di non essere più i riferimenti nel mondo che consuma (compra, produce, pubblica) immagini. Questo era il messaggio… a margine di questo, c’è il problema che anche gli editori (quelli che pubblicano contenuti e che dovrebbero commissionarli ai creatori di immagini) ci capiscono… ci sono esempi evidenti. In assenza di una richiesta, bisogna capire se prendere in mano la situazione producendo direttamente, oppure se accettare che tanto le cose non si muovono. Ma se non si sa dove guardare e quello che si sta muovendo, allora è difficile cogliere le sensazioni che potrebbero portare al muoversi.

  2. Ciao Luca, seguo sempre con grande interesse il sunday jumper e vorrei partecipare ad un jumper camp, ma raggiungere Milano è sempre stato un problema, specialmente per me che vivo al centro. Perchè non organizzare un camp cosi anche a Roma?? Sono stato all’appuntamento di Arezzo l’anno scorso ed è stato davvero illuninante…

    1. Ciao Gabriele, la soluzione c’è: ci si iscrive a Jumper Premium e si hanno i video degli eventi. Io purtroppo non ho una struttura che organizza eventi, e se lo facessi tutto costerebbe molto di più… faccio contenuti, passo il mio tempo a studiare, a trovare strade… il vostro “impegno” sarebbe quello di seguire questa ricerca e aiutare a renderla possibile. Come? Iscrivendovi a Premium, è un piccolo contributo per avere molto, moltissimo. Poi possono nascere iniziative che mi portano altrove, ma non li organizzo io… le organizzano altri (associazioni, aziende…). Se ti interessa, premesso che Arezzo-Milano è davvero un salto (e ti aspettiamo a braccia aperte… l’evento è DAVVERO importante), se no, come dicevo, puoi iscriverti direttamente a Premium a questo link: http://jumperpremium.com/wp-login.php?action=register E sei ad un click da tonnellate di contenuti, servizi e consulenza di livello “illuminante” come quello che hai vissuto ad Arezzo (anzi, molto di più perché le nostre visioni vengono pubblicate molto prima su Premium): ci meritiamo il tuo aiuto, vero? Lo dici anche tu… che siamo “illuminanti” ;-))

  3. Non sapevo fosse tuttoa disposizione su premium!!! Vado a farci subito un salto :) ps: sono di Terni, all’inizio dell’incontro di arezzo se ricordi abbiamo chiacchierato un bel po!

    1. Ora mi ricordo. Si, la logica, per chi è lontano è proprio JumperPremium: ci si iscrive e si riceve tutto a “casa” comodamente e con grande risparmio sui viaggi ;-) Ovviamente al momento non trovi nulla su questo camp… dobbiamo ancora registrarlo martedì ;-))

      1. Ciao Luca, sono molto d’accordo con quello che scrivi, è molto importante. Siamo
        cresciuti guardando, studiando, cercando di sviluppare la nostra anima, il nostro
        cervello, i nostri occhi per riuscire a vedere, scoprire, capire quello che succede
        intorno a noi, vicino o lontano da casa. Ci siamo svenati a comprare tutto quello
        che veniva pubblicato su riviste speciali o libri pesantissimi. Pochissimi sono
        riusciti a diventare (a ragione) famosi e non perchè avevano un bel profilo ma
        perchè di qualunque argomento decidessero di occuparsi riuscivano a vedere
        il nodo principale e l’attimo che ci avrebbe dato l’emozione che meritava.
        Commento personale: primo tra tutti HCB.
        Ora però bisognerebbe fare un grosso sforzo per capire bene cosa succederà
        da qui in avanti. Hai presente i cani da tartufi? E’ l’odore che gli consente di trovarli,
        niente altro e noi, tutti noi, sarà bene che cominciamo ad annusare l’aria che sta
        arrivando che, io credo, non sarà un’arietta da niente.
        Quando è arrivato il digitale non è stato un problema, cambiava soltanto il supporto
        delle immagini. Il resto era uguale a prima, anzi molto meglio. Non sono un esperto
        di computer, che uso tutto il giorno al livello della quinta elementare, preferisco usare
        l’abilità di specialisti, non voglio fare il fotografo di giorno e il photoshoppista di notte.
        Tutto questo per dire che mi pare che nelle tue intelligenti riflessioni su questo nostro
        mestiere manchino però alcuni aspetti che non vengono mai citati. Tu parli dell’editoria
        che commissiona immagini: si tratta di una frazione minima di quello che veniva
        richiesto pochi anni fa e pagato da vergogna. Oggi le foto vengono comprate o rubate
        su internet. Allora proviamo a parlare delle foto d’archivio e dell’agonia che stanno
        vivendo. E la pubblicità? Quando parleremo della foto pubblicitaria? E di quella di
        moda? Ma quella vera, non quella che vorrebbe ma non è.
        E poi, per favore, cerchiamo di capire cosa succederà con il 3D. Stiamone certi, non è
        una moda passeggera. Il giorno in cui le figure umane in 3D saranno indistinguibili da
        quelle vere, e non ci manca molto, noi fotografi come siamo oggi potremo cercare di
        andare a coltivare uve pregiate nel Monferrato, tanto per dirne una. Sarà una faccenda
        per giovani laureati in fisica o matematica. Proviamo a vedere se sarà possibile trovare
        qualche soluzione che ci consenta di lavorare e guadagnare bene. E’ inutile girarci
        intorno: quello che riusciamo a guadagnare ci consente di vivere e di capire se stiamo
        andando nella giusta direzione.

        1. Prima di tutto, mi fa piacere (ri)sentirti, Nino ;-)
          Il 3D… ormai è arrivato, si è seduto nel salotto “buono” e non se ne andrà più via: inutile segnalare le esperienze di Ikea, perché sono conosciute anche dalla nonna del portinaio, ne hanno parlato tutti del fatto che il catalogo ormai è prodotto dal 70% di immagini di sintesi… e a guardarle bene, ci sono un po’ di cose che davvero non tornano dal punto di vista dell’immagine… ma nessuno se ne fa un problema. Per le persone… anche quella strada è ormai vicina. Rimane, secondo me, che servono tutte le cose di cui ho parlato in questo post, e di cui parlo da (troppi) anni. Di tutto il resto? Se ne parla… se ne deve parlare, nella speranza che ci sia qualcuno che sia all’ascolto. Un abbraccio, buona serata ;-)

  4. Grande Leica e grande Jumper. Questo video è una pietra miliare, però anche questo Sunday Jumper.
    Anch’io vi seguirei dappertutto ma data la distanza non sempre è possibile, per questo vi aspetto su Premium. Per il fatto che ci sia da studiare… beh io non ho mai smesso. Speriamo di trovare la strada giusta per la nostra dimensione.

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