La fotografia – come quasi tutto quello che è vivo, e come quasi tutte le espressioni creative – cambia continuamente forma. Pertanto, è difficile descriverla, a volte addirittura identificarla.

Nel cercare di materializzare una serie di pensieri che stiamo raccogliendo per raccontarli durante The Wedding Event che si terrà a Firenze, il 30 marzo (e dove sono invitati tutti: chi si occupa di fotografia di matrimonio, ma anche chi si occupa di fotografia in altri ambiti… parliamo infatti di Storytelling che è la strada più forte per ogni forma di comunicazione), ci siamo imbattuti in un progetto interessantissimo di un’associazione che si occupa della cultura tipografica. Il segno della parola dovrebbe essere ben più vicina al mondo dell’immagine e della fotografia, ma non è per questo che abbiamo trovato affinità e anche ispirazione. Quello che ci ha fatto soffermare era una frase che ne raccontava l’essenza:

Typography takes the form of whatever its content is.

Tradotto, dice che la tipografia prende la forma del suo contenuto. Troppo facile, per noi, cambiare “tipo” in “foto” e quindi sostanzialmente dire che:

La Fotografia prende la forma del suo contenuto

E, aggiungiamo, anche del suo “contesto”.

Si, è quello su cui stiamo riflettendo da tempo e che vogliamo raccontare, in questo evento. Ormai, anche per chi si occupa di fotografia tutti i giorni (anzi, specialmente per loro), è sempre più difficile distinguere quale deve essere la forma della fotografia moderna. Negli anni, specialmente negli ultimi, la fotografia è mutata così tanto che si rischia di perderne i connotati. Pensate bene: da tempo parliamo di fusione tra fotografia e video (e nemmeno potete immaginare cosa vi mostreremo a Firenze su questa “fusione”… siete pronti a cadere dalle sedie?), ma è stato solo l’inizio. Quello che sta cambiando la visione sono i contenitori e i “contesti”: la fotografia ora spazia tra supporti che sono ormai abituali (i monitor, che sono un supporto “fisico”, non certo “virtuale”) per spaziare da un estremo all’altro: da una parte il ritorno del supporto fisico, dall’altra la totale assenza di supporto, e finire nell’aria.

Abbiamo dilatato l’istante che congela una scena trasformandola in una fotografia. Questa “dilatazione” si rivela sempre più fondamentale, per poter rispondere alla fuga dell’attenzione, alla perdita di concentrazione degli utenti che non sono più capaci di soffermarsi per più di una frazione di secondo su ogni immagine. Questione di sopravvivenza: il bombardamento di informazioni visuali è tale che tutti noi dobbiamo sfuggire dalle schegge impazzite, e la fotografia deve trovare modi per rubare preziosi istanti.

Nel video di presentazione del progetto dedicato alla tipografia, si mostra come il carattere prende forma dal contesto, rilevando dati dagli ambienti in cui si deve collocare e posizionare, oppure seguendo un movimento o un’azione dello spettatore. La fotografia deve fare la stessa cosa, e di questo vogliamo raccontare. La sua forma e specialmente la sua fruizione viene adattata al contesto e anche al ritmo del fruitore.

Il “trucco” per essere pronti alla massima flessibilità è quello che chiamiamo il “veroRAW” (inventato come concetto da noi di Jumper): non quello che ci propone “semplicemente” una gamma di tonalità e contrasti superiori, che possiamo usare per ottimizzare, regolare ed equalizzare ogni singola immagine statica, ma intendiamo catturare tutto quello che, in una determinata scena dinamica, può esserci utile per ottenere qualsiasi forma di output. E’ affascinante scoprire come un “veroRaw” consente di flettere la fotografia in decine di prodotti di comunicazione… ah… forse sarebbe il caso di capire che se con una sola azione possiamo ottenere decine di prodotti, vuol dire che possiamo vendere ben più che un SOLO oggetto. E sappiamo bene che, oggi, serve proporre molteplici prodotti, uno solo spesso non è sufficiente per sopravvivere.

La cosa meravigliosa è che questi ingredienti si possono realizzare in modo semplice, economico, con un workflow tutto nuovo che ridona alla fotografia una posizione attuale, contemporanea, giovane. Non stiamo parlando di “correre verso il futuro”, parliamo di qualcosa di più dolce e ricco di sensibilità. Un brano dell’ultimo disco di Marco Mengoni dice:

Se vivi la vita
in punta di piedi
d’accordo, non corri
però quasi voli

E’ un bel pensiero per descrivere questo progetto: fatto in punta dei piedi, non con la frenesia di chi corre avanti per paura di non arrivare al traguardo, o per paura di essere inseguito e raggiunto. Delicato, ma per prendere il volo, alla velocità. Per sapere come farlo, venite a Firenze: è importante esserci, per cogliere le sfumature, a volte non si può pensare di accontentarsi di “sentire quello che si dice”… a volte bisogna vivere intensamente i momenti importanti, essere parte di un mondo che cambia e non solo spettatore distratto. Per questo, vogliamo avervi tutti, vogliamo essere in tanti: quando si guarda l’alba di un nuovo anno, è bello essere insieme a tanti amici.

Iscrizione a The Wedding Event.

 

Fotografia © Bevan Goldswain / Shutterstock