Mentre si festeggiano in questi giorni i 5 anni dall’inizio della commercializzazione di iPad (3 aprile 2010 negli Usa, 28 maggio in Europa, Italia compresa), ancora si parla di “new media” per quello che – di fatto – iPad ha accelerato come fenomeno ma che esisteva da almeno 10 anni prima: parliamo del Digital Publishing o, se preferite in italiano, dell’editoria digitale. A cavallo del nuovo millennio, infatti, iniziavano ad apparire riviste digitali (all’epoca amavo chiamarle “ScreenMagazines” che collezionavo avidamente), e dal 2004 la nostra rivista Jump è traghettata verso questo mondo con la sua edizione D-Jump. Sono quindi dieci anni che ce ne occupiamo, e da dieci anni cerchiamo di spiegarla al mondo dell’editoria e della comunicazione, aiutando a capire come trarne vantaggio e sul come sviluppare quella che è una formidabile piattaforma di informazione e di interazione con un pubblico che può essere molto allargato, ma anche – volendo – diviso e selezionabili per nicchie molto verticali. Tutto possiamo dire, oggi, meno che le pubblicazioni digitali siano un “NEW MEDIA”, sebbene – nella pratica – esse siano ancora ad uno stadio di prototipazione iniziale. Oggi siamo ancora a dover citare John Halamka: “Digitizing paper is not the right answer”.

Digitizing paper is not the right answer. – John Halamka

Già, quasi nessuno ha capito che le “pagine” sono delle metafore sbagliate, per pensare e sviluppare progetti di digital publishing, fa parte delle primissime lezioni che facciamo durante i nostri corsi accademici, e insistiamo con enfasi su questo punto: le “pagine” non esistono, e se devono esistere dobbiamo interpretarle in modo diverso, rispetto alla versione cartacea: come scene di un film, quando si cambia scena, si gira la pagina, ma se vogliamo parlare dello stesso argomento a lungo… useremo la tecnica del piano sequenza, senza stacchi.

Il digital publishing è un “new media” che ha almeno 15 anni, e il “new media” chiamato iPad ha 5 anni. Si parla, addirittura, di una perdita di interesse per i tablet nel mondo (le vendite sono leggermente in discesa, dopo anni di crescita verticale), ma si tratta di un’evoluzione – questa si, nuova – che sta portando al contrario alla tabletizzazione di tutto: gli smartphone diventano più grandi e occupano alcuni degli spazi prima dominati dai tablet e i computer stanno per diventare dei tablet: in parte lo ha già fatto Microsoft che però è vicina ad un cambiamento radicale di strategia, finalmente gestita da un management che ha una visione limpida del futuro, presto lo faranno altri con tablet grandi. Dovremmo parlare ore/giorni per mostrare quello che è assolutamente davanti ai nostri occhi, sull’evoluzione dei computer, ma basta dire che i computer “PRO” che molti dei nostri lettori usano per fare produzione (“la bestia della post produzione”!) se hanno qualche anno possiedono un potere di calcolo inferiore a quello di uno smartphone attuale. Tutto il settore della produzione di immagini e di comunicazione è pronta allo scoppio di una rivoluzione che modificherà tutto: non solo “come si produce” ma anche “dove si produce”. Stay tuned.

Nel frattempo, proprio in questi giorni siamo arrivati ad un bivio: la strada più popolare per creare pubblicazioni digitali – la DPS di Adobe – ha cambiato nuovamente la sua strategia commerciale, rendendola di fatto poco facilmente accessibile per usi non “enterprise” (tradotto in italiano: progetti che richiedono alti investimenti), anche se contestualmente la stessa Adobe ha lanciato soluzioni alternative, per creare pubblicazioni interattive a costo zero e una nuova piattaforma di publishing che verrà presentata nei prossimi mesi. Come è successo con la DPS, dove siamo stati tra i primi utenti beta tester (i primi 200 nel mondo) e i primi italiani a pubblicare una rivista vera, JPM), così siamo anche oggi concretamente “sul pezzo” di queste evoluzioni. Il lato eccitante, davvero meraviglioso, è che oggi ci sono tante evoluzioni, tante strade, tante tecnologie, non un senso unico. La scelta richiede più impegno, la ricerca è fondamentale, la “ricetta” può essere personalizzata, in funzione di quello che si vuole davvero ottenere: non un unico prodotto, ma un’infinità di sfumature, che metterà in evidenza la capacità progettuale, l’esperienza, le idee, i contenuti. La ricerca la stiamo facendo, i risultati saranno presto visibili con JPM8 che sta partendo sul trampolino della produzione (dopo mesi di gestazione progettuale e creativa), ma ancor di più stiamo disegnando i processi del digital publishing per gli anni (mesi) futuri.

Digital Publishing: scoprire il futuro, riscoprendo e amando il passato

In attesa di queste rivoluzioni, di queste evoluzioni, di questi prodotti, di questi nuovi workflow, una piccola gemma appena uscita su Appstore: si tratta di un riassunto delle cose più belle che abbiamo fatto in questi 5 anni con JPM: copertine, articoli, effetti. Sono ingredienti che ancora adesso, dopo tanti anni, sono attualissimi e raramente visibili anche sulle pubblicazioni più “digitalmente evolute”. E’ occasione per portarvi a casa un pezzo di storia, un orientamento creativo, ingredienti che potranno sempre essere usati (e sviluppati/evoluti) da chi vuole scommettere su questi “new media” che nel frattempo corrono avanti, ma che devono essere compresi nelle loro funzionalità a 360 gradi. Così, mentre JPM8 sta viaggiando nel futuro, verso realtà aumentata, verso interazioni generate dalla forza di gravità, verso un interaction design di nuova generazione e sul come addirittura disegnare e sognare una rivista digitale, l’occasione immediata di assorbire, capire, comprendere, amare quello che la storia ci ha insegnato in tanti anni di progettazione è un “must”: si chiama JPM WOW, si scarica da Appstore da questo link. Scaricatelo, rivivrete delle emozioni forti, vivrete il presente dell’editoria digitale, vi preparerete al futuro di questo mondo, che è un business che è pronto per esplodere.