Cuor di Leone, speriamo di averlo anche tutti noi…
Di: Luca Pianigiani
giugno 14, 2009
Posted In: Edoardo Mari, Fotografo, Storia, SUNDAY JUMPER
Commenti: 59 Responses
L’11 giugno è mancato Edoardo Mari, amico prima di tutto, fotografo per vocazione, passione e temperamento. Erano tanti anni che non lo vedevo e non lo sentivo, e mi mancava, ma si sa che la vita è complicata, ci scorre veloce sotto i nostri piedi e dietro ai nostri pensieri che non riusciamo a fermare. Rimane un vuoto che fino a quando non si chiude una porta definitivamente sembra colmabile, e invece…
Non voglio fare di questo Sunday Jumper un momento di commemorazione, non è nel mio stile e non lo era nemmeno quello di Edoardo, specialmente considerando che non tutti i nostri lettori lo conoscono. Vorrei cercare però di raccontarvi cosa mi ha insegnato questo amico, perché è un insegnamento importante e credo utile. Gli dicevo tanti anni fa che forse avrebbe dovuto sedersi su una sedia, e raccontare ai giovani la storia e le storie che ha vissuto, ma lui non voleva sentirci: era roba da vecchi, e lui era un Cuor di Leone, che lottava sul campo, spada sguainata, quando invece già aveva l’età per mettersi tranquillo, per godersi la pensione, uscire al mattino tardo per comprare il giornale e le caramelle. Ma lui no, lui non era un signore attempato… lui era “il Fotografo Edoardo Mari“, come citava la sua segreteria telefonica, e quando telefonava lui, e magari rispondeva una pur gentile ragazza che non si accontentava di sentire il suo nome per capire subito l’importanza dell’interlocutore, aggiungeva: “Ragazza, lei forse non sa, ma io sono un grande fotografo!“. E non lo diceva con presunzione, so che potrebbe suonare così, per lui era naturale, anche Fellini avrebbe detto “Signorina, lei non sa, ma io sono un importante regista“.
Fellini non l’ho citato a caso: Edoardo Mari era un fotografo stile “La Dolce Vita“, nei suoi estremi, nel suo vivere la vita al massimo, nello splendore (splendido) e nelle cadute (molto… ripide). E’ stato interprete sapiente e illuminato nel boom economico, quando la pubblicità stava abbandonando l’illustrazione per sposare la fotografia che consentiva di raccontare una verità da toccare con mano (mentre il disegno la lasciava solo immaginare), ed era quello che serviva in quel momento: prodotti da toccare, da vivere, da comprare. Mari è stato un sapiente tecnico, riusciva a fare immagini che nessuno nemmeno si poteva sognare, ma non era solo un esperto della materia fotografica, era un artista capace di flettere tutto per farlo entrare alla perfezione nello spazio della pellicola.
Per riuscirci, il suo studio è sempre stato gravido delle più sofisticate attrezzature: quando qualcuno voleva introdurre in Italia qualche novità davvero rivoluzionaria, la strada passava, prima di tutto, dallo studio di Edoardo Mari: la Sinar (con tutti i suoi accessori, come il “mitico” sistema di esposizione sul piano della pellicola con sonda), gli Strobe, i Briese (c’ero… che meraviglia quei flash gialli con quei bank-un-po’-ombrelli), e poi il digitale, e poi gli illuminatori programmabili via computer della Martin (altra storia che meriterebbe di essere raccontata, anche in questo caso l’ho vissuta in prima persona!). E poi un’attrezzeria sofisticata, dove trasformandosi in fabbro, in elettricista, in alchimista… costruiva pezzi e soluzioni per le sue invenzioni. Se c’era una foto impossibile, quella era una foto per Edoardo Mari. Per certi versi – visto da fuori – il suo carattere sembrava altrettanto “impossibile”, ma era solo questione di prenderlo dal lato giusto, e allora diventata la persona più dolce e gentile del mondo. Con me lo era, lo è sempre stato.
Perché vi racconto di tutto questo? Perché volevo rivederlo, proprio di recente pensavo a lui, mi dicevo: ora lo chiamo, lo vado a trovare, voglio raccogliere un po’ di quelle storie che in parte conoscevo, ma volevo che ce le raccontasse lui in prima persona, perché io non posso essere e non potrò mai essere bravo come lui a raccontarle. Perché lui diceva cose serie, ma poi ci rideva su, e faceva ridere le persone che aveva attorno. E poi si arrabbiava, come un ragazzino, come anche io mi arrabbio, ma a lui veniva meglio. Allora sono qui, da solo, a dirvi quello che avrei detto insieme a noi, scherzandoci, e non mi viene da ridere…. porca la miseria, non mi viene proprio da ridere.
Ho intitolato questo Sunday Jumper “Cuor di Leone”, perché Edoardo era così. Un Cuor di Leone, uno che non si arrendeva, ed è questo l’insegnamento che volevo trasmettervi. Aveva più di settantanni, a metà degli anni ‘90 quando io cercavo di raccontare al mondo l’ispirazione che avevo compreso, quell’evoluzione digitale che oggi è normale, ma che all’epoca era incomprensibile quasi a tutti. E lui era lì, in prima fila, letteralmente, a dare dei “deficienti” a quei giovani che all’epoca non capivano, perché lui aveva capito, ed era pronto ad una nuova battaglia. Al punto di cambiare tutto: lo studio, il modo di lavorare, la tecnica. Per riuscirci ha fatto impazzire tutti: la Kodak aveva paura a farlo entrare nella loro sede (dove era di casa, faceva tutte le campagne pubblicitarie) perché lui voleva provare tutte le fotocamere, le confrontava tra di loro, e diceva a tutti quello che era buono e quello che faceva schifo (all’epoca c’era tanta roba che faceva schifo, un po’ dappertutto…), nelle fiere arrivava come una furia, voleva avere tutto in studio da lui, e verificare, comprendere, sperimentare. Alla fine ha fatto le sue scelte, investito un sacco di soldi, ma non gli bastava: voleva uno studio moderno, il più moderno di tutti. Per riuscirci ha fatto patti con il diavolo (metaforicamente…) ma non tutti potevano capire (o volevano capire…) che lui non era “un fotografo”, ma “il Grande Fotografo Edoardo Mari”, e non puoi mettere un personaggio così in una gabbia. Il Leone, con il suo cuore, non ci riusciva a stare. Si è consumato per cercare di sfuggire da una prigione, subendone le conseguenze. Ma non importano le ferite, il Cuor di Leone viene sempre fuori, affronta sempre la durezza della battaglia. E se si perde, ci si rialza e si continua, fino alla fine.
Quanti giovani ho visto che, pur avendo muscoli, freschezza di mente, ormoni in abbondanza si sono dimostrati deboli: ci sono le crisi e quindi ci si spegne, si abbandona il campo, si sventola bandiera bianca. E di fronte alle innovazioni, cercano conforto nel passato cercandone il lato affascinante, invece che guardare con entusiasmo al nuovo, affrontando con curiosità quello che non si conosce.
L’ultima volta che l’ho visto, girava ancora in motorino. Cadeva, spesso, ma si rialzava. Borbottava, ma solo per nascondere la debolezza del suo fisico che mal sopportava, e quindi preferiva inveire o, nei casi migliori, ci rideva su. Diceva che stava andando da un cliente (che forse era un ex-cliente), e che poi doveva fare delle foto importanti, però non si ricordava bene come si accendeva il dorso digitale, perché tutti lo avevano lasciato, e lui ogni tanto si confondeva (naturale, ci confondiamo anche noi, tutti i giorni). Ma era una roccia, e non c’era modo, o perlomeno io non l’ho scoperto, per offrirgli una spalla sulla quale appoggiarsi. E allora lo guardavo andare via, verso una meta che forse neanche lui conosceva bene.
La mia ammirazione per lui era enorme. Era puro, nel suo modo di essere: imperfetto perché umano, ma ricercatore della perfezione nel suo lavoro, ma anche nella sua vita. Negli ultimi anni, le battaglie le ha combattute negli ospedali, non per sè, ma per comprendere come poter aiutare la moglie, Monika, afflitta da uno di quei mali devastanti. Lui non accettava di perdere una battaglia, e quindi quando i medici – i migliori, forse al mondo – hanno decretato che non c’era più nulla da fare, lui non ci ha creduto, si è messo a studiare libri di medicina, perché lui poteva forse trovarla la strada. Quella battaglia, purtroppo, l’ha persa, ma nemmeno in quel caso è crollato del tutto.
Continuo, perché so che alla chiusura di questo Sunday Jumper sarà come dirgli addio. Questo lavoro consente, maledettamente, di allungare di un pochino la storia. La storia si chiude quando si racconta la storia e la si porge al lettore, a quel punto è finita. Per questo, ancora una volta, cerco forza nell’insegnamento dell’amico Edoardo. Cuor di Leone, ci vuole… bisogna andare avanti, nuove battaglie ci aspettano e si affrontano a testa alta. Lasciate anche voi che viva un po’ di Edoardo Mari in voi: non lasciatevi abbattere dalle difficoltà, che sono tante, specialmente in questo periodo. Si superano, se si affrontano con vigore, con passione, con la certezza che non ci sarà mai nulla che potrà essere più forte di noi. Ci saranno muri da abbattere, ci saranno innovazioni da capire e non da evitare, ci saranno cavalli nuovi da cavalcare, anche se all’inizio sembreranno selvaggi.
Ciao Edoardo, grazie di tutto, e grazie a voi se sarete riusciti a leggere tra le righe il messaggio di questo Sunday Jumper. E per tutti, negli archivi, ho tirato fuori un’immagine tra le più celebri di Edoardo Mari, la freccia che attraversa la mela. Ovviamente, tutto in ripresa, su pellicola, costruendo un sistema per sincronizzare il movimento e l’apertura dell’otturatore. L’impossibile è possibile, basta volerlo. Basta avere un Cuor di Leone…








Grazie Luca.
Se “fotografare è un modo di vivere ” (H.C.B.) a maggior ragione le tue ispirate parole ci raccontano questo: la Fotografia come attitudine.
Speriamo di avere sempre un Cuor di Leone.
Grazie Luca.
Se “fotografare è un modo di vivere ” (H.C.B.) a maggior ragione le tue ispirate parole ci raccontano questo: la Fotografia come attitudine.
Speriamo di avere sempre un Cuor di Leone.
Gran bel pezzo Luca, sei riuscito veramente a trasmettere un messaggio forte e credo anche che Edoardo Cuor di Leone avrebbe apprezzato questo tuo gesto, in sua memoria ma soprattutto come insegnamento a tutti noi, fotografi e non, a volte superficiali, scostanti, timorosi del “nuovo” che inonda di aria nuova e di nuova energia le nostre menti assuefatte.
Ben vengano questi Leoni a scuoterci con forti ruggiti, a stanarci dalle nostre sicure tane per farci uscire allo scoperto e scoprire si un mondo spesso difficile ma anche meraviglioso.
Gran bel pezzo Luca, sei riuscito veramente a trasmettere un messaggio forte e credo anche che Edoardo Cuor di Leone avrebbe apprezzato questo tuo gesto, in sua memoria ma soprattutto come insegnamento a tutti noi, fotografi e non, a volte superficiali, scostanti, timorosi del “nuovo” che inonda di aria nuova e di nuova energia le nostre menti assuefatte.
Ben vengano questi Leoni a scuoterci con forti ruggiti, a stanarci dalle nostre sicure tane per farci uscire allo scoperto e scoprire si un mondo spesso difficile ma anche meraviglioso.
Ho conosciuto Edoardo Mari nel 1993,quando gli mandai il mio book per accedere all’AFIP,ho ancora nelle orecchie la sua voce che mi diceva,in slang milanese…sei bravo puoi entrare in AFIP,un’emozione fortissima per un fotografo di provincia che aveva voglia e coraggio di conoscere e rapportarsi con i grandi della fotografia italiana…ho frequentato l’associazione(di cui Edoardo era un perno fondamentale)per alcuni anni e ho avuto modo di apprezzate le sue grandi qualità.Con lui scompare un pezzo di storia della fotografia pubblicitaria italiana,forse insieme ad Aldo Ballo,uno dei suoi fondatori.un Caro Saluto.Maurizio
Ho conosciuto Edoardo Mari nel 1993,quando gli mandai il mio book per accedere all’AFIP,ho ancora nelle orecchie la sua voce che mi diceva,in slang milanese…sei bravo puoi entrare in AFIP,un’emozione fortissima per un fotografo di provincia che aveva voglia e coraggio di conoscere e rapportarsi con i grandi della fotografia italiana…ho frequentato l’associazione(di cui Edoardo era un perno fondamentale)per alcuni anni e ho avuto modo di apprezzate le sue grandi qualità.Con lui scompare un pezzo di storia della fotografia pubblicitaria italiana,forse insieme ad Aldo Ballo,uno dei suoi fondatori.un Caro Saluto.Maurizio
Per me che ho 50 anni Edoardo Mari e gli altri suoi colleghi dell’epoca sono stati maestri a cui guardare per cercare di capire. Ma lui si, effettivamente era avanti a tutti. Io ricordo un’altra campagna, quella del Parmigiano Reggiano con un cielo fatto ad aerografo sul fondo in cemento armato del suo studio e le forme poggiate su un grande tappeto erboso…..fatto crescere nello studio e innaffiato tutti i giorni da lui. Grandissimo.
Per me che ho 50 anni Edoardo Mari e gli altri suoi colleghi dell’epoca sono stati maestri a cui guardare per cercare di capire. Ma lui si, effettivamente era avanti a tutti. Io ricordo un’altra campagna, quella del Parmigiano Reggiano con un cielo fatto ad aerografo sul fondo in cemento armato del suo studio e le forme poggiate su un grande tappeto erboso…..fatto crescere nello studio e innaffiato tutti i giorni da lui. Grandissimo.
bravo Luca, un altro bravissimo fotografo (per fortuna ancora vivo e vegeto) Paolo Roversi, durante un’intervista diceva appunto che ci vuole cuore per fare una bella fotografia, il cuore che sicuramente Edoardo aveva ed usava al meglio. . .
bravo Luca, un altro bravissimo fotografo (per fortuna ancora vivo e vegeto) Paolo Roversi, durante un’intervista diceva appunto che ci vuole cuore per fare una bella fotografia, il cuore che sicuramente Edoardo aveva ed usava al meglio. . .
grazie Luca,
per le parole e i pensieri che accompagnano il saluto ad un grande maestro.
E speriamo che con i tuoi pensieri positivi ogni domenica, rinasca in tutti noi un piccolo cuor di leone che segnerebbe l’inizio di una nuova era professionale.
Ancora grazie e un ultimo saluto ad un uomo che ci ha fatto sognare per tanti anni una professione meravigliosa.
Andrea
grazie Luca,
per le parole e i pensieri che accompagnano il saluto ad un grande maestro.
E speriamo che con i tuoi pensieri positivi ogni domenica, rinasca in tutti noi un piccolo cuor di leone che segnerebbe l’inizio di una nuova era professionale.
Ancora grazie e un ultimo saluto ad un uomo che ci ha fatto sognare per tanti anni una professione meravigliosa.
Andrea
Ho conosciuto Edoardo Mari attraverso la rivista Kodak “Il fotografo professionista” che da anni ormai non si pubblica più (almeno per quello che ne so). Sto preparando una tesi di laurea e nella mia lista di persone da intervistare c’era anche Edoardo Mari. E’ stato un duro colpo leggere Il Sunday Jumper di oggi per me.
Chiedo a chi mi può rispondere se ci sono delle pubblicazioni monografiche sul lavoro di Mari che sia possibile acquistare.
Grazie in anticipo
Ho conosciuto Edoardo Mari attraverso la rivista Kodak “Il fotografo professionista” che da anni ormai non si pubblica più (almeno per quello che ne so). Sto preparando una tesi di laurea e nella mia lista di persone da intervistare c’era anche Edoardo Mari. E’ stato un duro colpo leggere Il Sunday Jumper di oggi per me.
Chiedo a chi mi può rispondere se ci sono delle pubblicazioni monografiche sul lavoro di Mari che sia possibile acquistare.
Grazie in anticipo
Ciao Maria,
non mi risultano monografie su Mari. C’è un vecchio sito online qui:
http://web.tiscali.it/edoardo_mari/
io avevo scritto degli articoli anni fa, ma non so se riesco a recuperarli, ma comunque non erano molto ricchi di dettagli, era più una chicchierata. Mi dispiace.
Luca
Ciao Maria,
non mi risultano monografie su Mari. C’è un vecchio sito online qui:
http://web.tiscali.it/edoardo_mari/
io avevo scritto degli articoli anni fa, ma non so se riesco a recuperarli, ma comunque non erano molto ricchi di dettagli, era più una chicchierata. Mi dispiace.
Luca
Grazie Luca per il toccante ricordo di “Edoardo Cuor di Leone” l0 avevo conosciuto (troppo poco) all’iscrizione alla mitica AFIP. E io, piccolo fotografo di provincia, ero fiero di appartenere ad una Associazione dove erano iscritte (dopo averla fondata) persone come Lui.
Buon viaggio e buone Luce Edoardo,
Franco
Grazie Luca per il toccante ricordo di “Edoardo Cuor di Leone” l0 avevo conosciuto (troppo poco) all’iscrizione alla mitica AFIP. E io, piccolo fotografo di provincia, ero fiero di appartenere ad una Associazione dove erano iscritte (dopo averla fondata) persone come Lui.
Buon viaggio e buone Luce Edoardo,
Franco
Ciao Edoardo! E adesso dovrai ricominciare…lassù qualcuno è curioso di sapere come facevi…
Ciao Edoardo! E adesso dovrai ricominciare…lassù qualcuno è curioso di sapere come facevi…
grande profondità……… la prova della grandezza di una persona……. lasciare un insegnamento eterno grazie al proprio lavoro ed al proprio comportamento…. grazie al grande fotografo
grande profondità……… la prova della grandezza di una persona……. lasciare un insegnamento eterno grazie al proprio lavoro ed al proprio comportamento…. grazie al grande fotografo
Grazie Luca per aver ricordato una persona che non ho mai conosciuto personalmente ma apprezzato i suoi capolavori. Grazie maestro Mari per lo stimolo che hai dato facendoci culturalmente crescere. Enzo
Grazie Luca per aver ricordato una persona che non ho mai conosciuto personalmente ma apprezzato i suoi capolavori. Grazie maestro Mari per lo stimolo che hai dato facendoci culturalmente crescere. Enzo
Grazie Luca,
un bellissimo ricordo di Edoardo. Rammento il suo sostegno alla causa di Plagio che avevo iniziato contro la Superga, Vicino ad una battaglia che interessava tutta la categoria dei Fotografi, mi inviò le foto dei manifesti “Plagio” che apparivano a Milano, era un vero combattente del diritto. Solo dopo parecchi anni ho vinto la causa ed ho potuto ringraziarlo. Ciao Edoardo, ancora grazie. Franco Turcati
Grazie Luca,
un bellissimo ricordo di Edoardo. Rammento il suo sostegno alla causa di Plagio che avevo iniziato contro la Superga, Vicino ad una battaglia che interessava tutta la categoria dei Fotografi, mi inviò le foto dei manifesti “Plagio” che apparivano a Milano, era un vero combattente del diritto. Solo dopo parecchi anni ho vinto la causa ed ho potuto ringraziarlo. Ciao Edoardo, ancora grazie. Franco Turcati
Lo chiamavo affettuosamente (con il suo consenso) “zio”. L’ho conosciuto personalmente nel 1990 e la sera stessa ho fatto una scorpacciata delle sue immagini, proiettate in una sala cinematografica in Sicilia. Quella sera, le sue immagini mi hanno fatto rivivere momenti della mia adolescenza e, avendolo accanto, mi raccontava i vari aneddoti. Ho un rimpianto ….. non aver registrato la storia di un grande artigiano che rendeva “visibile” un’idea.
Lo chiamavo affettuosamente (con il suo consenso) “zio”. L’ho conosciuto personalmente nel 1990 e la sera stessa ho fatto una scorpacciata delle sue immagini, proiettate in una sala cinematografica in Sicilia. Quella sera, le sue immagini mi hanno fatto rivivere momenti della mia adolescenza e, avendolo accanto, mi raccontava i vari aneddoti. Ho un rimpianto ….. non aver registrato la storia di un grande artigiano che rendeva “visibile” un’idea.
Caro Luca ti dobbiamo tutti ringraziarti per averci offerto un ritratto di Edoardo nel quale ci fai rivedere con molte emozioni un grande amico.
Vorrei dare anche un mio piccolo contributo ricordando che Edoardo, nel lontano 1949, fu protagonista della traversata in solitario dell’Africa da Algeri a Città del Capo – roba da matti – con una primordiale Lambretta in mezzo a difficoltà che potete ben immaginare.
Edoardo portò con se, oltre a pistoni, bielle, candele e chiavi inglesi anche una Rolley e fu così
che iniziò la traversata della fotografia; dal bianco e nero all’Ektachrome E1 e al digitale.
Chissà cos’altro vorrà attraversare.
Buon viaggio Edoardo.
Caro Luca ti dobbiamo tutti ringraziarti per averci offerto un ritratto di Edoardo nel quale ci fai rivedere con molte emozioni un grande amico.
Vorrei dare anche un mio piccolo contributo ricordando che Edoardo, nel lontano 1949, fu protagonista della traversata in solitario dell’Africa da Algeri a Città del Capo – roba da matti – con una primordiale Lambretta in mezzo a difficoltà che potete ben immaginare.
Edoardo portò con se, oltre a pistoni, bielle, candele e chiavi inglesi anche una Rolley e fu così
che iniziò la traversata della fotografia; dal bianco e nero all’Ektachrome E1 e al digitale.
Chissà cos’altro vorrà attraversare.
Buon viaggio Edoardo.
Bravo Luca, con il tuo scritto hai reso l’idea ai giovani di che pasta era fatto Edo. (per gli amici) il
“Cuor di Leone” attraverso le tue parole sarà presente alle nuove generazioni che avranno un punto di riferimento. Che si interessino della Sua forza, della Sua caparbietà e del suo grande Amore “Fotografia”, che vadano a sfogliare gli archivi, Epoca ve lo ricordate? che altro aggiungere? Un Amico un collega a cui dire, Grazie Edo, a presto.
Bravo Luca, con il tuo scritto hai reso l’idea ai giovani di che pasta era fatto Edo. (per gli amici) il
“Cuor di Leone” attraverso le tue parole sarà presente alle nuove generazioni che avranno un punto di riferimento. Che si interessino della Sua forza, della Sua caparbietà e del suo grande Amore “Fotografia”, che vadano a sfogliare gli archivi, Epoca ve lo ricordate? che altro aggiungere? Un Amico un collega a cui dire, Grazie Edo, a presto.
GRAZIE LUCA.
GRAZIE LUCA.
Io non sono una fotografa come voi ma ho conosciuto Edoardo. Ho avuto l’opportunità di lavorare un po’ per lui. Voleva sapere tutto del computer, usarlo al meglio per continuare a realizzare le sue fotografie… non rimanere indietro, guai! Era capace di coinvolgere, ti affascinava con ogni aneddoto. Per quanti di noi ora vorrebbero leggere tutto di lui… so per certo che stava scrivendo la sua storia, avrebbe voluto pubblicarla. Mi auguro che qualcuno la trovi, forse nel suo ultimo portatile che di sicuro aveva a casa. Era veramente un grande.
Io non sono una fotografa come voi ma ho conosciuto Edoardo. Ho avuto l’opportunità di lavorare un po’ per lui. Voleva sapere tutto del computer, usarlo al meglio per continuare a realizzare le sue fotografie… non rimanere indietro, guai! Era capace di coinvolgere, ti affascinava con ogni aneddoto. Per quanti di noi ora vorrebbero leggere tutto di lui… so per certo che stava scrivendo la sua storia, avrebbe voluto pubblicarla. Mi auguro che qualcuno la trovi, forse nel suo ultimo portatile che di sicuro aveva a casa. Era veramente un grande.
Ciao caro amico, Edoardo. Ricordi quando sono arrivato a Milano da New York nel 1962 ? Tu eri il prima fotografo di cercarmi, di offrirmi la tua amicizia. Gli altri all’inizio mi vedevano più come un loro concorrente da un altra pianeta. Per te, invece, ero una collega arrivato dal centro del universo della fotografia. Volevi sapere tutto su il mondo professionale di New York, se conoscevo Irving Penn, il tuo idolo. Ho ancora il suo ingranditore Simmon Omega con tre obiettivi. Volevi sapere tutte le novità ? Avevo portato con me i primi flash portatili, I Balcar, che permetteva un fotografo di creare una illuminazione complessa ovunque, e il Haselblandt con i caricatori per fare tanti scatti, per arrivare ad un immagine facendola, e non uno disegnato prima su un dorso 20×25. Oltre alla passione per il nostro lavoro, condividevamo il concetto di unirci in una grande famiglia di professionisti. Come l’ASMP di New York, mi parlavi della tua associazione, eri uno dei fondatori di AFIP, creata per i fotografi professionisti italiani, per incontrarsi, conoscersi, proteggersi con il diritto d’autore (inesistente per una foto, prima dell’AFIP ), per dare delle regole alla professione, fare delle mostre, bellissimi, assegnare dei premi di riconoscimento a chi fa ricerca creativa personale e non commissionata, pubblicare dei libri. Tutte cose per cui abbiamo lottato insieme durante gli anni gloriosi dell’AFIP, tutto, no, non tutto perso per la strada mentre l’AFIP, invece di aprirsi di più, si chiudeva in un’associazione d’elite. Eppure la tua AFIP ha lasciato un segno, e la fotografia italiana non é quella degli ‘50. E’ diventato un arte praticata da maestri degna di musei e di Christie’s. Invece di “foto”, oggi dicono che il mio magazzino é piena di “opere”. Tu Eduardo, vedevi e praticava la fotografia sempre con la passione di un artista, e da dove sei sappia che hai il tuo posto nella storia della fotografia italiana, come nelle nostre cuore, vecchio leone. Martedì, Giugno 16, 0re 12:48
Per Barbara.
Grazie per l’infomazione che ricorda anche a me questo fatto della biografia.
Con Cristina, la figlia maggiore di Edoardo, metteremo ordine nelle sue infinite cose e speriamo proprio di trovare il testo che Edoardo cominciò a scrivere con un vecchio sistema Olivetti e che tu mi confermi essere finito su di un portatile.
Speriamo anche di rintracciare il suo porfolio che. dovrebbe essere anch’esso su di un portatile.
Cara Barbara, se hai altri particolari chiamami allo 024989753 e se ci servirà il tuo aiuto mi farò vivo. Ancora grazie.
Ciao! Alfredo
Per Barbara.
Grazie per l’infomazione che ricorda anche a me questo fatto della biografia.
Con Cristina, la figlia maggiore di Edoardo, metteremo ordine nelle sue infinite cose e speriamo proprio di trovare il testo che Edoardo cominciò a scrivere con un vecchio sistema Olivetti e che tu mi confermi essere finito su di un portatile.
Speriamo anche di rintracciare il suo porfolio che. dovrebbe essere anch’esso su di un portatile.
Cara Barbara, se hai altri particolari chiamami allo 024989753 e se ci servirà il tuo aiuto mi farò vivo. Ancora grazie.
Ciao! Alfredo
Grazie Luca per l’articolo di Edoardo “Il cuore di leone”. Quando ho avuto la notizia della sua mancanza mi e venuto un vuoto dentro che non volevo crederci. L’ho conosciuto nel 1990 quando io entrai nel AFIP, ero il più giovane del direttivo, erano tempi di cambiamenti nella professione, e si cercava di adeguarsi ai tempi moderni, aprendo ai giovani e alla cultura, creando Pyramid Europa per lottare per il Diritto D’autore al Parlamento Europeo, e tante altre cose.
Mi ricordo i sui racconti di Vita come quella del viaggio in lambretta attraversando L’Africa, i suoi viaggi in Sardegna per il Touring Club erano racconti incredibili, veri e bellissimi e lui ti faceva morire dal ridere.
L’ultima volta che l’ho visto era l’anno scorso allo studio di Giovanni Gastel nell’ occasione del AFIP, mi ringraziava sempre per i ritratti che avevo fatto a Lui e Monika, mi diceva che quando li guardava era come se lei fosse viva e mi spezzava il cuore sentirlo.
Mi dispiace molto non poter partecipare al Funerale di oggi ma sono via, ma allo stesso tempo sono li con il Cuore. Grazie Edoardo per i tuoi racconti,e la tua amicizia che mi rimangano per sempre.
Mi dispiace molto che non siamo riusciti a fare un Volume la storia del AFIP che ricordava tutti voi grandi fotografi che siete riusciti a creare una professione rispettabile, da un semplice mestiere.
Ciao Edoardo Buon Viaggio è a Rivederci
Con Affetto
Joe Oppedisano
Grazie Luca per l’articolo di Edoardo “Il cuore di leone”. Quando ho avuto la notizia della sua mancanza mi e venuto un vuoto dentro che non volevo crederci. L’ho conosciuto nel 1990 quando io entrai nel AFIP, ero il più giovane del direttivo, erano tempi di cambiamenti nella professione, e si cercava di adeguarsi ai tempi moderni, aprendo ai giovani e alla cultura, creando Pyramid Europa per lottare per il Diritto D’autore al Parlamento Europeo, e tante altre cose.
Mi ricordo i sui racconti di Vita come quella del viaggio in lambretta attraversando L’Africa, i suoi viaggi in Sardegna per il Touring Club erano racconti incredibili, veri e bellissimi e lui ti faceva morire dal ridere.
L’ultima volta che l’ho visto era l’anno scorso allo studio di Giovanni Gastel nell’ occasione del AFIP, mi ringraziava sempre per i ritratti che avevo fatto a Lui e Monika, mi diceva che quando li guardava era come se lei fosse viva e mi spezzava il cuore sentirlo.
Mi dispiace molto non poter partecipare al Funerale di oggi ma sono via, ma allo stesso tempo sono li con il Cuore. Grazie Edoardo per i tuoi racconti,e la tua amicizia che mi rimangano per sempre.
Mi dispiace molto che non siamo riusciti a fare un Volume la storia del AFIP che ricordava tutti voi grandi fotografi che siete riusciti a creare una professione rispettabile, da un semplice mestiere.
Ciao Edoardo Buon Viaggio è a Rivederci
Con Affetto
Joe Oppedisano
Joe: ti stiamo provando a mettere insieme la storia dell’Afip… ce la stiamo mettendo tutta e abbiamo dato la nostra disponibilità per aiutare concretamente in questo progetto. Puoi leggere qualcosa qui:
http://www.jumper.it/SundayJumper/?p=133
Un abbraccio, è tanto che non ci si sente (ho ancora un ritratto polaroid 50×60 che mi hai fatto un secolo fa!). Luca
Joe: ti stiamo provando a mettere insieme la storia dell’Afip… ce la stiamo mettendo tutta e abbiamo dato la nostra disponibilità per aiutare concretamente in questo progetto. Puoi leggere qualcosa qui:
http://www.jumper.it/SundayJumper/?p=133
Un abbraccio, è tanto che non ci si sente (ho ancora un ritratto polaroid 50×60 che mi hai fatto un secolo fa!). Luca
Grazie Luca, veramente toccante.
Quando ho iniziato e cioè nel 1961, Edoardo era il mio mito e lo è stato per tutto il periodo della mia carriera professionale che continua senza Lui materialmente ma sempre vicino a me come Grande Ispiratore, Nando Mutarelli
Grazie Luca, veramente toccante.
Quando ho iniziato e cioè nel 1961, Edoardo era il mio mito e lo è stato per tutto il periodo della mia carriera professionale che continua senza Lui materialmente ma sempre vicino a me come Grande Ispiratore, Nando Mutarelli
Grazie Luca per questa lettera così vera e sentita che condivido completamente, mi resta come a tutti noi un grande affetto per Edoardo, non solo un “Grande Fotografo” ma anche un grande personaggio che ho avuto la fortuna di conoscere. Elia Festa
Grazie Luca, veramente toccante.
Quando ho iniziato nel 1961, Edoardo era già affermato ed è diventato subito il mio Mito, le Sue luci e il Suo gusto compositivo oltre alla Sua genialità mi hanno catturato e per tutta la mia evoluzione professionale ho sempre seguito il Suo lavoro, ora non c’è più materialmente ma credo che ci guarderà con il Suo ghigno,come quando scherzosamente lo saltavo così, ciao Eldorado. Nando
Grazie Luca per questa lettera così vera e sentita che condivido completamente, mi resta come a tutti noi un grande affetto per Edoardo, non solo un “Grande Fotografo” ma anche un grande personaggio che ho avuto la fortuna di conoscere. Elia Festa
Grazie Luca, veramente toccante.
Quando ho iniziato nel 1961, Edoardo era già affermato ed è diventato subito il mio Mito, le Sue luci e il Suo gusto compositivo oltre alla Sua genialità mi hanno catturato e per tutta la mia evoluzione professionale ho sempre seguito il Suo lavoro, ora non c’è più materialmente ma credo che ci guarderà con il Suo ghigno,come quando scherzosamente lo saltavo così, ciao Eldorado. Nando
Caro Luca,
non ho parole per esprimere l’emozione che ha suscitato in me il meraviglioso pezzo che hai scritto su papà, forse neppure io sarei riuscita a descriverlo cosi bene e profondamente.
Grazie Luca, e grazie anche a tutti i colleghi che hanno risposto con dei pensieri bellissimi. Grazie di cuore anche a Pratelli grande ma soprattutto caro amico di papà.
Sono commossa quanto le parole non possono esprimre
Cristina Mari