@ Foto Grazia Neri - Ufficio stampa

Ci sono molte sfumature sulla questione che è stata al centro di tutti i dibattiti nell’ambito della fotografia, questa settimana: l’annuncio della messa in liquidazione della storica agenzia Grazia Neri, a seguito della decisione presa dalla famiglia Neri e dei soci. Abbiamo ricevuto decine di segnalazioni, da parte delle persone che ci seguono, ogni settimana sul Sunday Jumper e ogni giorno sul sito, segno che in qualche modo fosse logico che ne diventasse l’argomento di questa domenica, e in effetti era ovvio che fosse così. Al tempo stesso, non è facile parlarne, e specialmente cercare di trarne delle conclusioni, farne un esempio di quello che non funziona e di quello che bisognerebbe fare. Sarebbe troppo facile fare valutazioni semplicistiche: ognuno di noi potrebbe avere una motivazione del perché una realtà così consolidata nel mondo della fotografia possa sparire di colpo. E, di tutto si può dire, meno che si cerca in questa sede di analizzare le cose in modo “semplicistico” (o, almeno, questo è il tentativo).

Partiamo dal patrimonio, i giornali lo hanno messo in primo piano nell’analizzare in poche righe i fatti: il rischio di perdere questo patrimonio di 9 milioni di immagini. Prima di capire cosa potrà succedere “realmente” a questo patrimonio, c’è da domandarsi come fa un’agenzia che rappresenta nomi del calibro di Annie Leibovitz, Douglas Kirkland, Herb Ritts, Howard Schatz, Karsh, James Nachtwey e che rappresenta agenzie internazionali quali BLACK STAR, VU, CONTACT Press Images, AFP VII, Polaris possa non avere più successo. Non c’è più bisogno di questa qualità? Ovvio che il mercato non è fatto solo di grandi fotografi e di grandi fotografie: sono le gocce quotidiane che fanno il fatturato, quindi magari di Annie Leibovitz c’è sempre bisogno, ma quello che potrebbe essere successo è che le foto che riempiono le pagine di tutti i giornali e le riviste, ogni giorno, sono pagate così poco da non lasciare margine. Insomma, la prima considerazione che viene “facile” è dire che il microstock ha “ucciso” le grandi agenzie. Ma, lasciatemelo dire, non credo che sia così, a meno che non si voglia avere un capro espiatorio che possa in qualche modo metterci il cuore in pace.

Il microstock – di cui abbiamo “riparlato” la settimana scorsa e che sarà oggetto di un grande evento che stiamo organizzando (perché i fenomeni bisogna conoscerli, per comprenderli e anche per combatterli, se serve combatterli) – sembra essere al massimo la goccia che ha fatto traboccare il vaso, ma non è la causa principale: i problemi delle agenzie vengono da più lontano.

Guardando con attenzione, è difficile trovare un punto debole nell’attività dell’agenzia: ha seguito con passione gli aspetti culturali, ma anche quelli tecnologici, cercato strade anche coraggiose per individuare nuove sfaccettature, la sua presenza a livello internazionale è sempre stata molto forte… insomma, non è stato tralasciato nulla, almeno come tentativo, è quello che sta attorno che non funziona. Non l’abbiamo vissuta direttamente, ma l’abbiamo osservata, da fuori. Eravamo proprio lì, un paio di mesi fa, per intervistare un fotografo, e ho incrociato dopo tanto tempo Grazia, che mi ha salutato, ha sorriso come sempre faceva, e col senno di poi sarebbe stato giusto fermarla un attimo, per chiederle qualcosa su questo mercato, sulle sensazioni vissute da dentro. Se vorrà, mi farebbe piacere parlarne, ma oggi sembra pretestuoso, sembra entrare con gli scarponi sporchi di fango in una stanza candida e delicata. Odio i giornalisti che si “accorgono” delle situazioni solo quando esplodono, e cercano – in nome di un “diritto di cronaca” – di abbattere quella sottile parete che si chiama rispetto e dignità. Magari, oggi, Grazia non ha voglia di parlarne, oppure quello che c’è da dire oggi è legato alle mosse che si faranno in futuro; qualche mese fa sarebbe stato diverso, ma come al solito la fretta non aiuta a seguire l’istinto, e forse proprio in questo trovo la base del problema vero…

@ Foto Grazia Neri - Ufficio stampa

Quello che succede -si dice – è che l’editoria è in crisi. E’ stato anche ripreso da tante fonti una frase di Michele Neri che puntava il dito proprio sul problema della profonda crisi dell’editoria e della pubblicità. Credo che non sia solo un problema di tipo economico, che pur c’è, e nemmeno il fatto che altre agenzie più forti o con maggiore aggressività commerciale  (che bisogna potersi permettere, non è solo questione di attitudine) abbiano spuntato contratti in esclusiva con i principali editori, eliminando di fatto la concorrenza e imponendo ai photoeditors di attingere solo da queste fonti fotografiche. Il fatto è che l’editoria ha perso il parametro del dettaglio, della sfumatura: si tende a massificare, a globalizzare, a semplificare. Le riviste e i giornali trovano strade di sopravvivenza che devono seguire percorsi semplici, per utenti che si accontentano di un’informazione che non esce dal coro, che non impone sforzo. Si sfoglia, velocemente, e non si legge. Si guardano le gallerie di immagini con il dito sul mouse per passare da uno scatto all’altro in meno di una frazione di secondo. In questa “evoluzione”, chi subisce è chi cerca (pretende, spera, impone, sogna) attenzione, per poter cogliere quella differenza che esiste, ma richiede voglia di percepire, tempo da dedicare, concentrazione. Perché non ho detto, quel giorno, a Grazia: “Ciao, è tanto che non ci si sente, che non ci si parla: possiamo andare a bere un caffè insieme? Mi dici qualcosa di come vedi questo mondo?“. Perché correvo, come tutti (probabilmente come lei), ma è proprio questo che distrugge il mondo che abbiamo cercato – ognuno nel suo campo – di costruire. Se poi lo vediamo sulle riviste, sui giornali, nell’informazione, non possiamo accusare  “gli altri”, dobbiamo fare autocritica, tutti: perché siamo tutti attori, nel bene e nel male, di questa evoluzione/involuzione.

Cosa si può fare per cambiare? Perché più importanti delle parole, e persino delle tanto amate fotografie, ci sono persone. Già lo staff di Grazia Neri era passato da 31 a 14 persone, ora la chiusura impone un pensiero che merita tutto il rispetto necessario. Non si può pensare che il futuro ci porta a far sparire tanto valore (di immagini, di professionalità, di competenza) e non possiamo nemmeno pensare che il problema sia solo italiano (anche da Gamma le notizie non sono buone, ed è solo un secondo esempio di tanti). Ci sono molte cose da fare, ma prima di tutto bisogna cercare, tutti, di cambiare mentalità: è chiaro che qualcosa deve cambiare: ripensare al business della vendita delle foto e dei diritti, considerare le tendenze emergenti che sono il microstock, i concetti degli abbonamenti al proprio archivio, alla condivisione della propria creatività usando sia i social network che le licenze più aperte (Creative Commons). Ma abbiamo detto che sarebbe sbagliato cercare di proporre formule vincenti, come quelli che ti promettono numeri per vincere al lotto… se davvero funzionassero, li userebbero loro per diventare miliardari, no? Tutte questi argomenti non sono risolutivi, ma crediamo che queste situazioni drammatiche debbano essere l’occasione per cambiare (o valutare) l’atteggiamento, per scoprire che forse la strada “giusta” è in un approccio che finora abbiamo considerato lontano da noi.

Rimane un tarlo, però, fortissimo: lo abbiamo da tanto, ma ogni giorno mi convinco che sia la vera strada, e lo condivido con voi qui non perché debba essere una risposta, ma solo perché il percorso mentale mi ha portato qua. I fotografi (e le agenzie, di conseguenza) hanno sempre vissuto una situazione di “passività” nei confronti della committenza: c’è sempre stato qualcuno che “ha bisogno” di immagini, stock o da produrre, e che cerca un fornitore. Con queste immagini, produce “cose” (riviste, libri, brochure, pubblicità…) sulle quali guadagna dei soldi: vendendo copie, facendo vendere prodotti, eccetera. Se il valore della fotografia scende, perché la committenza non ha motivi (che sia giusto o sbagliato, poco importa: succede) per richiedere maggiore qualità o non è disposto a pagare il giusto prezzo della qualità, allora questo meccanismo va cambiato radicalmente, trasformandoci in “attivi”: perché solo gli altri possono guadagnare “usando” le nostre fotografie? Non possiamo pensare di essere noi stessi produttori di “cose” che usano le nostre fotografie, per fare soldi con le “cose” e non con le “semplici immagini”?   L’argomento è lungo, e profondo, e non ha senso trattarlo in questo numero. L’impressione però è che ci sono spazi per inventare un nuovo modo di vendere fotografie, sotto forma di contenitori di nuova fattura e di nuova visione, trovando risorse economiche con nuove soluzioni e nuovi metodi. Il mondo digitale non ha portato solo fatti negativi, ma sta aprendo porte. Che sono difficili, maledettamente difficili da capire e da monetizzare. Non vogliamo che questa sia la chiusura di questo SJ dedicato a questa meravigliosa storia che è stata (e secondo noi, ancora potrebbe essere: ce lo auguriamo, con sincerità) l’agenzia Grazia Neri.

Forse il modo giusto per descrivere la sensazione che ho (e che forse tanti hanno) su questa situazione si trova nella canzone “Un senso” di Vasco Rossi:

Voglio trovare un senso a questa situazione
Anche se questa situazione un senso non ce l’ha

Voglio trovare un senso a questa condizione
Anche se questa condizione un senso non ce l’ha

Volevo dire che si possono fare tante teorie, avere tante opinioni, ma di fatto, questa situazione non ha senso, possiamo cercarlo, ma non ce l’ha. Abbiamo bisogno della qualità, abbiamo bisogno delle fotografie di qualità, abbiamo bisogno di persone e di strutture che investono e credono nella cultura, nell’innovazione, nella creatività, nel futuro. E tutto questo, all’interno di Grazia Neri c’era. Non saranno stati esenti da errori, ma il senso c’era, eccome. E non ha senso…

73 responses

  1. Come si fa a non essere semplicistici?
    Se chiude evidentemente un senso c’è, che ci fa piacere o no, è un dato di fatto.
    In questo periodo sono molte le aziende/ine, che chiudono per colpa delle banche, vere responasabili di questo periodo di m….. più un governo che da tanta fiducia!
    Potrebbe essere che chiude e la fotografia non centra nulla, daltronde la fotografia sembra abbia ripreso un trend interessante soprattutto amatoriale. In questo periodo sono i giovani intraprendenti che dovrebbero avere più opportunità.
    In questo periodo c’è molto individualismo, ma molto più del solito, forse Grazia Neri è rimasta sola!
    Prova a pensarci…
    Un saluto.

  2. Come si fa a non essere semplicistici?
    Se chiude evidentemente un senso c’è, che ci fa piacere o no, è un dato di fatto.
    In questo periodo sono molte le aziende/ine, che chiudono per colpa delle banche, vere responasabili di questo periodo di m….. più un governo che da tanta fiducia!
    Potrebbe essere che chiude e la fotografia non centra nulla, daltronde la fotografia sembra abbia ripreso un trend interessante soprattutto amatoriale. In questo periodo sono i giovani intraprendenti che dovrebbero avere più opportunità.
    In questo periodo c’è molto individualismo, ma molto più del solito, forse Grazia Neri è rimasta sola!
    Prova a pensarci…
    Un saluto.

  3. Veramente: è difficile dare interpretazioni all’intero fenomeno, all’insieme degli avvenimenti e a tutti i segnali.
    Ritengo che la chiusura-eutanasia di una realta’ come Grazia Neri – che da oltre un anno cercava un compratore – sia oggettivamente cosa sintomatica di quello che Luca Pianigiani riassume con la sua consueta lucida apertura mentale: e’ venuto meno, sta venendo meno, un’intera frangia di mercato.
    Sempre meno si chiedono “fotografie”, perche’ ne siamo sommersi. Sempre piu’ occorrono idee ed invenzioni creative nella comunicazione, perche’ questa e’ divenuta la merce rara, ma necessaria per vendere, che e’ quello che vuole il mercato, da sempre.
    L’agenzia Grazia Neri ha fatto eccezionalmente bene quello che e’ il compito di un’agenzia: mediare – con intelligenza e competenza – la vendita di fotografie.
    Ora, invece, ci tocca – volenti o nolenti – di avere idee “da vendere”, e usare le immagini come mezzo di trasmissione delle idee, come “supporto”. E questa cosa passa sempre meno attraverso i “depositi” di immagini come le agenzie, e sempre piu’ attraverso le “fabbriche” di eventi come la Rete, gli studi creativi e il marketing “esperienziale”, che fa succedere cose.

    Pur con tutta la determinazione per navigare verso la trasformazione e cogliere le opportunita’ dielle nuove frontiere… pur con tutta la carica di ottimismo e di testardaggine positiva che rappresenta la sola vera arma che ci fara’ andare avanti e crescere in meglio…. insomma, pur con tutto il “bicchier-mezzo-pien-ismo” necessario…. Ragazzi, che fatica adattarsi alla “morte” di un concetto (lunghissima vita a Grazia e a Michele, ovviamente!)

  4. Veramente: è difficile dare interpretazioni all’intero fenomeno, all’insieme degli avvenimenti e a tutti i segnali.
    Ritengo che la chiusura-eutanasia di una realta’ come Grazia Neri – che da oltre un anno cercava un compratore – sia oggettivamente cosa sintomatica di quello che Luca Pianigiani riassume con la sua consueta lucida apertura mentale: e’ venuto meno, sta venendo meno, un’intera frangia di mercato.
    Sempre meno si chiedono “fotografie”, perche’ ne siamo sommersi. Sempre piu’ occorrono idee ed invenzioni creative nella comunicazione, perche’ questa e’ divenuta la merce rara, ma necessaria per vendere, che e’ quello che vuole il mercato, da sempre.
    L’agenzia Grazia Neri ha fatto eccezionalmente bene quello che e’ il compito di un’agenzia: mediare – con intelligenza e competenza – la vendita di fotografie.
    Ora, invece, ci tocca – volenti o nolenti – di avere idee “da vendere”, e usare le immagini come mezzo di trasmissione delle idee, come “supporto”. E questa cosa passa sempre meno attraverso i “depositi” di immagini come le agenzie, e sempre piu’ attraverso le “fabbriche” di eventi come la Rete, gli studi creativi e il marketing “esperienziale”, che fa succedere cose.

    Pur con tutta la determinazione per navigare verso la trasformazione e cogliere le opportunita’ dielle nuove frontiere… pur con tutta la carica di ottimismo e di testardaggine positiva che rappresenta la sola vera arma che ci fara’ andare avanti e crescere in meglio…. insomma, pur con tutto il “bicchier-mezzo-pien-ismo” necessario…. Ragazzi, che fatica adattarsi alla “morte” di un concetto (lunghissima vita a Grazia e a Michele, ovviamente!)

  5. Mi stringe il cuore pensare ad un’epoca che finisce, forse siamo nati assieme con l’agenzia Grazia Neri, negli anni cinquanta. Anche io come loro ho lavorato, creato, e molto sognato con la fotografia e fin dall’inizio questo nome mi esprimeva professionalità, competenza e stimolo per il mio lavoro di fotografo professionista.
    Grazie di tutto Grazia Neri, cercare un senso è inutile, le epoche non durano più di una vita di un uomo, importante però, è sapere di aver contribuito a farsì che la nuova inizi sulle traccie che noi lasciamo, la mia è più piccola e più leggera ma è pur sempre di 1.500.000 immagini
    che la storia riprenderà e speriamo… ne faccia tesoro ed esperienza.
    Grazia, non ti ho conosciuto ma lascia che ti abbracci con tanta e tanta riconoscenza.
    Gualdi Romano
    romanogualdi@legrandiimmagini.com

  6. Mi stringe il cuore pensare ad un’epoca che finisce, forse siamo nati assieme con l’agenzia Grazia Neri, negli anni cinquanta. Anche io come loro ho lavorato, creato, e molto sognato con la fotografia e fin dall’inizio questo nome mi esprimeva professionalità, competenza e stimolo per il mio lavoro di fotografo professionista.
    Grazie di tutto Grazia Neri, cercare un senso è inutile, le epoche non durano più di una vita di un uomo, importante però, è sapere di aver contribuito a farsì che la nuova inizi sulle traccie che noi lasciamo, la mia è più piccola e più leggera ma è pur sempre di 1.500.000 immagini
    che la storia riprenderà e speriamo… ne faccia tesoro ed esperienza.
    Grazia, non ti ho conosciuto ma lascia che ti abbracci con tanta e tanta riconoscenza.
    Gualdi Romano
    romanogualdi@legrandiimmagini.com

  7. Il problema rimane quello che se per fare soldi (guadagnar da vivere, mica arricchirsi) con la fotografia, bisogna fare un altro mestiere (editore, commerciante, pubblicitario, verduraio, etc.) vuol dire che con la fotografia non ci vivi. Produrre, pubblicare , stampare, distribuire, vendere libri, calendari, cartoline, etc. mi pone nelle condizioni di concentrarmi solo su un altro mestiere, già difficile evidentemente, ma se devo usare le mie foto invece di quelle di uno “più bravo” per far quadrare i conti entro nel sistema della qualità che non paga, della qualità che si abbassa, e il gatto si orde la coda. Grazia Neri è stato un tempio, la sua chiusura significa che non c’è più auditorio……

  8. Il problema rimane quello che se per fare soldi (guadagnar da vivere, mica arricchirsi) con la fotografia, bisogna fare un altro mestiere (editore, commerciante, pubblicitario, verduraio, etc.) vuol dire che con la fotografia non ci vivi. Produrre, pubblicare , stampare, distribuire, vendere libri, calendari, cartoline, etc. mi pone nelle condizioni di concentrarmi solo su un altro mestiere, già difficile evidentemente, ma se devo usare le mie foto invece di quelle di uno “più bravo” per far quadrare i conti entro nel sistema della qualità che non paga, della qualità che si abbassa, e il gatto si orde la coda. Grazia Neri è stato un tempio, la sua chiusura significa che non c’è più auditorio……

  9. Per Sauro: ecco, forse il discorso dell’individualismo e dell’essere soli è una motivazione (tutt’altro che semplicistica).Forse parlarne, così, tra amici, con rispetto per la situazione, è un modo per cambiare. Forse… spero.

    Per RobertoT: grazie per il tuo intervento, è sempre un piacere averti tra di noi!

    Per Flavio: capisco la delusione di dover allargare il concetto dell’attività, ma il problema è che se il mercato non ci chiede più (o meno) quello che finora abbiamo venduto, ci sono tante altre soluzioni, ma sono tutte peggiori di quella che si ipotizzava (e che veniva confermata anche dalla risposta di Tomesani), ovvero di vendere le fotografie all’interno di un contesto o di un prodotto. Stiamo raccogliendo materiale, per cercare di mostrare esempi e idee.

  10. Per Sauro: ecco, forse il discorso dell’individualismo e dell’essere soli è una motivazione (tutt’altro che semplicistica).Forse parlarne, così, tra amici, con rispetto per la situazione, è un modo per cambiare. Forse… spero.

    Per RobertoT: grazie per il tuo intervento, è sempre un piacere averti tra di noi!

    Per Flavio: capisco la delusione di dover allargare il concetto dell’attività, ma il problema è che se il mercato non ci chiede più (o meno) quello che finora abbiamo venduto, ci sono tante altre soluzioni, ma sono tutte peggiori di quella che si ipotizzava (e che veniva confermata anche dalla risposta di Tomesani), ovvero di vendere le fotografie all’interno di un contesto o di un prodotto. Stiamo raccogliendo materiale, per cercare di mostrare esempi e idee.

  11. Veramente preoccupante ! In un workshop svoltosi da PTW a Mialno a Febbraio la Sig.ra Grazia Neri aveva detto ” ora tutto è da ricominciare” Forse ,chissa era gia in premidatazione questo fatto della chiusura ! Però la frase che ora sembra essere tutto da ricominciare da un certo punto di vista sembra essere tuto perso ma dall’altro si dovra trovare strade nuove ! Ma come?

    Forse parlado e facendo conoscere un certo tipo di cultura fotografica in certi ambienti ?! Forse potrebbe essere la strada giusta?! Ma come ? Visto che i siti come Jumper lo fanno si dovrebbe incentivarli di più e altri dovrebbero fare la stessa cosa ?! Magari anche in certe TV satellitari e nelle scuole (ma non solo di arte fotografica) ma anche in quelle di altri settori! Sarebbe ora di darsi una mossa !? Sopratutto nel far capire la piattezza di livello di certe riviste o giornali !

  12. Veramente preoccupante ! In un workshop svoltosi da PTW a Mialno a Febbraio la Sig.ra Grazia Neri aveva detto ” ora tutto è da ricominciare” Forse ,chissa era gia in premidatazione questo fatto della chiusura ! Però la frase che ora sembra essere tutto da ricominciare da un certo punto di vista sembra essere tuto perso ma dall’altro si dovra trovare strade nuove ! Ma come?

    Forse parlado e facendo conoscere un certo tipo di cultura fotografica in certi ambienti ?! Forse potrebbe essere la strada giusta?! Ma come ? Visto che i siti come Jumper lo fanno si dovrebbe incentivarli di più e altri dovrebbero fare la stessa cosa ?! Magari anche in certe TV satellitari e nelle scuole (ma non solo di arte fotografica) ma anche in quelle di altri settori! Sarebbe ora di darsi una mossa !? Sopratutto nel far capire la piattezza di livello di certe riviste o giornali !

  13. Grazie a tutti ragazzi, mi aiutate a riflettere.
    Dopo la cassa integrazione, alcune splendide aziende del settore del mobile cominceranno nei prossimi mesi a non rinnovare i contratti a termine e iniziare la mobilità con conseguenti licenziamenti e riduzioni di personale .
    Quale è il senso?
    Quei beni costano troppo per l’uso che fanno e sul mercato si trova a meno per lo stesso uso.
    Sì ma noi siamo maestri nel design e ………niente, quando i conti non tornano ognuno cerca di salvare
    il salvabile e spesso proprio per la storia importante che si ha non è facile fare prodotti che costano meno. Ve la immaginate una foto di Annie Liebovitz in download a 1 €?
    “Settembre il tempo dei ripensamenti sul tempo e sull’età…” cantava Guccini, bè grazie per la riflessione, di cuore.

  14. Grazie a tutti ragazzi, mi aiutate a riflettere.
    Dopo la cassa integrazione, alcune splendide aziende del settore del mobile cominceranno nei prossimi mesi a non rinnovare i contratti a termine e iniziare la mobilità con conseguenti licenziamenti e riduzioni di personale .
    Quale è il senso?
    Quei beni costano troppo per l’uso che fanno e sul mercato si trova a meno per lo stesso uso.
    Sì ma noi siamo maestri nel design e ………niente, quando i conti non tornano ognuno cerca di salvare
    il salvabile e spesso proprio per la storia importante che si ha non è facile fare prodotti che costano meno. Ve la immaginate una foto di Annie Liebovitz in download a 1 €?
    “Settembre il tempo dei ripensamenti sul tempo e sull’età…” cantava Guccini, bè grazie per la riflessione, di cuore.

  15. Che belle queste foto istituzionali che pubblichi della sede milanese di Grazia Neri, un austero tempio della fotografia di autore contemporanea e non solo, nel senso che oltre ai grandi nomi che hai citato, Grazia Neri ha curato e incoraggiato con mostre e pubblicazioni il lavoro di giovani autori come ad esempio fra gli ultimi Emiliano Mancuso con “Terre di Mezzo”.

    Che dire; in fondo ciascuno di noi ha sempre avuto una storia importante nel cassetto da approfondire e poi magari da far vedere a qualche grossa agenzia perchè “non si sa mai”.
    Ecco in questi casi L’ agenzia Grazia Neri è da depennare dalla ” lista dei desideri” perchè come apprendo in questo preciso momento ha chiuso. Oltre alle amare considerazioni che un caso come questo impone, auguro alla famiglia Neri, a tutti i dipendent, ai fotografi da loro rappresentati e a quelli che avrebbero voluto esserlo buona fortuna!
    Spero anche che queste riflessioni investano non solo gli addetti ai lavori ma un poi’ tutti i lettori e fruitori di notizie della carta stampata.

  16. Che belle queste foto istituzionali che pubblichi della sede milanese di Grazia Neri, un austero tempio della fotografia di autore contemporanea e non solo, nel senso che oltre ai grandi nomi che hai citato, Grazia Neri ha curato e incoraggiato con mostre e pubblicazioni il lavoro di giovani autori come ad esempio fra gli ultimi Emiliano Mancuso con “Terre di Mezzo”.

    Che dire; in fondo ciascuno di noi ha sempre avuto una storia importante nel cassetto da approfondire e poi magari da far vedere a qualche grossa agenzia perchè “non si sa mai”.
    Ecco in questi casi L’ agenzia Grazia Neri è da depennare dalla ” lista dei desideri” perchè come apprendo in questo preciso momento ha chiuso. Oltre alle amare considerazioni che un caso come questo impone, auguro alla famiglia Neri, a tutti i dipendent, ai fotografi da loro rappresentati e a quelli che avrebbero voluto esserlo buona fortuna!
    Spero anche che queste riflessioni investano non solo gli addetti ai lavori ma un poi’ tutti i lettori e fruitori di notizie della carta stampata.

  17. Prima di tutto, una inevitabile tristezza.

    In seconda battuta, le cause: difficile sceglierne una, ce ne sono tante di plausibili. E’ chiaramente una congiuntura, che ricorda molto, molto da vicino la crisi dell’industria discografica; se posso avere un MP3 con un click (più o meno gratis), difficilmente avrò voglia di uscire a comprare un CD.

    Il microstock è una soluzione ottima per i consumatori, decisamente povera per il fotografo. Non crediamo alle favole: per una foto venduta 10.000 volte, ci sono 10.000 foto mai vendute; e siamo solo agli inizi, ora ci sarà il vero proliferare del fenomeno, con caduta del profitto proporzionale all’incremento della offerta.

    Stiamo a vedere, personalmente è già un bel po’ di tempo che ho seppellito il reparto “stock”; se continuo ad aggiungere immagini è solo mirando a miei progetti futuri, per ottimizzarne i tempi, e per piacere personale.

    Un pensiero grato, in ogni caso, ha chi ha tenuto alta la bandiera della qualità.

  18. Prima di tutto, una inevitabile tristezza.

    In seconda battuta, le cause: difficile sceglierne una, ce ne sono tante di plausibili. E’ chiaramente una congiuntura, che ricorda molto, molto da vicino la crisi dell’industria discografica; se posso avere un MP3 con un click (più o meno gratis), difficilmente avrò voglia di uscire a comprare un CD.

    Il microstock è una soluzione ottima per i consumatori, decisamente povera per il fotografo. Non crediamo alle favole: per una foto venduta 10.000 volte, ci sono 10.000 foto mai vendute; e siamo solo agli inizi, ora ci sarà il vero proliferare del fenomeno, con caduta del profitto proporzionale all’incremento della offerta.

    Stiamo a vedere, personalmente è già un bel po’ di tempo che ho seppellito il reparto “stock”; se continuo ad aggiungere immagini è solo mirando a miei progetti futuri, per ottimizzarne i tempi, e per piacere personale.

    Un pensiero grato, in ogni caso, ha chi ha tenuto alta la bandiera della qualità.

  19. Tristemente scioccante, ma ti potrebbero dire sono i tempi…
    E poi Luca che dici “Perché correvo, come tutti…” è un po’ di tempo che ci penso si sta’ correndo, tutti corrono, ma non è ben chiaro dove si corre.
    Saluti a tutti

  20. Tristemente scioccante, ma ti potrebbero dire sono i tempi…
    E poi Luca che dici “Perché correvo, come tutti…” è un po’ di tempo che ci penso si sta’ correndo, tutti corrono, ma non è ben chiaro dove si corre.
    Saluti a tutti

  21. L’anno scorso ho scoperto che 2 anni prima aveva chiuso la New Reversal Service a Milano, laboratorio professionale E6+stampa+montaggio ecc. dove io lavoravo 25 anni prima, ed è sempre stata per me un’icona della qualità, un punto di riferimento.
    E’ stato veramente uno shock.
    Poi Polaroid.poi altri.
    Ora Grazia Neri, non li conoscevo personalmente ma era un mito per tutti.
    Siamo sempre meno fotografi, e più editore … verduraio ecc. come diceva Flavio, io mi sono buttato sulla grafica, impaginazione ecc. poi il web, slide show ecc. ormai la fotografia è il 40% di ciò che produco.
    E, tramite Tomesani, mi rendo conto che tutto il settore è così, tutto cambia alla velocità della luce.
    Ed è sempre+ difficile crederci.
    C’è da dire :” ma che ti metti a fare?” mica puoi cambiare mestiere a quest’età…..
    Devo dire che apprezzo molto Tau Visual, che si sforza di inventarsi sempre cose nuove, idee ecc. per non naufragare.
    Grazie Roberto.

  22. L’anno scorso ho scoperto che 2 anni prima aveva chiuso la New Reversal Service a Milano, laboratorio professionale E6+stampa+montaggio ecc. dove io lavoravo 25 anni prima, ed è sempre stata per me un’icona della qualità, un punto di riferimento.
    E’ stato veramente uno shock.
    Poi Polaroid.poi altri.
    Ora Grazia Neri, non li conoscevo personalmente ma era un mito per tutti.
    Siamo sempre meno fotografi, e più editore … verduraio ecc. come diceva Flavio, io mi sono buttato sulla grafica, impaginazione ecc. poi il web, slide show ecc. ormai la fotografia è il 40% di ciò che produco.
    E, tramite Tomesani, mi rendo conto che tutto il settore è così, tutto cambia alla velocità della luce.
    Ed è sempre+ difficile crederci.
    C’è da dire :” ma che ti metti a fare?” mica puoi cambiare mestiere a quest’età…..
    Devo dire che apprezzo molto Tau Visual, che si sforza di inventarsi sempre cose nuove, idee ecc. per non naufragare.
    Grazie Roberto.

  23. Chiamatemi pure cinico ma credo che questa notizia sia solo la conferma di quello che abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni: Se l’uomo ha impiegato 2000 anni per mettere su un aereo di tela e provare a volare, negli ultimi tempi lo sviluppo delle società è diventato sempre più esponenziale e di difficile lettura. Chi avrebbe ipotizzato una crisi economica così vasta e profonda prima di entrarci? Se prima chi apriva un negozio lo passava in eredità e diverse generazioni potevano contarci ora non sai se il mercato che oggi magari ti premia regalandoti successo, domani ( tra un anno o poco meno) ti permetterà di sopravvivere.
    La certezza è che la nostra società, tanto bella per alcuni versi, sta sfornando una marea di insicurezze, frenesie, stress e difficoltà per tutti.
    Forse dopo che il modello comunista ha mostrato i suoi limiti e si è spento, che il modello di società fondato sul libero mercato e sulla concorrenza sta mettendo troppi in ginocchio è arrivato il momento in cui qualcuno potrebbe trovare un’idea di società alternativa che invece di sfornare zombi rotolanti e affannati per una corsa verso non si sa dove ci possa restituire quella serenità che si può ancora leggere negli occhi delle persone dei mondi che qualcuno si ostina a definire “sottosviluppati”.
    Grazie per l’attenzione
    Daniele Del Vecchio
    danieledv@mac.com

  24. Chiamatemi pure cinico ma credo che questa notizia sia solo la conferma di quello che abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni: Se l’uomo ha impiegato 2000 anni per mettere su un aereo di tela e provare a volare, negli ultimi tempi lo sviluppo delle società è diventato sempre più esponenziale e di difficile lettura. Chi avrebbe ipotizzato una crisi economica così vasta e profonda prima di entrarci? Se prima chi apriva un negozio lo passava in eredità e diverse generazioni potevano contarci ora non sai se il mercato che oggi magari ti premia regalandoti successo, domani ( tra un anno o poco meno) ti permetterà di sopravvivere.
    La certezza è che la nostra società, tanto bella per alcuni versi, sta sfornando una marea di insicurezze, frenesie, stress e difficoltà per tutti.
    Forse dopo che il modello comunista ha mostrato i suoi limiti e si è spento, che il modello di società fondato sul libero mercato e sulla concorrenza sta mettendo troppi in ginocchio è arrivato il momento in cui qualcuno potrebbe trovare un’idea di società alternativa che invece di sfornare zombi rotolanti e affannati per una corsa verso non si sa dove ci possa restituire quella serenità che si può ancora leggere negli occhi delle persone dei mondi che qualcuno si ostina a definire “sottosviluppati”.
    Grazie per l’attenzione
    Daniele Del Vecchio
    danieledv@mac.com

  25. Sapete cosa mi preoccupa veramente, la maggior parte dei giornali italiani ” di carta” non ne ha nemmeno parlato.
    E poi, io una foto della Liebovitz a un euro, l’avrei comprata, …via anche a due!

  26. Sapete cosa mi preoccupa veramente, la maggior parte dei giornali italiani ” di carta” non ne ha nemmeno parlato.
    E poi, io una foto della Liebovitz a un euro, l’avrei comprata, …via anche a due!

  27. Roberto: attenta, perché in questo periodo Annie ha qualche problemuccio di debiti da pagare, mi pare 24 milioni di dollari. Mi sa che non svenderà le sue foto ;-))

  28. Roberto: attenta, perché in questo periodo Annie ha qualche problemuccio di debiti da pagare, mi pare 24 milioni di dollari. Mi sa che non svenderà le sue foto ;-))

  29. bel pezzo Luca, bravo!
    riguarda al soggetto, vero che rientra sicuramente nel calderone della crisi epocale che sta attraversando il settore negli ultimi anni, ma probabilmente in questo caso vi sono anche altri fattori: da tempo Grazia aveva annunciato la sua intenzione di lasciare il “bastone del comando” a suo figlio, rallentando la sua partecipazione attiva all’azienda, e per Michele quell’azienda non è una “creatura” come per sua madre, quindi forse è stato piu attento all’aspetto finanziario e nel momento ni cui non tornavano piu i conti alla fine hanno deciso di chiudere.
    Sicuramente alla fine è il momento che li ha spinti a decidere, ma forse vi sono anche ragioni oggettive in questo caso.
    Non dimentichiamoci appunto che altre aziende “Storiche” del settore sono in crisi, spesso sono aziende abituate a far quadrare i conti come 10 anni fa, oggigiorno occorre sicuramente preventivare budget e modus lavorandi diversi da una volta, ogni giorno nascono piccole e moderne realtà in questo settore, realtà che nascono sapendo bene comei ricavi del 2009 siano molto diversi da quelli del 1999…..

  30. bel pezzo Luca, bravo!
    riguarda al soggetto, vero che rientra sicuramente nel calderone della crisi epocale che sta attraversando il settore negli ultimi anni, ma probabilmente in questo caso vi sono anche altri fattori: da tempo Grazia aveva annunciato la sua intenzione di lasciare il “bastone del comando” a suo figlio, rallentando la sua partecipazione attiva all’azienda, e per Michele quell’azienda non è una “creatura” come per sua madre, quindi forse è stato piu attento all’aspetto finanziario e nel momento ni cui non tornavano piu i conti alla fine hanno deciso di chiudere.
    Sicuramente alla fine è il momento che li ha spinti a decidere, ma forse vi sono anche ragioni oggettive in questo caso.
    Non dimentichiamoci appunto che altre aziende “Storiche” del settore sono in crisi, spesso sono aziende abituate a far quadrare i conti come 10 anni fa, oggigiorno occorre sicuramente preventivare budget e modus lavorandi diversi da una volta, ogni giorno nascono piccole e moderne realtà in questo settore, realtà che nascono sapendo bene comei ricavi del 2009 siano molto diversi da quelli del 1999…..

  31. Io so che non mi credi, è il mio orgoglio; io avevo dato la notizia della imminente chiusura delle agenzie fotografiche tre anni fa! Lo so che è stupido ricordarlo ma come sai sono vecchio e rimbambito, cioè sono tornato un bambino. Ma come tale e come giudio ho il dono delle profezie. Te ne faccio due: chiuderanno tutte le riviste che parlano di macchine fotografiche, che fanno i test e roba simile e pubblicano con adeguato commento critico le fotografie dei lettori…. ma perchè la faccio lunga? Chiuderanno tutte le attività che hanno bisogno della carta perché sparirà la carta per l’informazione in generale come è già finita la pellicola e il tape. Leggo che l’agenzia Grazia Neri chiude e nei suoi scaffali ci sono rimasti 9.000.000 (nove milioni) di fotografie; ora una legge fondamentali del Gilardi pubblicata sei anni fa dice che quando il numero delle fotografie (stampe) supera qualche migliaio, non è più un archivio ma diventa una discarica ….

    Mah! perché ho scritto queste cose senza senso? Ritorno alle serie, fra cui la mia campagna (hai seguito?) per fare ammettere come le scatolette di Piero Manzoni con la Merda d’Artista, i vasetti di vetro trasparente con la Merda di Fotografo nella cultura e sopratutto nel mercato in espamsione dell’Arte Moderna. Pensa a quanta noi fotografi ne buttiamo via quando potrebbe avere un valore ….

    Ti abbraccio, voglimi bene, in fondo sono un vecchio collega Ando

  32. Io so che non mi credi, è il mio orgoglio; io avevo dato la notizia della imminente chiusura delle agenzie fotografiche tre anni fa! Lo so che è stupido ricordarlo ma come sai sono vecchio e rimbambito, cioè sono tornato un bambino. Ma come tale e come giudio ho il dono delle profezie. Te ne faccio due: chiuderanno tutte le riviste che parlano di macchine fotografiche, che fanno i test e roba simile e pubblicano con adeguato commento critico le fotografie dei lettori…. ma perchè la faccio lunga? Chiuderanno tutte le attività che hanno bisogno della carta perché sparirà la carta per l’informazione in generale come è già finita la pellicola e il tape. Leggo che l’agenzia Grazia Neri chiude e nei suoi scaffali ci sono rimasti 9.000.000 (nove milioni) di fotografie; ora una legge fondamentali del Gilardi pubblicata sei anni fa dice che quando il numero delle fotografie (stampe) supera qualche migliaio, non è più un archivio ma diventa una discarica ….

    Mah! perché ho scritto queste cose senza senso? Ritorno alle serie, fra cui la mia campagna (hai seguito?) per fare ammettere come le scatolette di Piero Manzoni con la Merda d’Artista, i vasetti di vetro trasparente con la Merda di Fotografo nella cultura e sopratutto nel mercato in espamsione dell’Arte Moderna. Pensa a quanta noi fotografi ne buttiamo via quando potrebbe avere un valore ….

    Ti abbraccio, voglimi bene, in fondo sono un vecchio collega Ando

  33. È senz’altro una delle notizie più tristi che investe il nostro settore in questo periodo.
    Dopo la scomparsa di grandi aziende di produzione a più livelli, dalla polaroid al piccolo laboratorio, cominciano a cadere anche le aziende impegnate non solo a produrre soldi ma anche e sopratutto cultura.
    Mi viene da pensare, che futuro possiamo lasciare ai nostri figli?
    I miei nonni erano da una parte contadini e dall’altra muratori, hanno lasciato rispettivamente eredità importanti. Mio padre muratore lascia una tetto ai figli ecc.
    Io che ho studiato con grandi sacrifici, una laurea. idem mia moglie ed entrambi impegnati nel fare cultura con l’immagine. ci ritroviamo dopo 25 anni di attività con la possibilità di lasciare a nostro figlio un debito spaventoso.
    Dico questo non perchè voglio raccontare la storia della mia famiglia, ma per legarmi anche alle parole di Flavio.
    Dopo 25 anni di investimenti, studi, sacrifici, non si può pensare di cambiare radicalmente mestiere e noi siamo tra quelli che più si sono adattati ai tempi.
    Tra i primi ad aver fatto la conversione al digitale a 365°, ad aver inserito il comparto grafico all’interno, ad aver gestito il cliente con il prodotto chiavi in mano, ecc…
    Credo che ormai per quanto ci si possa sforzare non si può più contare su questo “mestiere”.

    E pensare che oggi un idraulico costa 250 Euro all’ora se va bene e un muratore porta a casa 150 Euro al giorno.
    Un esempio di offerta di lavoro: Un ente pubblico bandisce una gara a ribasso (inserita in una serie di forniture materiali quali arredi, segnaletica, pannelli, stand, ed altro), anche 1.000 servizi fotografici da realizzare con la consegna di almeno 6 immagini per sito (Opere realizzate con fondi comunitari: monumenti, piazze, edifici, chiese ecc…) da fotografare in tutto il territorio della regione Calabria.
    Base d’asta 18.000 euro comprensivi di tutte le spese, tradotto sono 3 euro a foto.
    Non ho nemmeno il coraggio di commentare.

    Un abbraccio

  34. È senz’altro una delle notizie più tristi che investe il nostro settore in questo periodo.
    Dopo la scomparsa di grandi aziende di produzione a più livelli, dalla polaroid al piccolo laboratorio, cominciano a cadere anche le aziende impegnate non solo a produrre soldi ma anche e sopratutto cultura.
    Mi viene da pensare, che futuro possiamo lasciare ai nostri figli?
    I miei nonni erano da una parte contadini e dall’altra muratori, hanno lasciato rispettivamente eredità importanti. Mio padre muratore lascia una tetto ai figli ecc.
    Io che ho studiato con grandi sacrifici, una laurea. idem mia moglie ed entrambi impegnati nel fare cultura con l’immagine. ci ritroviamo dopo 25 anni di attività con la possibilità di lasciare a nostro figlio un debito spaventoso.
    Dico questo non perchè voglio raccontare la storia della mia famiglia, ma per legarmi anche alle parole di Flavio.
    Dopo 25 anni di investimenti, studi, sacrifici, non si può pensare di cambiare radicalmente mestiere e noi siamo tra quelli che più si sono adattati ai tempi.
    Tra i primi ad aver fatto la conversione al digitale a 365°, ad aver inserito il comparto grafico all’interno, ad aver gestito il cliente con il prodotto chiavi in mano, ecc…
    Credo che ormai per quanto ci si possa sforzare non si può più contare su questo “mestiere”.

    E pensare che oggi un idraulico costa 250 Euro all’ora se va bene e un muratore porta a casa 150 Euro al giorno.
    Un esempio di offerta di lavoro: Un ente pubblico bandisce una gara a ribasso (inserita in una serie di forniture materiali quali arredi, segnaletica, pannelli, stand, ed altro), anche 1.000 servizi fotografici da realizzare con la consegna di almeno 6 immagini per sito (Opere realizzate con fondi comunitari: monumenti, piazze, edifici, chiese ecc…) da fotografare in tutto il territorio della regione Calabria.
    Base d’asta 18.000 euro comprensivi di tutte le spese, tradotto sono 3 euro a foto.
    Non ho nemmeno il coraggio di commentare.

    Un abbraccio

  35. Il problema è che Grazia Neri aveva già chiuso con il suo istinto e la sua capacità manageriale, compiendo i 73 anni e lasciando al figlio Michele il 28 dicembre del 2008. Ne ho seguito l’intervista insieme con mio padre Giuseppe, vecchio fotografo appartenente alla Fiaf, che volendomi spiegare cosa fosse la Fotografia, mi diceva guarda le foto dell’agenzia di Grazia Neri. Troverai in alcune anche un uso della tecnica difforme ma in ognuna emergerà un grande valore: la capacità di comunicare e di suscitare emozione.
    Quella che vedi oggi è una fotografia dei giorni nostri, indaffarata, veloce, di corsa, distratta. E’ adeguata ai tempi, si usa, si consuma, senza darne alcun valore.

    In sottofondo alle sue parole, Michele Neri magnificava il passaggio delle gestione e la sua volontà di prendere in mano le redini del sistema per traghettarlo verso le richieste multimediali.

    Mio padre smuoveva il capo e aggiungeva, terreno sbagliato per un’agenzia con un un valore storico, la concorrenza di milioni di persone con in mano mezzi di ripresa sempre più semplici e perfezionati, ha create un grande occhio presente dappertutto. Il costo limitato di produzione di queste immagini e la facilità con cui creare delle banche immagini da cui attingere ha creato nuovi competitor più snelli e più parsimoniosi. In natura sopravvive chi consuma meno per adattarsi ai cambiamenti. I grandi dinosauri si estinsero e sopravvivssero rettili ed uccelli.

    E continuava dicendo…non sono i consumatori di immagini ad essere diminuiti, anzi si sono affacciati nuovi usi, il web, gli sfondi cellulari ecc. è l’offerta che è diventata sovrabbondante e fra tanti si trova anche la qualità magari ottenuta per caso ma qualità è. E’ un fatto statistico.

    Ed allora come farà a sopravvivere un archivio di immagini datate e d’autore rispetto ad una banca in evoluzione con tassi di crescita a due cifre. Un esempio: una banca di microstock che passa dal milione di immagini del 2007 agli oltri sei milioni di oggi.
    La strada della sopravvivenza potrebbe passare attraverso l’esemplare multiplo?
    Ma qui un altro dilemma. La fotografia come esemplare multiplo firmato e d’autore ha una quotazione da galleria?
    L’approccio è sempre stato nei confronti dei quadri di riconoscerne bellezza, arredo ed investimento. Nei confronti della fotografia : ” che bella… e subito dopo… con che macchina , o che obiettivo l’hai fatta?”
    E concludeva esortandomi : se fai una bella foto che racchiude un’emozione tienila per te, gelosamente in un cassetto, perchè nel tempo ti restituirà quell’emozione moltiplicata per mille, se fai un’immagine commerciale disfatene su una qualsiasi banca dati, nel tempo sarà un investimento perchè anche un solo centesimo ma per milioni di volte venduto potrebbe arricchirti.

    Ho colto tanta tristezza in queste parole perchè so che la sua passione l’ha convinto a lasciare le sue macchine al chiodo finchè non sono arrivata io a raccogliere il testimone, ma ne ho capito la saggezza.
    E le banche di microsock hanno guadagnato una felice iscritta.
    Grazie Luca per avermi fatto rivivere con il tuo articolo il senso dei cambiamenti non annunciati ma prevedibili per chi usa il cervello ed il cuore per vederli in anticipo.
    Serena

  36. Il problema è che Grazia Neri aveva già chiuso con il suo istinto e la sua capacità manageriale, compiendo i 73 anni e lasciando al figlio Michele il 28 dicembre del 2008. Ne ho seguito l’intervista insieme con mio padre Giuseppe, vecchio fotografo appartenente alla Fiaf, che volendomi spiegare cosa fosse la Fotografia, mi diceva guarda le foto dell’agenzia di Grazia Neri. Troverai in alcune anche un uso della tecnica difforme ma in ognuna emergerà un grande valore: la capacità di comunicare e di suscitare emozione.
    Quella che vedi oggi è una fotografia dei giorni nostri, indaffarata, veloce, di corsa, distratta. E’ adeguata ai tempi, si usa, si consuma, senza darne alcun valore.

    In sottofondo alle sue parole, Michele Neri magnificava il passaggio delle gestione e la sua volontà di prendere in mano le redini del sistema per traghettarlo verso le richieste multimediali.

    Mio padre smuoveva il capo e aggiungeva, terreno sbagliato per un’agenzia con un un valore storico, la concorrenza di milioni di persone con in mano mezzi di ripresa sempre più semplici e perfezionati, ha create un grande occhio presente dappertutto. Il costo limitato di produzione di queste immagini e la facilità con cui creare delle banche immagini da cui attingere ha creato nuovi competitor più snelli e più parsimoniosi. In natura sopravvive chi consuma meno per adattarsi ai cambiamenti. I grandi dinosauri si estinsero e sopravvivssero rettili ed uccelli.

    E continuava dicendo…non sono i consumatori di immagini ad essere diminuiti, anzi si sono affacciati nuovi usi, il web, gli sfondi cellulari ecc. è l’offerta che è diventata sovrabbondante e fra tanti si trova anche la qualità magari ottenuta per caso ma qualità è. E’ un fatto statistico.

    Ed allora come farà a sopravvivere un archivio di immagini datate e d’autore rispetto ad una banca in evoluzione con tassi di crescita a due cifre. Un esempio: una banca di microstock che passa dal milione di immagini del 2007 agli oltri sei milioni di oggi.
    La strada della sopravvivenza potrebbe passare attraverso l’esemplare multiplo?
    Ma qui un altro dilemma. La fotografia come esemplare multiplo firmato e d’autore ha una quotazione da galleria?
    L’approccio è sempre stato nei confronti dei quadri di riconoscerne bellezza, arredo ed investimento. Nei confronti della fotografia : ” che bella… e subito dopo… con che macchina , o che obiettivo l’hai fatta?”
    E concludeva esortandomi : se fai una bella foto che racchiude un’emozione tienila per te, gelosamente in un cassetto, perchè nel tempo ti restituirà quell’emozione moltiplicata per mille, se fai un’immagine commerciale disfatene su una qualsiasi banca dati, nel tempo sarà un investimento perchè anche un solo centesimo ma per milioni di volte venduto potrebbe arricchirti.

    Ho colto tanta tristezza in queste parole perchè so che la sua passione l’ha convinto a lasciare le sue macchine al chiodo finchè non sono arrivata io a raccogliere il testimone, ma ne ho capito la saggezza.
    E le banche di microsock hanno guadagnato una felice iscritta.
    Grazie Luca per avermi fatto rivivere con il tuo articolo il senso dei cambiamenti non annunciati ma prevedibili per chi usa il cervello ed il cuore per vederli in anticipo.
    Serena

  37. Un plauso alla qualità degli interventi, davvero tanta pappa buona per la mente; ma su tutti, mi sia concesso, il vulcanico Ando, con la consueta graffiante lucidità.

    Non è tempo di fermarsi troppo a lungo a piangere i morti, il fuoco nemico non è cessato, bisogna combattere o soccombere.

    Mi spiace per la metafora bellicosa, ma davvero abbiamo quotidiani bollettini di guerra. Solo alcuni di noi sopravviveranno di qui a 5 anni, e solo quelli che saranno riusciti a trasformare i panfili in canoe, i Jumbo in deltaplani.

    C’è una crescente richiesta di figure multiformi, che si plasmino “sulle” esigenze del mercato, e ne chiudano i buchi, purché dotate di agilità fulminea: quello che oggi è un lavoro, domani potrebbe non esistere più (la vedo dura ad esempio per i web designer di fascia bassa, oggi che ti fai un sito da solo in 5 minuti).

    Capisco che a molti possa non piacere, ma il mondo non si è mai fermato per compiacere nessuno.

  38. Un plauso alla qualità degli interventi, davvero tanta pappa buona per la mente; ma su tutti, mi sia concesso, il vulcanico Ando, con la consueta graffiante lucidità.

    Non è tempo di fermarsi troppo a lungo a piangere i morti, il fuoco nemico non è cessato, bisogna combattere o soccombere.

    Mi spiace per la metafora bellicosa, ma davvero abbiamo quotidiani bollettini di guerra. Solo alcuni di noi sopravviveranno di qui a 5 anni, e solo quelli che saranno riusciti a trasformare i panfili in canoe, i Jumbo in deltaplani.

    C’è una crescente richiesta di figure multiformi, che si plasmino “sulle” esigenze del mercato, e ne chiudano i buchi, purché dotate di agilità fulminea: quello che oggi è un lavoro, domani potrebbe non esistere più (la vedo dura ad esempio per i web designer di fascia bassa, oggi che ti fai un sito da solo in 5 minuti).

    Capisco che a molti possa non piacere, ma il mondo non si è mai fermato per compiacere nessuno.

  39. tutto muta… bisogna solo capire ed avere intuito ad vere idee nuove per nuove strafe senza dimenticare cosa siamo e cosa sappiamo fare… la crisi c’è ma è ovunque… testa bassa… idee… mantenere sempre la qualità per rispetto di se stessi ed etica…

    x sante oggi come oggi avere un sito bello o brutto ma non ottimizzato e con una adeguata strategia di marketing non serve a nulla… anche se è fatto da dio…

    x Grazia neri è una perdita importante per me
    un pezzo di storia che se ne va…

  40. tutto muta… bisogna solo capire ed avere intuito ad vere idee nuove per nuove strafe senza dimenticare cosa siamo e cosa sappiamo fare… la crisi c’è ma è ovunque… testa bassa… idee… mantenere sempre la qualità per rispetto di se stessi ed etica…

    x sante oggi come oggi avere un sito bello o brutto ma non ottimizzato e con una adeguata strategia di marketing non serve a nulla… anche se è fatto da dio…

    x Grazia neri è una perdita importante per me
    un pezzo di storia che se ne va…

  41. Per Elena: hai perfettamente ragione, ma io mi riferivo alla scomparsa del mestiere di webdesigner “di base”, e quanto giustamente dici non è in contraddizione.

  42. Per Elena: hai perfettamente ragione, ma io mi riferivo alla scomparsa del mestiere di webdesigner “di base”, e quanto giustamente dici non è in contraddizione.

  43. per sante: il webdesiner non muore SI deve evolvere pure lui come tutti i lavori contemporanei… guarda che anche nei fotografi c’è il mercenario che ammazza il mercato… non é una questione di categoria ma bensi di etica e professionalità… ciao

  44. per sante: il webdesiner non muore SI deve evolvere pure lui come tutti i lavori contemporanei… guarda che anche nei fotografi c’è il mercenario che ammazza il mercato… non é una questione di categoria ma bensi di etica e professionalità… ciao

  45. x sante: dimenticavo per fare un buon sito occorrono le seguenti professionalità:

    webdesiner
    programmatore
    editor testi
    seo
    fotografo (se vogliono foto personalizzate)

    quindi non muore :)

  46. x sante: dimenticavo per fare un buon sito occorrono le seguenti professionalità:

    webdesiner
    programmatore
    editor testi
    seo
    fotografo (se vogliono foto personalizzate)

    quindi non muore :)

  47. Una breve intervista a Grazia Neri. Aggiunge un po di cose, almeno dal suo punto di vista.
    http://www.radio.rai.it/podcast/A0047690.mp3
    Che piaccia o no il mondo cambia e questo si porta dietro danni irreparabili e straordinarie cose. E quasi sempre i commenti che ne seguono dipendono in gran parte da quale parte si sta.
    marco

  48. Una breve intervista a Grazia Neri. Aggiunge un po di cose, almeno dal suo punto di vista.
    http://www.radio.rai.it/podcast/A0047690.mp3
    Che piaccia o no il mondo cambia e questo si porta dietro danni irreparabili e straordinarie cose. E quasi sempre i commenti che ne seguono dipendono in gran parte da quale parte si sta.
    marco

  49. Si dice che per i giovani si aprono nuove strade e possibilità se si è intraprendenti.
    Ma io ribadisco anche che se un giovane come me annusa l’aria che c’è in giro, notizie come questa lo fanno a dir poco rabbrividire.
    Comunque penso che bisogna avere poche fette di salame sugli occhi, di conseguenza credo che l’intervento più interessante e veritiero sia quello di Ando Gilardi. Anche se un pò cinico, però mira sempre al bersaglio.

    Massimo

  50. Si dice che per i giovani si aprono nuove strade e possibilità se si è intraprendenti.
    Ma io ribadisco anche che se un giovane come me annusa l’aria che c’è in giro, notizie come questa lo fanno a dir poco rabbrividire.
    Comunque penso che bisogna avere poche fette di salame sugli occhi, di conseguenza credo che l’intervento più interessante e veritiero sia quello di Ando Gilardi. Anche se un pò cinico, però mira sempre al bersaglio.

    Massimo

  51. Bravo Luca. Complimenti. Come sempre colpisci nel segno.
    Purtroppo è una triste realtà e dobbiamo solo prenderne atto. La crisi (se così si può definire), sono convinto che sia cominciata quando Bill Gates ha messo a punto il personal computer; un validissimo strumento che ha portato e porterà ad un inevitabile taglio di competenze in tutti i settori che fanno uso di tecnologia.
    Oggi il pc, supportato energicamente dal web, ha cambiato radicalmente centinaia di attività professionali.
    Partendo da quelle più vicine a noi faccio l’esempio dei laboratori fotografici tradizionali che sono praticamente scomparsi, a parte quelli che hanno saputo cogliere le opportunità del digitale, ma sempre con fatturati decisamente minori degli anni passati.
    Anche le tipografie hanno dovuto rivedere completamente i parametri gestionali con tagli decisi sul personale, seguite naturalmente dagli editori, spiazziati dalla diffusione del web. Poi il cinema, l’industria discografica… e la fotografia.
    Oggi la definizione di fotografia è cambiata. Si parla di immagini, anzi di produzione di immagini, che nulla hanno a che vedere con l’arte (anch’essa in crisi purtroppo). Concetti come creative commons, social network, citizen journalism, stanno abbassando ulteriormente la marginalità di possibili guadagni. Oggi, ad esempio, grazie al web ed al citizen journalism (in pratica ogni cittadino diventa ipotetico fornitore di notizie e immagini… a costo zero), siamo bombardati da informazioni ed è evidente che gli editori facciano di tutto per risparmiare e di conseguenza utilizzino proprio questi servizi, a discapito di giornalisti e fotografi professionisti.
    Non sono affatto sopreso, come te immagino, caro Luca, della chiusura di Grazia Neri. Ne dobbiamo solo prendere atto, considerando purtoppo, come tu suggerisci, di trasformare le nostre attività navigando sull’onda delle trasformazioni che ci stanno travolgendo.
    Sappi però che da te e da Roberto Tomesani ci aspettiamo molto, perché senza delle guide che sappiano mostrarci la strada… siamo tutti delle pecorelle smarrite.

  52. Bravo Luca. Complimenti. Come sempre colpisci nel segno.
    Purtroppo è una triste realtà e dobbiamo solo prenderne atto. La crisi (se così si può definire), sono convinto che sia cominciata quando Bill Gates ha messo a punto il personal computer; un validissimo strumento che ha portato e porterà ad un inevitabile taglio di competenze in tutti i settori che fanno uso di tecnologia.
    Oggi il pc, supportato energicamente dal web, ha cambiato radicalmente centinaia di attività professionali.
    Partendo da quelle più vicine a noi faccio l’esempio dei laboratori fotografici tradizionali che sono praticamente scomparsi, a parte quelli che hanno saputo cogliere le opportunità del digitale, ma sempre con fatturati decisamente minori degli anni passati.
    Anche le tipografie hanno dovuto rivedere completamente i parametri gestionali con tagli decisi sul personale, seguite naturalmente dagli editori, spiazziati dalla diffusione del web. Poi il cinema, l’industria discografica… e la fotografia.
    Oggi la definizione di fotografia è cambiata. Si parla di immagini, anzi di produzione di immagini, che nulla hanno a che vedere con l’arte (anch’essa in crisi purtroppo). Concetti come creative commons, social network, citizen journalism, stanno abbassando ulteriormente la marginalità di possibili guadagni. Oggi, ad esempio, grazie al web ed al citizen journalism (in pratica ogni cittadino diventa ipotetico fornitore di notizie e immagini… a costo zero), siamo bombardati da informazioni ed è evidente che gli editori facciano di tutto per risparmiare e di conseguenza utilizzino proprio questi servizi, a discapito di giornalisti e fotografi professionisti.
    Non sono affatto sopreso, come te immagino, caro Luca, della chiusura di Grazia Neri. Ne dobbiamo solo prendere atto, considerando purtoppo, come tu suggerisci, di trasformare le nostre attività navigando sull’onda delle trasformazioni che ci stanno travolgendo.
    Sappi però che da te e da Roberto Tomesani ci aspettiamo molto, perché senza delle guide che sappiano mostrarci la strada… siamo tutti delle pecorelle smarrite.

  53. Personalmente sono dispiaciuto, eppure a ben vedere non c’e’ assolutamente nulla di cui dispiacersi.
    Scindiamo il problema nei suoi due aspetti fondamentali : immagini di stock e servizi fotografici su soggetti tematici. Lo stock tradizionale in quanto tale non serve piu’, inutile discuterne. Se ho bisogno di immagini di stock il web risolve le mie esigenze in modo radicale, inoltre riduce i costi di gestione. L’agenzia in quanto teca di duplicati o di originali da far circolare e’ semplicemente obsoleta. Microstock o stock che sia va ormai verso un rapporto sempre piu’ diretto tra fotografo e cliente. Solo chi si occupa di raccogliere sotto un unico marchio/sito/database informativo una offerta di qualita’ ha lo spazio e il diritto per vivere. Se produco stock posso anche venderlo direttamente, soprattutto se e’ uno stock molto specializzato. Se invece sono un fotografo che lavoro su servizi tematici l’agenzia in quanto tale mi serve ancora meno. Con la dotazione di un qualsiasi professionista posso produrre n copie del mio lavoro da far circolare nelle forme piu’ diverse. Ancora una volta il web mi consente di offrire il mio lavoro su scala mondiale, per quale motivo dovrei appoggiarmi ad una o una serie di agenzie locali, nazionali o continentali, quando il lavoro che farebbe l’agenzia lo posso fare da solo, anche meglio. diverso qui sarebbe il discorso di un agente. Quindi nulla di strano che alcuni forme del mercato della fotografia scompaiano col suo progressivo radicarsi nella societa’.

  54. Personalmente sono dispiaciuto, eppure a ben vedere non c’e’ assolutamente nulla di cui dispiacersi.
    Scindiamo il problema nei suoi due aspetti fondamentali : immagini di stock e servizi fotografici su soggetti tematici. Lo stock tradizionale in quanto tale non serve piu’, inutile discuterne. Se ho bisogno di immagini di stock il web risolve le mie esigenze in modo radicale, inoltre riduce i costi di gestione. L’agenzia in quanto teca di duplicati o di originali da far circolare e’ semplicemente obsoleta. Microstock o stock che sia va ormai verso un rapporto sempre piu’ diretto tra fotografo e cliente. Solo chi si occupa di raccogliere sotto un unico marchio/sito/database informativo una offerta di qualita’ ha lo spazio e il diritto per vivere. Se produco stock posso anche venderlo direttamente, soprattutto se e’ uno stock molto specializzato. Se invece sono un fotografo che lavoro su servizi tematici l’agenzia in quanto tale mi serve ancora meno. Con la dotazione di un qualsiasi professionista posso produrre n copie del mio lavoro da far circolare nelle forme piu’ diverse. Ancora una volta il web mi consente di offrire il mio lavoro su scala mondiale, per quale motivo dovrei appoggiarmi ad una o una serie di agenzie locali, nazionali o continentali, quando il lavoro che farebbe l’agenzia lo posso fare da solo, anche meglio. diverso qui sarebbe il discorso di un agente. Quindi nulla di strano che alcuni forme del mercato della fotografia scompaiano col suo progressivo radicarsi nella societa’.

  55. Luca Pianigiani, ti seguo sempre e trovo i tuoi articoli interessanti ed intelligenti.
    Ho letto con attenzione tutto il tuo articolo ed ogni commento ad esso.
    Non comprendo, forse per mia ignoranza, l’accostamento del microstock all’agenzia di Grazia Neri (Luca ho letto “che non credi sia così…” ma il solo menzionarlo…o leggere i commenti…).
    Si mischia la branca del fotogiornalismo con il lavoro di fotografo in generale. Si scrive qui sopra di giornali, editori, verdurai e grafici.
    Credo che una maggiore chiarezza prima di scrivere servirebbe per non fare di tutto una….insalata!
    Il fotogiornalismo non è la fotografia, solo un suo settore.
    Il microstock è un settore (solo uno) all’interno della fotografia commerciale e pubblicitaria, e non fa e non ha mai fatto assolutamente fotogiornalismo od il lavoro di Grazia Neri, come paragonarli?
    Con le foto di Grazia Neri credo non si fa la pubblicità ed il suo fallimento non vuole dire il fallimento di altri settori fotografici.
    Per una Grazia Neri che chiude ci sono settori fotografici in enorme espansione a causa…indovina un pò…delle richieste dei clienti; e ci sono agenzie di micro e macro che hanno conti e vendite brillanti, solo con qualche opacità in questo periodo di crisi. Come? Fornendo a chi domanda immagini in mercati che che le agenzie ed i fotografi non hai mai voluto coprire.
    Insomma voglio dire: se dobbiamo parlare di macchine perché parliamo di moto? O meglio, Grazia Neri opera in una nicchia di un settore specifico all’interno della fotografia…e va raffrontata, chi vuole farlo, ad un’altra agenzia dello stesso settore credo…Magnum per esempio?

    Ciao a tutti.

  56. Luca Pianigiani, ti seguo sempre e trovo i tuoi articoli interessanti ed intelligenti.
    Ho letto con attenzione tutto il tuo articolo ed ogni commento ad esso.
    Non comprendo, forse per mia ignoranza, l’accostamento del microstock all’agenzia di Grazia Neri (Luca ho letto “che non credi sia così…” ma il solo menzionarlo…o leggere i commenti…).
    Si mischia la branca del fotogiornalismo con il lavoro di fotografo in generale. Si scrive qui sopra di giornali, editori, verdurai e grafici.
    Credo che una maggiore chiarezza prima di scrivere servirebbe per non fare di tutto una….insalata!
    Il fotogiornalismo non è la fotografia, solo un suo settore.
    Il microstock è un settore (solo uno) all’interno della fotografia commerciale e pubblicitaria, e non fa e non ha mai fatto assolutamente fotogiornalismo od il lavoro di Grazia Neri, come paragonarli?
    Con le foto di Grazia Neri credo non si fa la pubblicità ed il suo fallimento non vuole dire il fallimento di altri settori fotografici.
    Per una Grazia Neri che chiude ci sono settori fotografici in enorme espansione a causa…indovina un pò…delle richieste dei clienti; e ci sono agenzie di micro e macro che hanno conti e vendite brillanti, solo con qualche opacità in questo periodo di crisi. Come? Fornendo a chi domanda immagini in mercati che che le agenzie ed i fotografi non hai mai voluto coprire.
    Insomma voglio dire: se dobbiamo parlare di macchine perché parliamo di moto? O meglio, Grazia Neri opera in una nicchia di un settore specifico all’interno della fotografia…e va raffrontata, chi vuole farlo, ad un’altra agenzia dello stesso settore credo…Magnum per esempio?

    Ciao a tutti.

  57. Fabio, sono d’accordo, infatti ho scritto che non è certo possibile trovare una risposta ai problemi di un’entità come Grazia Neri nel microstock che ha ambienti e sviluppi differenti. Nei commenti molti hanno parlato di microstock, ma forse perché è stato l’argomento della settimana scorsa ed era ancora molto caldo… Purtroppo, in ogni ambito ci sono problemi, e si tende spesso a metterli tutti insieme… è comprensibile per certi versi! Buona giornata, alla prossima.

  58. Fabio, sono d’accordo, infatti ho scritto che non è certo possibile trovare una risposta ai problemi di un’entità come Grazia Neri nel microstock che ha ambienti e sviluppi differenti. Nei commenti molti hanno parlato di microstock, ma forse perché è stato l’argomento della settimana scorsa ed era ancora molto caldo… Purtroppo, in ogni ambito ci sono problemi, e si tende spesso a metterli tutti insieme… è comprensibile per certi versi! Buona giornata, alla prossima.

  59. Fabio e Luca, vero è che Grazia Neri vuol dire fotogiornalismo, ma vuol dire anche, e molto, agenzia di Stock, e questo non è che conti poco nell’economia di un azienda; così come ogni studio fotografico produce verosimilmente un 10-20% di foto da mettere in portfolio ed il resto da fare per quadrare i conti; il microstock ha dato un colpo mortale alle agenzie, perchè per riempire una nicchia di mercato, che effettivamente stava nascendo con i blog ed il web, ha offerto a prezzi ridicoli lavori che, a causa della concorrenza interna tra fotografi, sono di una qualità strepitosa. Conosco grafici che vendono al cliente un lavoro addebitandogli il costo di un abbonamento al microstock, o più, e poi scaricano poi altre 750 foto per usi futuri, magari con soggetto birra se hanno per clienti i gestori dei pub.
    In definitiva il prezzo del micro è troppo è troppo al ribasso, più di quanto chieda il mercato, e ovviamente il mercato gongola per questo; le agenzie di macrostock hanno fatturati in calo, tutte, anche getty e corbis, e se il fotogiornalismo non copre il calo si arriva al punto di rottura. Nelle riviste si parla sempre più di gossip, di escort, e meno di temi sociali, che poi l’inserzionista non mi compra le pagine….

  60. Fabio e Luca, vero è che Grazia Neri vuol dire fotogiornalismo, ma vuol dire anche, e molto, agenzia di Stock, e questo non è che conti poco nell’economia di un azienda; così come ogni studio fotografico produce verosimilmente un 10-20% di foto da mettere in portfolio ed il resto da fare per quadrare i conti; il microstock ha dato un colpo mortale alle agenzie, perchè per riempire una nicchia di mercato, che effettivamente stava nascendo con i blog ed il web, ha offerto a prezzi ridicoli lavori che, a causa della concorrenza interna tra fotografi, sono di una qualità strepitosa. Conosco grafici che vendono al cliente un lavoro addebitandogli il costo di un abbonamento al microstock, o più, e poi scaricano poi altre 750 foto per usi futuri, magari con soggetto birra se hanno per clienti i gestori dei pub.
    In definitiva il prezzo del micro è troppo è troppo al ribasso, più di quanto chieda il mercato, e ovviamente il mercato gongola per questo; le agenzie di macrostock hanno fatturati in calo, tutte, anche getty e corbis, e se il fotogiornalismo non copre il calo si arriva al punto di rottura. Nelle riviste si parla sempre più di gossip, di escort, e meno di temi sociali, che poi l’inserzionista non mi compra le pagine….

  61. Il mercato è cambiato così velocemente che intere fette del grande archivio di Grazia Neri sono diventate invendibili. Per le agenzie vedo tempi duri, dovranno puntare sulle idee, su prodotti finiti (che non è facile ne sempre economico produrre). La pressione del mercato amatoriale sullo stock generalista ha fatto si che interi archivi di fotografi che avevano vissuto sulla vendita delle loro foto sono evaporati nel giro di qualche anno. L’editoria è in fase di declino e si sta trasferendo su web, i costi sono diventati la voce da tenere d’occhio. Non si può contrastare il fenomeno Microstock c’è solo da ripensare al proprio lavoro tendo presente che se intendo vendere le mie fotografie sul web l’aspettativa è che costino poco. Ha senso quindi pensare ad aggregazioni di fotografi in grado di guadagnarsi il loro pane con una committenza privata e che provino a trovare nuovi mezzi per veicolare il fotogiornalismo. La fotografia sociale è un archivio della memoria rimarrà solo che in questo periodo non è possibile viverci dignitosamente…

  62. Il mercato è cambiato così velocemente che intere fette del grande archivio di Grazia Neri sono diventate invendibili. Per le agenzie vedo tempi duri, dovranno puntare sulle idee, su prodotti finiti (che non è facile ne sempre economico produrre). La pressione del mercato amatoriale sullo stock generalista ha fatto si che interi archivi di fotografi che avevano vissuto sulla vendita delle loro foto sono evaporati nel giro di qualche anno. L’editoria è in fase di declino e si sta trasferendo su web, i costi sono diventati la voce da tenere d’occhio. Non si può contrastare il fenomeno Microstock c’è solo da ripensare al proprio lavoro tendo presente che se intendo vendere le mie fotografie sul web l’aspettativa è che costino poco. Ha senso quindi pensare ad aggregazioni di fotografi in grado di guadagnarsi il loro pane con una committenza privata e che provino a trovare nuovi mezzi per veicolare il fotogiornalismo. La fotografia sociale è un archivio della memoria rimarrà solo che in questo periodo non è possibile viverci dignitosamente…

  63. Vediamo, anni fa facevo la foto, portavo il rullino dal laboratorio, dopo qualche giorno riprendevo i provini, il cliente li vedeva, sceglieva, stampavo e guadagnavo 20.
    Oggi, scatto, scarico sul computer, faccio tutta la postproduzione possibile e faccio upload sul sito microstock e forse , non so nemmeno quando guadagno 0.5.
    Credo che la cosa si commenti da sola, fatte le dovute correzioni per chiunque queta è la realtà che. è vero, è cambiata, è cambiato tanto , ma non tutto.Gli impegni e i costi quotidiani restano anzi aumentano e noi bravi fotografi cosa facciamo? Lavoriamo il quintuplo, alziamo la qualità in modo assurdo e ovviamente guadagnamo un ventesimo.Ma sono io che sono stupido o qualcosa non quadra?
    Ok darsi da fare, ok metterci l’anima ma siamo al limite del gratis, tantovale andare a fare due passi al mare.In tutti i settori i professionisti si uniscono, fanno consorzi, ma per diminuire le spese non per azzerare i guadagni, ma noi grandi fotografi a sta cosa non ci arriviamo, preferiamo fare upload e guadagnare 1 € a foto investendone migliaia. Mistero………..

  64. Vediamo, anni fa facevo la foto, portavo il rullino dal laboratorio, dopo qualche giorno riprendevo i provini, il cliente li vedeva, sceglieva, stampavo e guadagnavo 20.
    Oggi, scatto, scarico sul computer, faccio tutta la postproduzione possibile e faccio upload sul sito microstock e forse , non so nemmeno quando guadagno 0.5.
    Credo che la cosa si commenti da sola, fatte le dovute correzioni per chiunque queta è la realtà che. è vero, è cambiata, è cambiato tanto , ma non tutto.Gli impegni e i costi quotidiani restano anzi aumentano e noi bravi fotografi cosa facciamo? Lavoriamo il quintuplo, alziamo la qualità in modo assurdo e ovviamente guadagnamo un ventesimo.Ma sono io che sono stupido o qualcosa non quadra?
    Ok darsi da fare, ok metterci l’anima ma siamo al limite del gratis, tantovale andare a fare due passi al mare.In tutti i settori i professionisti si uniscono, fanno consorzi, ma per diminuire le spese non per azzerare i guadagni, ma noi grandi fotografi a sta cosa non ci arriviamo, preferiamo fare upload e guadagnare 1 € a foto investendone migliaia. Mistero………..

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