Adesso ci volete tirare le pietre?
Di: Luca Pianigiani
ottobre 18, 2009
Posted In: Chris Anderson, Copyright, CreativeCommons, Free, Gratis, GUP Magazine, libro
Commenti: 70 Responses

Foto: © Olga Lyubkina/Shutterstock
Lo so, questo SJ ci porterà ad una pioggia di pomodori (preferisco, se proprio devo scegliere, quelli piccoletti, chiamati ciliegino, e belli maturi: perché li preferisco per gusto e perché fanno anche meno male). Spero non si arrivi a tirarci le pietre, ma ricordatevi che solo chi è senza peccato… (per questo abbiamo scelto una foto con pietra e fogliolina, per dare un senso “zen”).
Quello che importa, però, è che abbiamo una posizione di dialogo con i fotografi professionisti unica, in Italia, e se queste cose le diciamo noi forse qualcuno ci ascolta, ed è importante dirle. Lo sapete che non solo siamo dalla parte dei fotografi (non potremmo fare altrimenti, è da quando avevo 5 anni che mi occupo di fotografia, non saprei da quale altra parte stare…), ma specialmente questa sezione è letta quasi solo da fotografi professionisti, siete oltre 5000, ma siamo tra di noi, non ci sono molti “esterni”, quindi possiamo parlarci a bassa voce, senza farci ascoltare da “altri”, ed è una delle meraviglie delle nicchie in un mondo super aperto ed ampio come è Internet.
Veniamo a bomba, e vi parliamo di tre spunti che abbiamo raccolto in settimana, e come spesso capita in questo spazio li abbiamo messi insieme per fare un discorso unico, per proporre una prospettiva diversa e figlia del nostro modo di pensare (speriamo condivisibile… ahiaaaaaa…. la prima pietra è arrivata, preventiva! Lo so, siete preoccupati!). La prima riguarda un post letto l’altro giorno in rete: un fotografo amico del titolare di questo blog ha scritto per segnalare un fatto “da discutere”: in pratica, si segnalava un fatto che coinvolge la rivista internazionale “GUP Magazine“, prestigiosa ed interessante pubblicazione dedicata all’avanguardia creativa che si propone di essere Guide to Unique Photography, stampata e inviata ogni due mesi in tutto il mondo per far conoscere la creatività che vive e si sviluppa on line. La discussione è questa: pur apprezzando la rivista, il fotografo si lamentava che una sua foto era stata inserita nella pubblicazione (con tanto di crediti e indirizzo web) nell’area bkmrks (bookmarks) senza avere fatto una specifica richiesta. In pratica, l’hanno presa e pubblicata. Orrore… chi si permette di prendere una foto pubblicata on line (su Flickr, sul proprio sito, su DeviantArt…)? Ma che fine fa il copyright? I diritti dell’autore, chi può decidere cosa e come pubblicare le proprie opere? Beninteso, in teoria, nel mondo questo sarebbe ed è lecito: la legislazione ci viene incontro, e specialmente se scriviamo che “Tutti i diritti sono riservati“, deve essere così: se vuoi “usare” le mie immagini, devi chiedere, devi pagare, devi avere una mia autorizzazione scritta.
L’ho scritto? Che tutto questo è ingiusto? Che dovrebbe essere rispettoso del copyright? Bene… allora posso dire: “smettiamola di fare i bambini!” (ecco, arrivano i pomodori, arrivano le pietre… arrivano gli insulti… e tutti a scrivere: Luca si è bevuto il cervello!). Ma porca la miseria, vogliamo capire quali sono i “diritti”? Quali sono i nostri vantaggi? La storia dice, la viviamo tutti i giorni, che il web ha rivoluzionato le logiche, e se da una parte è necessario difenderci con armi affilate da tutti gli “stronzi” che ci rubano le foto per pubblicarle, usarle, stravolgerle per un loro vantaggio e business (leggi: non pagare le foto), al tempo stesso dobbiamo essere aperti alla condivisione del nostro lavoro laddove, invece, questo può andare a nostro vantaggio. Il fatto che una rivista prestigiosa, in una rubrica che segnala giovani creativi pubblichi una nostra foto E‘ UNA COSA VANTAGGIOSA, o no? Sono 30 mila copie che vanno in tutto il mondo, che raccontano qualcosa di voi, che dicono dove trovarvi, che vi mettono in una lista di contatti utili. Potrebbero – direte voi, dicono anche nei commenti del post – chiedere autorizzazione, e forse è vero, ma l’editore risponde che questo viene fatto sempre, ad esclusione di questa rubrica bkmrks, perché sono troppi i contatti che ogni numero andrebbero fatti, e molte volte le persone non rispondono, non prestano attenzione. Possiamo controfirmare: non vi immaginate quanto spocchiosi possono essere alcuni fotografi (e non solo), che se non ti chiami “rivista-strafiga” non ti leggono, non ti ascoltano, non ti considerano, un esempio è una discussione che ho avuto anni fa legato al mondo della Musica, che Fegiz ha pubblicato sul suo blog (per chi vuole divertirsi…). Il senso della rubrica di bookmark è analoga a quello che si può fare in una lista di bookmark pubblici (come Delicious, per esempio): non serve autorizzazione per segnalare, in un bookmark, il lavoro di un bravo fotografo alla propria comunità. E se si pubblica un bookmark, ci si “appropria” di un contenuto (nome, url, fotografia) di chi segnaliamo, e se lo facciamo va a vantaggio principalmente di chi viene segnalato: viene scoperto da altri, il link diventa elemento di valutazione per il ranking sui motori di ricerca, verrà segnalato da altri… eccetera. Allora, smettiamola di accanirci ciecamente su alcuni “diritti” che tolgono vantaggi a noi, invece che garantirci e proteggerci da qualcosa. E’ possibile che non siamo capaci di distinguere uso “positivo” da quello “negativo”? Vogliamo imparare ad essere contemporanei? Allora iniziamo, invece che dire “Tutti i diritti riservati”, invece che perdere tempo per arrabbiarsi pubblicamente non facciamo opera di “modernariato” individuando la migliore licenza Creative Commons che permetta a tutti di fare quello che vogliono con le nostre opere, ad esclusione di quelle che, invece, non vogliamo consentire? Tipo: non puoi vendere le mie opere, non puoi modificarle perché voglio che venga mantenuta l’integrità (ma anche questo non è detto: la filosofia del “remix” è molto interessante: menti che lavorano sul nostro lavoro e lo migliorano… mica possiamo sempre pensare che quello che facciamo sia sempre “perfetto”, no?).
Questo ci porta al secondo argomento della giornata: qualcuno dirà: Ma GUP Magazine non fa questo “gratis“, ma vende la rivista, e quindi “guadagna su di noi”. Falso, anche se vero (ahhahaa… frase politichese!). E’ vero che GUP vende la sua rivista, ma non “guadagna su di noi”: il fatto di citarci è gratuito: per loro e per noi. Cosa significa “Gratis”? E’ il momento di chiarirci le idee: quanti di voi si domandano come fanno le aziende a sviluppare business “regalando” cose? Come fanno Flickr, YouTube, Google a sopravvivere regalando i loro servizi? Ma, specialmente, come possiamo NOI fare soldi “regalando” la nostra professionalità? Un esempio: voi state leggendo qualcosa (il testo che avete di fronte) che richiede tempo e (consentitecelo) professionalità. Sarebbe un prodotto vendibile, no? Le riviste cartacee che potrebbero pubblicare questo articolo richiederebbero un costo da pagare, da parte del lettore, ma qui è gratis. Che senso ha? Se abbiamo pubblicato oltre 200 Sunday Jumper, (gratis e con licenza CC) o siamo pazzi, oppure un senso deve esserci, no? Allora, è necessario capire questo meccanismo, e studiarlo, non solo parlarne al bar. In questo ci viene incontro un libro, di cui si parla da un paio di anni (lo abbiamo segnalato e ne abbiamo parlato diverse volte in questo spazio) e che da qualche giorno è uscito in Italiano: si parla di “Gratis” (titolo originale “Free”) di Chris Anderson, direttore di Wired USA (e nostro santo patrono) che è uno dei più influenti pensatori del nostro periodo. Questo libro spiega, indirizza, approfondisce il concetto del “gratis” e lo posiziona nella nostra realtà, per comprendere come usare questa forte leva (commerciale, istintiva, emotiva) a nostro vantaggio, ovvero: per guadagnare. Ci sono esempi perfetti che ci aiutano a pensare: come dei musicisti sono riusciti a balzare ai primi posti delle vendite (vendite…) regalando i loro dischi, oppure come Google, regalando un servizio di posta con archivio illimitato (Gmail) possa guadagnare, oppure come le realtà come Wikipedia possano avere un senso. Chi siamo noi, per pensare di non far parte di questa logica? Possiamo, certo, ma dobbiamo capire se “regalare” alcune cose potrebbe essere la strada giusta per, finalmente, avere successo e vivere di quello che facciamo. Un esempio facile: se tiriamo la cinghia vendendo fotografie che ci vengono commissionate, che sono brutte, prive di senso, ma che sono quelle che il mercato ci chiede, perché non provare in aggiunta a “regalare” immagini di ricerca, per farle girare e poi farsi conoscere (e vendere) con quello che finora è chiuso nel nostro cassetto? Detta così è stupida, ma non possiamo che fare una provocazione veloce, altrimenti un libro lo scriviamo noi! La provocazione serve a lanciare il sasso, da parte nostra, o da parte vostra, se volete seguire la filosofia del titolo. Se ci volete ancora bene, se capite che stiamo cercando di trovare strade giuste per tutti, comprate questo libro e leggetelo: compratelo da qui, perché questo è un altro esempio di come il “gratis” può dare vantaggi a tutti: voi lo comprate con lo sconto e vi arriva a casa in pochissimo tempo, noi guadagnamo qualche centesimo da questo link, se scegliete di comprare proprio grazie a questo link il libro. Per voi è un link “gratis”, per noi anche, ma se qualcuno lo compra qui forse un caffé ce lo siamo guadagnati. Sui piccoli numeri, questo vale niente, sui numeri grandi si fanno i soldi: si chiama affiliazione.
Veniamo all’ultimo punto. Proprio ieri notte ho letto un post che è bello per chiudere: un messaggio che ci vuole ricordare perché sono state inventate e si continuano ad inventare le fotocamere. E’ un messaggio che dobbiamo rifare nostro, in un mestiere che sembra ormai puntare solo su argomenti di polemica, o di tecnica, o che comunque vive di smarrimento. Si producono fotocamere, e di fanno foto per creare, ricordare, trasmettere emozioni. A volte, proprio perché semplici, difficili da raccontare.







Flavio: la “battuta” non è stata tagliata per censura politica (chissenefrega della politica), ma perché scusami ma confondi la chiacchiera da bar con la pubblicazione su un organo di stampa, che nel suo piccolo Jumper è, e di cui io sono responsabile (legale, prima di tutto). Non sarebbe stata più una “battuta”, se pubblicata, sarebbe diventata una dichiarazione che poteva causare una denuncia. E’ questione di etica e di ruolo.
Flavio: la “battuta” non è stata tagliata per censura politica (chissenefrega della politica), ma perché scusami ma confondi la chiacchiera da bar con la pubblicazione su un organo di stampa, che nel suo piccolo Jumper è, e di cui io sono responsabile (legale, prima di tutto). Non sarebbe stata più una “battuta”, se pubblicata, sarebbe diventata una dichiarazione che poteva causare una denuncia. E’ questione di etica e di ruolo.
Si, ok Luca, hai fatto bene a tagliare, non è sede questa quindi andiamo avanti.
Biska: lo dicevo io, avevo ragione, non sei giovane, sei neonato, se hai aperto lo studio da 2 mesi, un poppante, anche se magari vivi la fotografia da una vita, ora hai cambiato prospettive. E l’entusiasmo è tipico di chi inizia una nuova avventura….
Io sono sul mercato da 25 anni, ho avuto entusiasmi ben forti, con difficoltà differenti da quelle di oggi, ma senza nessuna paura le ho affrontate; sono stato tra i primi in Italia a comprare un dorso digitale, mi sembra che fosse il 98, quando non si sapeva ancora bene che direzione prendere, ho lavorato con un dorso Dicomed a scansione e le luci HMI, su un Quadra quando la ram costava 100mila lire a mega, ho acquistato un dorso Carnival, e ho lavorato anche benino, se consideri che sono sprofondato nella provincia di Lecce, dove sono sempre stato un pioniere….Quindi diciamo ne ho passate…. oggi ritrovo freschezza e entusiasmo insegnando fotografia ad appassionati giovani o meno giovani, ma ti assicuro che molta della magia non la trovo più. Quando un corpo è disseminato di cicatrici, la pelle diventa meno sensibile; Attenzione non voglio emettere un lamento, soltanto dire che la direzione che sta prendendo o ha preso questa professione non mi affascina affatto. Come Luca anche io mi limito a commentare la situazione personalizzandola un po’, lui con ottimismo, io meno, gli faccio da contraddittorio. Buona Fortuna
Si, ok Luca, hai fatto bene a tagliare, non è sede questa quindi andiamo avanti.
Biska: lo dicevo io, avevo ragione, non sei giovane, sei neonato, se hai aperto lo studio da 2 mesi, un poppante, anche se magari vivi la fotografia da una vita, ora hai cambiato prospettive. E l’entusiasmo è tipico di chi inizia una nuova avventura….
Io sono sul mercato da 25 anni, ho avuto entusiasmi ben forti, con difficoltà differenti da quelle di oggi, ma senza nessuna paura le ho affrontate; sono stato tra i primi in Italia a comprare un dorso digitale, mi sembra che fosse il 98, quando non si sapeva ancora bene che direzione prendere, ho lavorato con un dorso Dicomed a scansione e le luci HMI, su un Quadra quando la ram costava 100mila lire a mega, ho acquistato un dorso Carnival, e ho lavorato anche benino, se consideri che sono sprofondato nella provincia di Lecce, dove sono sempre stato un pioniere….Quindi diciamo ne ho passate…. oggi ritrovo freschezza e entusiasmo insegnando fotografia ad appassionati giovani o meno giovani, ma ti assicuro che molta della magia non la trovo più. Quando un corpo è disseminato di cicatrici, la pelle diventa meno sensibile; Attenzione non voglio emettere un lamento, soltanto dire che la direzione che sta prendendo o ha preso questa professione non mi affascina affatto. Come Luca anche io mi limito a commentare la situazione personalizzandola un po’, lui con ottimismo, io meno, gli faccio da contraddittorio. Buona Fortuna
Breve comunicazione: Feltrinelli mi ha appena comunicato che il libro NON è più disponibile. Non che è in ordine e c’è da aspettare, ma che non è più disponibile e di annullare l’ordine. L’ho trovato comunque su BOL, sempre che non facciano scherzi anche loro…
Ciao!
Breve comunicazione: Feltrinelli mi ha appena comunicato che il libro NON è più disponibile. Non che è in ordine e c’è da aspettare, ma che non è più disponibile e di annullare l’ordine. L’ho trovato comunque su BOL, sempre che non facciano scherzi anche loro…
Ciao!
Per Monica: e io che speravo in una settimana di caffè pagati! Vabbè, tanto sono già nervoso senza! Grazie per la segnalazione! :-)
Per Monica: e io che speravo in una settimana di caffè pagati! Vabbè, tanto sono già nervoso senza! Grazie per la segnalazione! :-)
Carissimo Luca,
leggendo il tuo articolo, e non avendo letto “Gratis” ma proponendomi di farlo, devo affermare che sei tu a lanciare molte pietre ma non contro qualcuno bensì verso lo stimolo al dibattito, perciò vorrei risponderti su:
- la problematica dell’uso di immagini da parte di terzi sotto tutela della normativa del copyright
- l’utilizzo delle licenze creative commons
in un momento di mutamento del metodo di utilizzo e fruibilità delle immagini stesse e di globalizzazione delle informazioni a mezzo internet.
Rispondere a quanto affermi nel tuo articolo non è semplice perchè affronti un problema di tipo giuridico dal punto di vista sia etico che di fine (scopo) personale, cosa che non è compatibile a livello giuridico.
Quando viene a trattarsi la questione delle immagini di proprietà di un soggetto interviene il di dir. proprietà (dell’autore dell’opera dell’ingegno) e con esso di tutti quei diritti che ne derivano, si pensi, nella specie, al diritto d’autore ed ai diritti di utilizzazione economica dell’immagine. Il “ biasimo” rivolto al collega che si lamentava dopo aver ricevuto una pubblicità che “non ha prezzo” , è un esempio paradigmatico di come un editore “intelligente” ( perchè, comunque, inserisce i dati del fotografo) può pubblicizzarti ma, per la legge (sul diritto d’autore vigente in Italia e secondo quanto stabilisce la convenzione di Berna a livello internazionale sul diritto d’autore etc.. ), tale comportamento sarebbe illecito perchè la pubblicazione stessa è avvenuta senza il consenso dell’autore, come ben tu dici;
ora, dopo aver ricapitolato, ti pongo un esempio : se tutti ragionassero o si comportassero come quell’editore , ogni fotografo , pubblicando immagini su internet o altrove dovrebbe targarle con la dicitura – not available- copyright – nome del fotografo – data (in quanto la legge tutela solo sotto questo aspetto le fotografie dotate di carattere creativo), oppure potrebbero utilizzare una delle diciture delle licenze creative commons, poiché se il professionista avesse venduto preventivamente ad altri l’uso di quell’immagine con il trasferimento di tutti i “diritti connessi” mantenendo il diritto d’autore e di pubblicazione della stessa sul proprio sito o in proprie pubblicazioni, cosa sarebbe successo se la parte, che deteneva i diritti regolarmente acquistati, avesse trovato pubblicato, all’insaputa sua e dell’ignaro fotografo, su una rivista a diffusione internazionale, l’immagine in oggetto?
Pertanto, sarebbe sempre meglio chiedere prima di utilizzare, anche se si è in buona fede o si vuol fare pubblicità a qualcuno senza l’intenzione di ledere altri, perchè quando si lavora con professionisti dell’immagine siano essi fotografi che editori , designer etc… la domanda si deve sempre porre.
A volte, anche in buona fede o per colpa si creano dei problemi e nascono controversie civili e penali che per giungere ad una soluzione necessitano di tempo e danaro .
Per quanto attiene alla questione delle creative commons, condivido parzialmente quanto affermi. Ciascuno è libero di utilizzare o meno tali tipi di licenze, è facoltà del singolo scegliere. Le formule adottate nelle tipologie di licenze delle creative commons non sono delle grandi novità a livello giuridico, sono sempre state usate negli accordi contrattuali di trasferimento dei diritti sulle immagini, soprattutto in paesi anglosassoni, da decenni ad oggi; la novità è quella di avere reso queste formulette fruibili anche da tutti i non addetti ai lavori in campo giuridico come formule sintetiche che forniscono informazioni immediate sull’utilizzo che terzi possono fare o meno delle immagini pubblicate;
In conclusione va detto che la fase di palingenesi del settore dell’immagine fotografica, alla quale stiamo assistendo, è sicuramente epocale sia dal punto di creazione dell’immagine attraverso il sistema digitale, sia dal punto di vista della visibilità e comunicazione che ognuno di noi può dare e fare con i propri lavori a mezzo internet, così come è necessario stare al passo coi tempi e cercare di essere ancor più creativi nel trovare formule di lavoro che sappiamo portare anche buoni risultati economici.
Siamo solo all’inizio, in mondo sempre più invaso dalle immagini e dove, invece di una riduzione delle stesse, si assiste ad un implemento esponenziale di queste ma, come ha detto bene il filosofo Galimberti, da un mondo che fondava le proprie radici ed educazione nel mito, si passò ad un mondo dove il tutto era determinato dalla religione e, dalla seconda metà del XX secolo, siamo nel mondo dove l’uomo si forma attraverso i media, soprattutto TV, (ed io aggiungerei internet ed immagini)…
Con viva cordialità, marco
Carissimo Luca,
leggendo il tuo articolo, e non avendo letto “Gratis” ma proponendomi di farlo, devo affermare che sei tu a lanciare molte pietre ma non contro qualcuno bensì verso lo stimolo al dibattito, perciò vorrei risponderti su:
- la problematica dell’uso di immagini da parte di terzi sotto tutela della normativa del copyright
- l’utilizzo delle licenze creative commons
in un momento di mutamento del metodo di utilizzo e fruibilità delle immagini stesse e di globalizzazione delle informazioni a mezzo internet.
Rispondere a quanto affermi nel tuo articolo non è semplice perchè affronti un problema di tipo giuridico dal punto di vista sia etico che di fine (scopo) personale, cosa che non è compatibile a livello giuridico.
Quando viene a trattarsi la questione delle immagini di proprietà di un soggetto interviene il di dir. proprietà (dell’autore dell’opera dell’ingegno) e con esso di tutti quei diritti che ne derivano, si pensi, nella specie, al diritto d’autore ed ai diritti di utilizzazione economica dell’immagine. Il “ biasimo” rivolto al collega che si lamentava dopo aver ricevuto una pubblicità che “non ha prezzo” , è un esempio paradigmatico di come un editore “intelligente” ( perchè, comunque, inserisce i dati del fotografo) può pubblicizzarti ma, per la legge (sul diritto d’autore vigente in Italia e secondo quanto stabilisce la convenzione di Berna a livello internazionale sul diritto d’autore etc.. ), tale comportamento sarebbe illecito perchè la pubblicazione stessa è avvenuta senza il consenso dell’autore, come ben tu dici;
ora, dopo aver ricapitolato, ti pongo un esempio : se tutti ragionassero o si comportassero come quell’editore , ogni fotografo , pubblicando immagini su internet o altrove dovrebbe targarle con la dicitura – not available- copyright – nome del fotografo – data (in quanto la legge tutela solo sotto questo aspetto le fotografie dotate di carattere creativo), oppure potrebbero utilizzare una delle diciture delle licenze creative commons, poiché se il professionista avesse venduto preventivamente ad altri l’uso di quell’immagine con il trasferimento di tutti i “diritti connessi” mantenendo il diritto d’autore e di pubblicazione della stessa sul proprio sito o in proprie pubblicazioni, cosa sarebbe successo se la parte, che deteneva i diritti regolarmente acquistati, avesse trovato pubblicato, all’insaputa sua e dell’ignaro fotografo, su una rivista a diffusione internazionale, l’immagine in oggetto?
Pertanto, sarebbe sempre meglio chiedere prima di utilizzare, anche se si è in buona fede o si vuol fare pubblicità a qualcuno senza l’intenzione di ledere altri, perchè quando si lavora con professionisti dell’immagine siano essi fotografi che editori , designer etc… la domanda si deve sempre porre.
A volte, anche in buona fede o per colpa si creano dei problemi e nascono controversie civili e penali che per giungere ad una soluzione necessitano di tempo e danaro .
Per quanto attiene alla questione delle creative commons, condivido parzialmente quanto affermi. Ciascuno è libero di utilizzare o meno tali tipi di licenze, è facoltà del singolo scegliere. Le formule adottate nelle tipologie di licenze delle creative commons non sono delle grandi novità a livello giuridico, sono sempre state usate negli accordi contrattuali di trasferimento dei diritti sulle immagini, soprattutto in paesi anglosassoni, da decenni ad oggi; la novità è quella di avere reso queste formulette fruibili anche da tutti i non addetti ai lavori in campo giuridico come formule sintetiche che forniscono informazioni immediate sull’utilizzo che terzi possono fare o meno delle immagini pubblicate;
In conclusione va detto che la fase di palingenesi del settore dell’immagine fotografica, alla quale stiamo assistendo, è sicuramente epocale sia dal punto di creazione dell’immagine attraverso il sistema digitale, sia dal punto di vista della visibilità e comunicazione che ognuno di noi può dare e fare con i propri lavori a mezzo internet, così come è necessario stare al passo coi tempi e cercare di essere ancor più creativi nel trovare formule di lavoro che sappiamo portare anche buoni risultati economici.
Siamo solo all’inizio, in mondo sempre più invaso dalle immagini e dove, invece di una riduzione delle stesse, si assiste ad un implemento esponenziale di queste ma, come ha detto bene il filosofo Galimberti, da un mondo che fondava le proprie radici ed educazione nel mito, si passò ad un mondo dove il tutto era determinato dalla religione e, dalla seconda metà del XX secolo, siamo nel mondo dove l’uomo si forma attraverso i media, soprattutto TV, (ed io aggiungerei internet ed immagini)…
Con viva cordialità, marco
Ciao Marco, innanzitutto grazie per la serietà dell’approfondimento, che mi porta a dire che passerò le giornate a tirare pietre, per avere un dialogo e un confronto di simile livello, utile – specialmente in forma pubblica – per aiutare tutto il settore.
Se è vero che non ho affrontato (totalmente) il problema dal punto giuridico, è anche vero che sono convinto che – pur lecita e corretta l’analisi giuridica – in questo momento è più importante capire il senso generale della professione che sta cambiando, perché il rischio è quello che, per difendere il “lecito” si finisce con il perdere di vista il modo di operare in un mercato che è cambiato, e lo sanno bene tutti coloro (non solo i fotografi) che guadagnano sui diritti d’autore.
Non discuto, e in realtà ho detto nel testo che l’azione di questa rivista potrebbe prevedere il contatto delle persone che intendono inserire in questa area di “citazioni” o “segnalazioni”, ma ho anche detto che non si capisce perché se io qui, proprio qui (che è un organo di informazione) inserisco un link è considerata un’operazione etica e giuridicamente corretta, e se invece lo faccio su un foglio di carta no. Mi dirai… che in realtà anche il link giuridicamente è discutibile (ci sono state accese discussioni in merito, ma non sto a dilungarmi), ma che un conto è un link che porta “a casa” dell’autore, diverso è un “link” sotto forma di una pubblicazione di un’immagine che pur essendo un “ponte” verso la “casa” dell’autore, di fatto è anche contenuto (sempre che si possa dire che un link non lo sia… dillo a Google!). Posso, però, accettare di buon grado la tua visione “giuridica” e dire: no, non è corretto pubblicare la foto di qualcuno senza autorizzazione. Ma questo non toglie il problema di base: quello che è più vantaggioso essere pubblicati (purché ci sia un evidente vantaggio anche per l’autore, non parlo di “sfruttamento”) che tutelare il proprio “prezioso lavoro”. In un mondo perfetto tutto dovrebbe essere condiviso, concordato, definito e autorizzato, ma il metodo che ci porta a lavorare lo impedisce. Letteralmente: lo impedisce. Possiamo dire che non è giusto, che bisognerebbe fare le cose con i tempi giusti, che danno spazio e regole per tutto, ma facendo così non si riesce (oggi) a fare nulla. Il lavoro di quella rivista è bello, degno, ti assicuro (da ex editore di riviste di “prestigio” nel settore della fotografia professionale), non porta soldi, lo si fa per passione, per entusiasmo, perché si crede (noi illusi) che qualcosa possa cambiare.
Per risolvere queste cose, è nata la Creative Commons, che – mi permetto di dissentire – non è cosa “non nuova”. Lo è, eccome, e lo è perché prevede il fatto che un utente senza una profonda conoscenza giuridica possa comunque identificare diritti e limiti dell’operato di terzi in relazione all’uso della propria opera. Lo è perché evita di mettersi tra le mani di strutture come la SIAE, che non riesce a tutelare i piccoli, che costa più di quello che fa guadagnare per la maggior parte degli autori (ci sono statistiche che lo confermano, non sono io a dirlo), che è comunque tortuosa, complessa, fa perdere tempo, prevede una procedura e una burocrazia. Lo è perché è moderna nel concetto essenziale, non nasce per “proibire” ma per “consentire”. Torniamo alla filosofia, ma in ogni caso ha basi giuridiche solide, e non a caso è stata sviluppata da avvocati, e non da “hacker”.
Infine, torno al senso di questo SJ: gli autori (tutti, dai musicisti ai fotografi, dagli scrittori ai videomaker) devono confrontarsi con un approccio più aperto, meno geloso, più sereno. Io mi stupisco quando qualcuno mi chiede se può pubblicare un nostro testo da qualche parte, perché io in partenza lo autorizzo, con una licenza Creative Commons: chiunque può prendere questo contenuto e ripubblicarlo dove vuole, purché ci sia il rispetto dei “limiti” chiaramente descritti dalla licenza stessa. Ho valutato vantaggi e rischi, e ho capito che posso guadagnare di più dando questa “Libertà” piuttosto che usare tutte le armi possibili per difendere la mia “opera”.
Voglio far capire, ma ancora di più…. voglio far penetrare in tutti i pori questa visione in tutti coloro che vorranno ascoltarci. Non è una cosa nuova, non sono “antenna” che sta trasmettendo la novità: di Creative Commons si parla da tantissimi anni, e lo faccio personalmente almeno da 5 anni… Ma non fa parte della nostra cultura, non quella italiana, non quella dei fotografi. Non ancora, anche se ogni domenica un po’ di più. Il lato giuridico è importante, e grazie per averlo rimarcato, ma il rischio è che non rimanga nulla da proteggere…
Ciao Marco, innanzitutto grazie per la serietà dell’approfondimento, che mi porta a dire che passerò le giornate a tirare pietre, per avere un dialogo e un confronto di simile livello, utile – specialmente in forma pubblica – per aiutare tutto il settore.
Se è vero che non ho affrontato (totalmente) il problema dal punto giuridico, è anche vero che sono convinto che – pur lecita e corretta l’analisi giuridica – in questo momento è più importante capire il senso generale della professione che sta cambiando, perché il rischio è quello che, per difendere il “lecito” si finisce con il perdere di vista il modo di operare in un mercato che è cambiato, e lo sanno bene tutti coloro (non solo i fotografi) che guadagnano sui diritti d’autore.
Non discuto, e in realtà ho detto nel testo che l’azione di questa rivista potrebbe prevedere il contatto delle persone che intendono inserire in questa area di “citazioni” o “segnalazioni”, ma ho anche detto che non si capisce perché se io qui, proprio qui (che è un organo di informazione) inserisco un link è considerata un’operazione etica e giuridicamente corretta, e se invece lo faccio su un foglio di carta no. Mi dirai… che in realtà anche il link giuridicamente è discutibile (ci sono state accese discussioni in merito, ma non sto a dilungarmi), ma che un conto è un link che porta “a casa” dell’autore, diverso è un “link” sotto forma di una pubblicazione di un’immagine che pur essendo un “ponte” verso la “casa” dell’autore, di fatto è anche contenuto (sempre che si possa dire che un link non lo sia… dillo a Google!). Posso, però, accettare di buon grado la tua visione “giuridica” e dire: no, non è corretto pubblicare la foto di qualcuno senza autorizzazione. Ma questo non toglie il problema di base: quello che è più vantaggioso essere pubblicati (purché ci sia un evidente vantaggio anche per l’autore, non parlo di “sfruttamento”) che tutelare il proprio “prezioso lavoro”. In un mondo perfetto tutto dovrebbe essere condiviso, concordato, definito e autorizzato, ma il metodo che ci porta a lavorare lo impedisce. Letteralmente: lo impedisce. Possiamo dire che non è giusto, che bisognerebbe fare le cose con i tempi giusti, che danno spazio e regole per tutto, ma facendo così non si riesce (oggi) a fare nulla. Il lavoro di quella rivista è bello, degno, ti assicuro (da ex editore di riviste di “prestigio” nel settore della fotografia professionale), non porta soldi, lo si fa per passione, per entusiasmo, perché si crede (noi illusi) che qualcosa possa cambiare.
Per risolvere queste cose, è nata la Creative Commons, che – mi permetto di dissentire – non è cosa “non nuova”. Lo è, eccome, e lo è perché prevede il fatto che un utente senza una profonda conoscenza giuridica possa comunque identificare diritti e limiti dell’operato di terzi in relazione all’uso della propria opera. Lo è perché evita di mettersi tra le mani di strutture come la SIAE, che non riesce a tutelare i piccoli, che costa più di quello che fa guadagnare per la maggior parte degli autori (ci sono statistiche che lo confermano, non sono io a dirlo), che è comunque tortuosa, complessa, fa perdere tempo, prevede una procedura e una burocrazia. Lo è perché è moderna nel concetto essenziale, non nasce per “proibire” ma per “consentire”. Torniamo alla filosofia, ma in ogni caso ha basi giuridiche solide, e non a caso è stata sviluppata da avvocati, e non da “hacker”.
Infine, torno al senso di questo SJ: gli autori (tutti, dai musicisti ai fotografi, dagli scrittori ai videomaker) devono confrontarsi con un approccio più aperto, meno geloso, più sereno. Io mi stupisco quando qualcuno mi chiede se può pubblicare un nostro testo da qualche parte, perché io in partenza lo autorizzo, con una licenza Creative Commons: chiunque può prendere questo contenuto e ripubblicarlo dove vuole, purché ci sia il rispetto dei “limiti” chiaramente descritti dalla licenza stessa. Ho valutato vantaggi e rischi, e ho capito che posso guadagnare di più dando questa “Libertà” piuttosto che usare tutte le armi possibili per difendere la mia “opera”.
Voglio far capire, ma ancora di più…. voglio far penetrare in tutti i pori questa visione in tutti coloro che vorranno ascoltarci. Non è una cosa nuova, non sono “antenna” che sta trasmettendo la novità: di Creative Commons si parla da tantissimi anni, e lo faccio personalmente almeno da 5 anni… Ma non fa parte della nostra cultura, non quella italiana, non quella dei fotografi. Non ancora, anche se ogni domenica un po’ di più. Il lato giuridico è importante, e grazie per averlo rimarcato, ma il rischio è che non rimanga nulla da proteggere…
Mi spiace per Monica (anzi, mi spiace per il non caffè di Luca, dato che Monica ha trovato un ripiego!), ma a me il libro è già arrivato stamattina… :o)
Per Flavio: hai (abbastanza) ragione tu. Un conto l’età anagrafica, un conto quella “sul campo” (fotografico lavorativo, non lavorativo in toto, anzi…). Ma se nel tuo caso ti capisco (te l’ho già detto), in altri casi sai anche meglio di me che ad un’età anagrafica minore non corrisponde sempre un’età cerebrale più elastica (e il Brain Training del Nintendo DS non c’entra!), ed era soprattutto a questo che volevo puntare, con i miei commenti.
Però il: “soltanto dire che la direzione che sta prendendo o ha preso questa professione non mi affascina affatto” te l’appoggio a metà: la fotografia è cambiata tanto, tantissimo, e può anche non piacere, ma va di pari passo al mondo, e il mondo lo viviamo e lo facciamo noi tutti (ho scoperto l’acqua calda!).
E anche questo può non piacere.
Sta perciò a noi cercare di dare delle direttive, oppure adeguarci agli altri: in entrambi i casi avremo ragione.
PS: comunque, da poppante, quale asilo nido migliore di Jumper per crescere sano e forte?? :o)
Mi spiace per Monica (anzi, mi spiace per il non caffè di Luca, dato che Monica ha trovato un ripiego!), ma a me il libro è già arrivato stamattina… :o)
Per Flavio: hai (abbastanza) ragione tu. Un conto l’età anagrafica, un conto quella “sul campo” (fotografico lavorativo, non lavorativo in toto, anzi…). Ma se nel tuo caso ti capisco (te l’ho già detto), in altri casi sai anche meglio di me che ad un’età anagrafica minore non corrisponde sempre un’età cerebrale più elastica (e il Brain Training del Nintendo DS non c’entra!), ed era soprattutto a questo che volevo puntare, con i miei commenti.
Però il: “soltanto dire che la direzione che sta prendendo o ha preso questa professione non mi affascina affatto” te l’appoggio a metà: la fotografia è cambiata tanto, tantissimo, e può anche non piacere, ma va di pari passo al mondo, e il mondo lo viviamo e lo facciamo noi tutti (ho scoperto l’acqua calda!).
E anche questo può non piacere.
Sta perciò a noi cercare di dare delle direttive, oppure adeguarci agli altri: in entrambi i casi avremo ragione.
PS: comunque, da poppante, quale asilo nido migliore di Jumper per crescere sano e forte?? :o)
Adoro essere Asilo nido!! eehehehe….
Adoro essere Asilo nido!! eehehehe….
Caro Luca , scusami per i refusi del mio scritto ma l’ho inviato senza rileggerlo,, comunque, spero si siano compresi i concetti che volevo esprimere;
avevo inteso il senso della tuo articolo e l’importanza ecco perchè mi sono permesso di inviarti alcuni miei pensieri , mi fa piacere che tu e molti altri colleghi abbiate una visione così aperta sulla fruibilità delle immagini;
concordo, inoltre, sul fatto che in relazione a tale argomento la nostra cultura “italiana” sia, non dico retrograda, ma ancorata ad un concetto di proprietà dell’immagine così com’ era nella concezione precedente il digitale ed internet;
le abitudini e il desiderio di tutela di fronte ad ogni forma di abuso o di uso non consentito , insiti in ognuno di noi, sono duri a morire ma, seguendo chi vede “forse” più avanti, vale la pena di fare…
Caro Luca , scusami per i refusi del mio scritto ma l’ho inviato senza rileggerlo,, comunque, spero si siano compresi i concetti che volevo esprimere;
avevo inteso il senso della tuo articolo e l’importanza ecco perchè mi sono permesso di inviarti alcuni miei pensieri , mi fa piacere che tu e molti altri colleghi abbiate una visione così aperta sulla fruibilità delle immagini;
concordo, inoltre, sul fatto che in relazione a tale argomento la nostra cultura “italiana” sia, non dico retrograda, ma ancorata ad un concetto di proprietà dell’immagine così com’ era nella concezione precedente il digitale ed internet;
le abitudini e il desiderio di tutela di fronte ad ogni forma di abuso o di uso non consentito , insiti in ognuno di noi, sono duri a morire ma, seguendo chi vede “forse” più avanti, vale la pena di fare…
Luca, ti seguo sempre (evviva Twitter) e vorrei riassumere il mio pensiero e la mia frustrazione in una mail che ho appena inviato alla redazione di un giornale che ha pubblicato una mia foto senza alcun permesso, manipolandola e cancellando il “copyright” e non riconoscendomi un equo compenso (nè economico nè di termini di tipo “promozionale”).
Possiamo anche trovarci qui, al bar o sui social network a discutere di modelli di marketing, di rivalutare la professione del fotografo, di Creative Commons e tutto il resto, ma fino a quando ci saranno persone che non considerano il nostro lavoro una professione che merita rispetto ed un riconoscimento “equo”… beh allora credo che restino solo tante tante parole.
Gentile Redazione,
dalla vostra risposta mi sembra che ci sia molto superficialità in quello che fate dato che non controllate il materiale che viene pubblicato.
L’articolo da voi citato, come giustamente fate notare, riporta che l’eventuale pagamento del fotografo è previsto solo in caso di utilizzo commerciale della foto e non giornalistico.
La foto di cui sono l’autore (posso dimostrarlo ovviamente in quanto ho il file RAW originale), è stata pubblicata senza alcun permesso.
E’ stata inoltre manipolata (si vede chiaramente dal pdf e dalla copia cartacea), perché la foto e specchiata, e per questo motivo sono stati cancellati i credits da essa, in quanto sarebbero risultati girati al contrario e quindi non leggibili.
Infine non credo che il vostro giornale viva grazie ad ignoti benefattori, e nemmeno che le pubblicità su ogni pagina siano gratuite.
Questo è un utilizzo commerciale?
Ricapitolando:
- il vostro giornale trae un vantaggio economico: senza foto nessuno leggerebbe una riga di quello che scrivete (vi prego abbiate il coraggio di dimostrarmi il contrario!) e nessun inserzionista pagherebbe soldi in pubblicità ;
- la signorina Exxxxxxxxx ne trae un vantaggio di tipo “promozionale” visto che l’articolo racconta (tra l’altro molto bene) la sua attività professionale;
- la mia foto non ha lo stesso diritto “promozionale”, ma viene manipolata e maltrattata e quindi il mio lavoro non deve essere remunerato citando l’autore e quindi, come cita la legge non ho nemmeno diritto al “…pagamento a favore di quest’ultimo, da parte di chi utilizza commercialmente la riproduzione, di un equo corrispettivo.”
Equo corrispettivo.
No… il mio lavoro da Fotografo non vale un cazzo, nemmeno i soldi per pagarmi una birra o portare fuori a cena la mia famiglia.
Ecco.
Questo, con tutto il rispetto ci tenevo a dirvelo.
Cordialità.
Fabio Sirna
Luca, ti seguo sempre (evviva Twitter) e vorrei riassumere il mio pensiero e la mia frustrazione in una mail che ho appena inviato alla redazione di un giornale che ha pubblicato una mia foto senza alcun permesso, manipolandola e cancellando il “copyright” e non riconoscendomi un equo compenso (nè economico nè di termini di tipo “promozionale”).
Possiamo anche trovarci qui, al bar o sui social network a discutere di modelli di marketing, di rivalutare la professione del fotografo, di Creative Commons e tutto il resto, ma fino a quando ci saranno persone che non considerano il nostro lavoro una professione che merita rispetto ed un riconoscimento “equo”… beh allora credo che restino solo tante tante parole.
Gentile Redazione,
dalla vostra risposta mi sembra che ci sia molto superficialità in quello che fate dato che non controllate il materiale che viene pubblicato.
L’articolo da voi citato, come giustamente fate notare, riporta che l’eventuale pagamento del fotografo è previsto solo in caso di utilizzo commerciale della foto e non giornalistico.
La foto di cui sono l’autore (posso dimostrarlo ovviamente in quanto ho il file RAW originale), è stata pubblicata senza alcun permesso.
E’ stata inoltre manipolata (si vede chiaramente dal pdf e dalla copia cartacea), perché la foto e specchiata, e per questo motivo sono stati cancellati i credits da essa, in quanto sarebbero risultati girati al contrario e quindi non leggibili.
Infine non credo che il vostro giornale viva grazie ad ignoti benefattori, e nemmeno che le pubblicità su ogni pagina siano gratuite.
Questo è un utilizzo commerciale?
Ricapitolando:
- il vostro giornale trae un vantaggio economico: senza foto nessuno leggerebbe una riga di quello che scrivete (vi prego abbiate il coraggio di dimostrarmi il contrario!) e nessun inserzionista pagherebbe soldi in pubblicità ;
- la signorina Exxxxxxxxx ne trae un vantaggio di tipo “promozionale” visto che l’articolo racconta (tra l’altro molto bene) la sua attività professionale;
- la mia foto non ha lo stesso diritto “promozionale”, ma viene manipolata e maltrattata e quindi il mio lavoro non deve essere remunerato citando l’autore e quindi, come cita la legge non ho nemmeno diritto al “…pagamento a favore di quest’ultimo, da parte di chi utilizza commercialmente la riproduzione, di un equo corrispettivo.”
Equo corrispettivo.
No… il mio lavoro da Fotografo non vale un cazzo, nemmeno i soldi per pagarmi una birra o portare fuori a cena la mia famiglia.
Ecco.
Questo, con tutto il rispetto ci tenevo a dirvelo.
Cordialità.
Fabio Sirna